Religione e società: c’eravamo tanto amati?

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“La religione è l’oppio dei popoli”
Karl Marxkarl_marx_1
Partendo da questa sentenza di Marx, vorrei provare a studiare  l’impianto religioso delle nostre vite.
La prima cosa che mi viene in mente è che questa affermazione era stata pronunciata dal filosofo in un periodo in cui il ruolo della chiesa nella vita di tutti i giorni era diverso. Ciò che vedo oggi è pura formalità, la religione è nient’altro che un abito.
Ci sono i trionfatori della nuova cultura moderna che affermano che “siamo progrediti” e che un giorno le credenze scompariranno, mentre dall’altra parte i difensori della morale religiosa affermano che la decadenza dei nostri giorni dipende dalla scomparsa della religione nelle nostre vite.
Si era partiti con il laicismo, e poi la religione ha perso lentamente la sua dimensione pubblica. È diventata un mero artificio tradizionale, si battezza il figlio e ci si sposa in chiesa per immagine, per continuità con la cultura locale.
Una volta non era nemmeno concepito l’ateismo, non poteva esistere credenza “non-credenza” che precludesse l’esistenza di un creatore all’origine di ogni cosa. Tutto aveva un posto. Ora divampano ateismo e indifferenza religiosa, soprattutto tra i giovani. Credere non è più così scontato.
Ma la nuova umanità senza Dio non è un’umanità senza divinità. Come diceva Nietzsche, il vuoto creato dalla lenta morte della religione era così profonda da aver lasciato la strada spianata a nuovi idoli. Le nuove divinità del consumismo, dello Stato, dei valori patriottici, dell’uguaglianza social. Le persone non sono state capaci di superare il dramma della consapevolezza della fine delle religioni, e ne hanno inventate a migliaia.
Perfino il papa attuale non è che pura formalità, un comunicatore di facciata che incarna valori nobilissimi, ma pur sempre ininfluenti nella ri-acquisizione dei vecchi dogmi religiosi. Se per Marx la religione era una risposta delle creature sofferenti per sopportare la propria condizione di infelicità terrena, perché con la sua decaduta non è sorta un nuovo tipo di umanità, ma una ugualmente sofferente e contraddittoria?
Cos’è la religione per noi ormai? Una parte della nostra vita, un tema scomodo di cui parlare solo in momenti particolarmente seri o un retaggio del passato? Che ruolo concreto ha nelle nostre esistenze e quali responsabilità ha avuto in questo crollo moderno dei valori?
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