L’Ottomarzo: una rivincita sull’ottusità

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Oggi, 8 marzo, come ogni anno si celebra la Giornata internazionale della donna, una ricorrenza nata negli Stati Uniti a partire dal 1909 per avvalorare le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne e per sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo le discriminazioni e le violenze cui sono state oggetto e sono ancora, in tutte le parti del mondo. E’ riduttivo considerare questa “festa”, che proprio una festa non è, soltanto come un’occasione per regalare rametti di mimosa, dimostrando tutto il proprio amore all’emisfero femminile; lo è altrettanto approfittarne per godersi una serata con le amiche tra spogliarelli e superalcolici. Ovviamente ognuno è libero di “festeggiare” come meglio crede, ma forse sarebbe più opportuno sfruttare questa ricorrenza per riflettere sulla reale condizione delle donne. Sì perché, mentre sul piano formale ormai la parità di genere è un fatto conclamato, i meccanismi reali della società tendono ancora a fare discriminazioni in base al sesso. Dopo la conquista dei diritti formali, primo fra tutti il diritto di voto, è ora che anche sul piano sostanziale venga garantito un trattamento equo.

Quando si parla di questo argomento, tutti siamo subito pronti a puntare il dito contro il mondo islamico per la colpa di prescrivere alle donne di coprirsi il capo con uno hijab. Non voglio entrare nel merito di questioni religiose, morali, di etichetta. Invece di analizzare la situazione di una cultura diversa dalla nostra perché non cominciamo a guardare quello che succede proprio “da noi”? Colgo come esempio una notizia recente che non ha creato abbastanza scalpore, nonostante la sua gravità. Mi riferisco alle dichiarazioni dell’eurodeputato polacco di estrema destra Janusz Korwin-Mikke che, durante una sessione in Aula tenutasi il 2 marzo, ha fieramente espresso la sua opinione in merito al “gender pay gap”, ossia alla differenza salariale tra uomini e donne. Questa misura è indice di quanto ancora in contesti sviluppati e moderni come nei vari Stati europei ci sia una strisciante forma di maschilismo che si insinua tra uffici pubblici e aziende, permeando il mondo del lavoro. Nel caso specifico del nostro territorio, le italiane percepiscono rispetto agli italiani retribuzioni inferiori del 19,6% (!) nel settore privato, mentre al pubblico il 3,7% in meno (rapporto del Censis, fonte LaRepubblica.it). Riguardo la discriminazione nel mondo del lavoro, questa è l’opinione espressa dal nostro caro rappresentante al Parlamento europeo: “Sapete in che posto si sono piazzate le prime donne o ragazze alle Olimpiadi di fisica teoretica polacche? Ve lo dico io: all’800esimo! Sapete quante donne ci sono tra i primi cento giocatori di scacchi? Nessuna! E’ giusto che le donne guadagnino meno di me, perché sono più deboli, più piccole e meno intelligenti… Quindi devono guadagnare di meno, è così e basta”.

(Qui riporto dal sito dell’ANSA il link del video della dichiarazione tradotto in simultanea, con la risposta tagliente dell’eurodeputata spagnola Iraxte Garcìa http://www.ansa.it/sito/videogallery/mondo/2017/03/02/eurodeputato-polacco-insulta-donne-giusto-guadagnino-meno_0ccfc434-aa95-4ce5-a3ca-2327ad59c365.html).

Mi sembrava già assurdo un commento del genere, ma il fatto che mi ha stupito di più è che, spulciando su internet tra i vari articoli scritti sulla questione, mi sono imbattuta in commenti ancora più sgradevoli. Ciò dimostra che la convinzione della superiorità maschile non sia un pensiero circoscritto tra qualche bigotto nostalgico, ma piuttosto diffuso. Per esempio su IlGiornale.it leggo i commenti di diversi utenti: si passa dai sintetici “parole sante!” -by Iacobelling, “ma tolti alcuni casi ha perfettamente ragione”- by cir a un elaborato più articolato che recita: “E’ assolutamente vero: le donne, in media, sono meno intelligenti, molto meno razionali e decisamente più instabili emotivamente, oltre ad essere molto più deboli fisicamente. Non è misoginia, è obiettività. Oggi dire certe cose è scandalo perchè vige il femminismo imperante e la dittatura del politicamente corretto. Cosa hanno apportato le quote rosa in politica? Solo disastri e follia. Ed inoltre, nonostante la massiccia presenza di donne nel campo scientifico, tutte le grandi invenzioni, le grandi menti, le grandi scoperte, le grandi innovazioni, ecc. continuano ad essere maschili” -by Alberto86. Come soluzione propongo allora di revocare il diritto di voto a questi esseri così instabili, lunatici, irrazionali.

Fortunatamente c’è ancora chi si indigna di fronte a queste ideologie, infatti l’eurodeputato polacco rischia una sospensione temporanea dalle sue funzioni e il pagamento di una multa poichè il presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, ha avviato un’inchiesta sul suo discorso, dopo la denuncia di alcuni eurodeputati. Tuttavia queste teorie sono talmente radicate in certi soggetti che, anche dimostrando a fior di ricerche scientifiche la parità intellettuale tra uomo e donna, rimarrebbero convinti che l’unico ruolo delle donne sia occuparsi della casa e dei figli. Donne in politica? Ma stiamo scherzando?! Forse la vera differenza non è tra maschi e femmine, ma tra persone che ragionano e persone ottuse. Il vero ostacolo alla parità di genere sono proprio questi residui di ottusità.

Giulia Della Martera

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