Democrazia diretta, televoto o solo una gran bella figura di m****?

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A qualche settimana di distanza dallo scoppio del caso M5S-ALDE, nessuno ne parla più, come fosse passato ormai di moda. Già divenuto in qualche modo “vecchio”, emblematico per un’informazione che segue la notizia del momento, e per seguirla appieno si dimentica di tutte le altre, meno nuove e meno argomento del giorno. E’ passato il tempo dei commenti a caldo, degli attacchi, della speculazione e la notizia del “non accordo” tra il M5S ed ALDE rischia di passare in secondissimo piano senza che sia stato dato il giusto spazio a momenti di analisi e riflessioni.

E’ per questo che scrivo. Scrivo ora perché, a tre settimane dall’accaduto, si riesce a trattare l’argomento con più distacco e sangue freddo, senza essere per forza risucchiati in quel clima di parte che si impone a poche ore dagli avvenimenti politici.

La prima cosa che emerge, e su cui si è riusciti a far luce anche a poche ore dal “non accordo”, è l’incoerenza. Passare dal gruppo con l’UKIP di Farage che ha guidato la Brexit ad un gruppo (l’ALDE) che rappresenta gli europeisti più convinti e progressisti, che sognano un’Europa federale e che sono pro UE e pro Euro è senza ombra di dubbio un comportamento poco coerente (eufemismo).

La seconda cosa che possiamo notare è che il leader dell’ALDE Verhofstadt si è rilevato un politico inaffidabile: non puoi dare la tua parola e accordarti sull’entrata nel tuo intergruppo di un nuovo soggetto politico senza prima esserti consultato con la base che rappresenti.
Certo, se il Movimento 5 Stelle non avesse reso noto l’accordo e fatto votare i suoi iscritti online nel giro di 24 ore, forse i malumori degli eurodeputati ALDE si sarebbero fatti sentire prima e avrebbero scongiurato la figura di merda colossale che il M5S ha fatto.
Colpa di Verhofstadt sì, ma anche i 5 Stelle una svegliata tocca che se la danno.

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Beppe Grillo, leader del M5S (a sinistra) e Verhofstadt, leader di ALDE al Parlamento Europeo (a destra). Immagine tratta da “Il Mattino”

Le 24 ore. Anzi 26, dalle 10.00 del 9 Gennaio alle 12.00 del giorno seguente.
Non si può dare così poco tempo per decidere su una questione così importante. Non c’è tempo per informarsi, non c’è tempo per riflettere, non c’è tempo per esaminare pro e contro. E’ mancanza di rispetto verso i tuoi iscritti (chiamati a pronunciarsi nelle votazioni online) e verso il tuo elettorato. Non è serio.
Caro Grillo, poi fai come meglio credi ma non chiamare queste pseudo-votazioni esempi di democrazia diretta. Non lo sono. Chiamali, se vuoi, esempi di televoto, copiati da Sanremo e adattati al web.

Leggo sul tuo blog che hanno partecipato alla votazione 40.000 iscritti, a fronte di 135.000 iscritti totali: 70% d’astensionismo. Non male eh? Forse ho ragione io a dire che non si può lanciare una votazione online senza alcun preavviso nel giro di un giorno e mezzo. Forse.

Leggo, sempre sul tuo blog, la presentazione della votazione e il primo aggettivo che mi viene in mente è “pilotata”. Nel senso che la descrizione che la accompagna spinge l’elettore a votare per l’entrata in ALDE in modo netto e chiaro.
Cito dal testo che accompagna la votazione: “confluire nel raggruppamento dei Non Iscritti […] Significa occupare una poltrona con le mani legate: significa non poter lavorare.”
Cito nuovamente: “Rimanere in EFDD equivale ad affrontare i prossimi due anni e mezzo senza un obiettivo politico comune, insieme a una delegazione che non avrà interesse a portare a casa risultati concreti.”
E cito ancora: “ALDE conta 68 eurodeputati e con la presenza del Movimento 5 Stelle diventerebbe la terza forza politica al Parlamento europeo. Questo significa acquisire un peso specifico di notevole importanza nelle scelte che si prendono. Significa in molti casi rappresentare l’ago della bilancia”.
Tradotto: votare per rimanere con Farage è da deficienti, votare per confluire nei non iscritti è da coglioni, votare per entrare nell’ALDE è la scelta giusta. Votate, quindi, in totale libertà. Come no.
Più che una votazione è sembrata (anzi è stata) la ratifica di una decisione già presa dai vertici del Movimento. Che di per sé, come idea, può anche andare bene, basta dirlo però e chiamare le cose per quello che sono.

Poiché di ratifica stiamo parlando, forse era il caso di coinvolgere nel processo decisionale anche i soggetti in questione della trattativa: gli eurodeputati 5 Stelle. Il “non accordo” è stato infatti deciso a tavolino da Grillo, Casaleggio Junior e Borrelli (Borrelli chi?) senza minimamente interpellare il resto della compagine pentastellata al Parlamento Europeo, che in questa bizzarra vicenda ha contato più o meno quanto i soldi del Monopoli, mentre si gioca a Risiko.
Caro Beppe, i matrimoni forzati, senza il consenso dei soggetti interessati, lasciamoli stare, grazie.

Tuttavia, in tutto questo c’è un “però”. Perché nonostante tutti gli scivoloni, tutti i magheggi, tutti i televoto e tutte le figure di merda, il Movimento 5 Stelle sta cambiando, e questo può, in qualche modo, rincuorarci.
Vi spiego come nel mio prossimo articolo, a presto.

Alessandro Fabbri

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