Pier Paolo Pasolini

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Nel giorno dell’anniversario della sua nascita vogliamo ricordare un artista del calibro di Pasolini con un articolo a lui dedicato.

Pasolini è stato un intellettuale italiano definito come “corsaro” e considerato scomodo, che ha provocato scalpore e scandalo nel panorama sociale e politico dell’Italia, tra gli anni Cinquanta e Settanta. Egli infatti agiva all’interno della società borghese, facendo quelle che potremmo definire “incursioni”, mettendo a nudo le contraddizioni e l’ipocrisia del sistema. A volte suscitò reazioni di consenso, ma allo stesso modo anche di avversione profonda. Era perlopiù ritenuto scandaloso dal punto di vista dell’opinione pubblica, che si presentava come benpensante e perbenista. In ogni caso non possiamo negare che il suo ruolo all’interno del contesto italiano fu indubbiamente prezioso. Possiamo infatti affermare che nonostante i vasti dissensi che suscitò, la sua opera e le sue riflessioni hanno resistito al tempo e hanno aiutato gli italiani a porsi delle domande, a riflettere. La polemica dello scrittore era rivolta principalmente alla società dei consumi, che secondo il suo punto di vista, aveva inesorabilmente annullato le differenze esistenti tra classi e civiltà diverse. Questa prospettiva della cosiddetta “cultura di massa” veniva apostrofata da Pasolini come “nuovo fascismo” e quindi definita come una cultura al servizio del potere, asservita ai suoi interessi e pesantemente autoritaria. Essa è la conseguenza di quella che veniva definita dall’artista stesso come “mutazione antropologica”, processo che comporta la cancellazione delle culture contadine, con lo spostamento delle masse rurali nelle città e lo spopolamento delle campagne. In questo modo abbiamo una graduale scomparsa dei diversi costumi, comportamenti e linguaggi che prima caratterizzavano il suolo italiano. Un intero sistema di tradizioni, credenze e valori si è annullato, le differenze tra le regioni e le varie classi sociali sono scomparse, rendendo il popolo italiano conforme ad un determinato modello di vita, caratterizzato da un aspro consumismo. Esso impone bisogni fittizi, superflui e costringe il consumatore al cambio rapido e continuo di beni non necessari. In essi la persona umana perde la sua identità e si aliena. Questa vita all’insegna dell’omologazione e all’inseguimento del superfluo rende la vita umana inautentica, sottomessa a falsi idoli. Purtroppo il facile adattamento delle riflessioni di Pasolini al mondo di oggi dovrebbe farci riflettere. Il fenomeno, facilmente riscontrabile nel modo di vivere odierno, creava, nella visione dell’artista, un nuovo totalitarismo, perpetrato dal consumismo e dall’omologazione, più subdolo di quello dichiarato dalle dittature, poiché mascherato da false prospettive di libertà e democrazia. Inoltre all’interno del processo malato della società dei consumi, un ruolo fondamentale lo assume la televisione, al servizio di questo modello di vita aberrante, che Pasolini criticava aspramente. La sua forza polemica implacabile arrivò a colpire infine la classe dirigente, responsabile della “mutazione antropologica”. Egli la definisce come “il Palazzo”, ovvero il luogo dove si concentra completamente il potere, in una dimensione separata, intoccabile, lontana dagli occhi dei cittadini. La sua coraggiosa battaglia civile e politica si scontrò anche con la politica di allora, con le sue trame nascoste, i servizi segreti e le società segrete. Accusò apertamente il terrorismo “rosso”, i movimenti neofascisti estremisti, le mafie e i tentativi di golpe e forse proprio la sua critica implacabile e cruda, gli costò la vita.

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