Van Gogh: chi è il pazzo?

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Vincent Van Gogh è considerato il pittore malato per eccellenza. Ma forse non lo era, o almeno non più di noi.

Vincent Van Gogh nasce oggi, il 30 marzo, nel 1853. Una vicina di casa lo ricordava così: “era sporco, vestito male, scontroso, non era per niente gentile e sembrava malato. Lo chiamavano pazzo”.

E in effetti pazzo lo era. Gli studiosi non sono d’accordo su quale disturbo psichico lo affliggesse, molti  lo identificano come epilessia o schizofrenia e qualcuno arriva a parlare di rare malattie ereditarie, ma tra gli artisti non è da solo: dall’eternamente depresso Leopardi al povero Tasso rinchiuso in manicomio, la figura dell’artista è sempre stata vista come un po’ più pazza del normale. O forse in realtà e più normale degli altri? Lasciamo parlare lo stesso Vincent.

Vincent Van Gogh, I mangiatori di patate, 1885, olio su tela

“Chi preferisce vedere i contadini con il vestito della domenica faccia pure”, cosi scriveva parlando della sua opera “Mangiatori di patate” in una lettera al fratello Theo, distante da lui ma che lo ha sempre sostenuto e con cui ha avuto un profondo legame affettivo. Van Gogh è sempre stato molto attento alle tematiche sociali e in questo quadro rappresenta con disarmante realismo quella popolazione sottopagata, sfruttata e affamata che “ha zappato la terra con le stesse mani che ora protende nel piatto, e quindi parlo di lavoro manuale e di come essi si siano guadagnati onestamente guadagnato il loro cibo”.

Vincent Van Gogh, Campo di grano con volo di corvi, 1890, olio su tela

Un’altra sua opera, “campi di grano con voli di corvi” dipinta pochi giorni prima di suicidarsi, è una di quelle che più coinvolge a livello emotivo. L’artista qui ha trasportato in modo istintivo tutti i suoi sentimenti e le sue emozioni. Il soggetto rimanda alla sua straordinaria attrazione per la natura e la campagna e le tre strade rappresentano la confusione esistenziale di van Gogh.

Quella centrale in particolar modo è senza uscita e rappresenta la via di chi non ha alcuna meta dove andare, come il giovane snob con cui parla Caparezza nella sua canzone:  “Tu in fissa con i cellulari lui coi girasoli, girare con te è un po’ come quando si gira soli”.

Forse allora Van Gogh non era pazzo, o almeno non più di noi che vaghiamo senza meta per una strada inseguendo un cellulare che abbiamo i mano, mentre lui vagava per i campi, attratto da quella natura che ammirava e rappresentava, ritrovando un po’ se stesso e un po’ di benessere. Non più di noi per cui nostro fratello e le persone che ci stanno attorno sono diventate degli estranei. Non più di noi indifferenti a guerre, fame e persone come noi, che come i mangiatori di patate vivono di stenti.

Forse Vincent era solo un po’ più sensibile di noi, che invece non ci accorgiamo della frammentazione e della ipocrisia di cui la nostra società è portatrice.

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