La nuova forma del dominio inconsapevole

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La dittatura perfetta avrà sembianza di democrazia, una prigione senza muri nella quale i prigionieri non sogneranno mai di fuggire. Un sistema di schiavitù dove, grazie al consumo e al divertimento, gli schiavi ameranno la loro schiavitù’.

Aldous Huxley

 

Ci sono diversi dibattiti sulla effettiva affermazione da parte dello stesso Huxley di tale citazione, ma non è importante adesso, scaviamo un po’ più a fondo.

Cos’è una dittatura nella definizione classica se non un regime dispotico ove vengono annullati tutti i principi fondamentali della liberà di pensiero? Nell’immaginario collettivo quando si sente “dittatura” ci si immagino subito Hitler a braccio teso, Mussolini sul balcone davanti le folle oceaniche o Stalin che assiste a una manifestazione ginnica in suo onore. C’è un legame materiale che associa la dittatura a una concreta forma di sottomissione al capo, fatta di mazze e manganelli. Non c’è spazio a tanta immaginazione, dittatura significa solo repressione brutale della libertà.

Così ci insegnano nelle scuole, così ci viene insegnato dai nostri educatori. “Non ripetiamo gli stessi errori”, “è stato un periodo buio e oscuro”, “ci serva da lezione”. Quando si pensa alla dittatura si divide inevitabilmente il mondo nel “tempo dei malvagi” e nel “nostro prosperoso presente”, osservando la storia con distacco, con la presunzione ingiustificata di appartenere a un’era migliore in cui non potranno mai verificarsi gli orrori del passato.

Eppure io non vedo tanta differenza.                                                                                                          Basta guardare l’avanzata inesorabile delle spinte conservatrici in tutto il mondo, bombe populiste che infiammano i lati irrazionali delle popolazioni. Nel mondo globalizzato sembra essere partita un’inversione di tendenza dal “senza confini” al “tornino a casa loro”. Il richiamo dei sentimenti nazionalistici e una guerra “poveri contro poveri” tra le genti locali e gli immigrati. Quello delle destre estreme è un ritorno alimentato dalla grande condizione di incertezza economica e politica mondiale. Praticamente le stesse condizioni antecedenti allo scoppio della seconda guerra mondiale.

Una massa di individui spersonalizzati, senza idee, in balia di una realtà troppo distante da loro. La voce del qualunquismo populista del “siamo tutti uguali” che supera la distinzione tra destra e sinistra altro non è che l’affermazione di questo. In un contesto di scarsa apertura mentale, si installano i pensieri dei grandi comunicatori, che viaggiano attraverso i social con velocità impressionanti. L’apparente democraticità di questa forma di comunicazione nasconde una pilota campagna anti fact-checking, dove non contano più verità e informazione, ma solo parole vuote e semplici.

Una genialata, devo ammetterlo. Invece di costruire ad hoc un mondo di regimi repressivi, abbiamo avuto la brillante idea di dimenticare il concetto di identità e libertà. Tutto ha le sembianze di bello e prosperoso, ci guardiamo intorno e vediamo una società avanzata. La grande mossa è stata quella di rendere questo sistema di pensiero una “necessità di natura”, come se non possa esistere un qualcosa di diverso. Il dominio viene esercitato inconsapevolmente, attraverso una democrazia apparente dove gli individui hanno cessato di pensare, dedicando completamente sé stessi al consumo.

Non c’è più il tiranno coi baffetti, l’abbiamo superato. Ora è una parte di noi, la più scomoda, ma manifesta in ogni momento. Ora la dittatura la esercitiamo in modo inconsapevole ogni giorno, rinunciando alla facoltà politica propria dell’essere umano. Niente ideologie, solo insofferenza contro le banche e il governo, chiunque sia. Niente di niente, solo discussioni da bar.

Niente di più succulento per il potere, non deve fare niente di “moralmente repressivo”, deve solo continuare a guidare nascosto le nostre scelte e i nostri pensieri. Niente pietre, niente bombe, il nemico si sa nemmeno chi sia. Combattiamo tra noi, e perdiamo ogni giorno. Il nostro nemico non ha divisa, non è neppure più un nemico. Il dominio più dolce e confortante che ci sia.

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