Alphonse Mucha: linee sinuose di genialità

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Chiedete ad un qualsiasi hipster del nuovo millennio i suoi gusti in merito all’Arte, la più comune risposta sarà: Van Gogh e Monet.

Senza voler togliere nulla a questi due artisti, dallo stile unico e  con personalità eclettica, mi chiedo spesso a cosa sia dovuto questo piatto conformismo che stona così tanto nel mondo dell’Arte, in cui ogni diversità è ricchezza. Che sia per appartenenza a quelli che si definiscono alternativi ? Perché essere superficiali è sempre più facile che cavalcare il mare aperto della curiosità? Oppure semplicemente per ignoranza?

Prendiamo questo ultimo caso: ignoranza nel senso ristretto del termine di “Ignorare determinate cose, per non essersene mai occupato o per non averne avuto notizia.” (Treccani). Se così fosse, oggi vi presento uno degli artisti che nel XX sec. lungo le strade di Parigi raccontava il mondo, le donne e l’alta società: Alphonse Mucha, oggi praticamente sconosciuto.

Nato in Moravia (attuale Repubblica Ceca) nel 1860 è uno dei maggiori esponenti del movimento dell’Art NouveauFormatosi a Brno, Praga e successivamente Vienna, fu però il trasferimento nella capitale francese che coronò il suo sviluppo artistico. A Parigi Mucha venne in contatto con un ambiente moderno e cosmopolita, stringendo amicizie con grandi nomi dell’arte e dello spettacolo, tra cui l’attrice Sarah Bernhardt che rappresentò nel manifesto Gismonda (1894) a cui ne seguirono altri sei: La Dame aux Camèlias (1896), Lorenzaccio (1896), La Samaritaine (1897), Mèdèe (1898), Hamlet (1899) e Tosca (1899).

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Iniziò così la sua ascesa sociale, che lo portò ad essere contattato per realizzare manifesti pubblicitari per birre, biciclette, saponette, cioccolata, cartine per sigarette, polvere da bucato.. che decoravano il grigiore cittadino delle rue parigine. Un grafico e pubblicitario ante litteram, che permise all’arte di non rimanere reclusa nei musei ma di circolare per le strade e nelle case di nobili e borghesi.

 

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Il suo tratto peculiare era la rappresentazione di donne immerse in quadri idilliaci, tra decori floreali e linee sinuose. Un continuo richiamo al mito e alla classicità, in un antico passato che non ha né tempo né luogo. Con atmosfere lussuose e decadenti, in perfetta sintonia con lo spirito fin de siècle, spaziò dai temi più leggeri come i cicli delle stagioni, i momenti del giorno, i mesi dell’anno o le Arti ad altri più moralmente impegnati, come il ciclo dell’Epopea Slava (terminato nel 1928) per raccontare la sua terra, e celebrare il decimo anniversario dalla proclamazione della repubblica cecoslovacca.

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Morì a Praga nel luglio del 1939, lasciando in eredità un nuovo ideale di rappresentazione e un modo di comunicare che hanno influenzato il mondo moderno in maniera determinante, assieme a tanti altri artisti di cui pochi conoscono il nome. Ebbene, siete ancora convinti che l’Arte sia solo Van Gogh e Monet?

Per chi fosse interessato alle atmosfere Liberty è in corso una mostra fino al 7 gennaio 2018, in uno degli scenari più belli d’Italia, il Castello di Miramare a Trieste.

 

Valentina Basili

 

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