Catalogna, una ricerca “imparziale” su una serie di ragioni ( Parte 1.)

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La maggior parte di noi è andata almeno una volta nella propria vita a Barcellona, o perlomeno conosciamo un conoscente o un amico che ci è andato.
Andare nella Catalogna per molti di noi significa cercare fortuna, trovare un lavoro decente o semplicemente studiare e divertirsi; difatti è sempre stata una tappa obbligatoria per i giovani italiani. Seconda come importanza forse solo a Londra.
Presumo che sia per questi motivi per cui ci stiamo preoccupando , quasi al livello degli stessi spagnoli, della crisi costituzionale che sta attraversando la regione autonoma; la cui parte della popolazione ,in un referendum autogestito e di qualità dubbia, ha messo sul tavolo l’idea di non voler più far parte del Regno; nonostante ne facesse ormai parte da quasi sei secoli. Quello che sembrava un improbabile movimento indipedentista ,quasi Folcloristico, è finito col realizzare uno dei fatti storici più importanti della mia generazione.

Ma come si è arrivati a tutto ciò ? Per capirlo, cominciamo tutto dal principio:

Idealmente parlando la Catalogna è sempre stata una parte dello stato Spagnolo, e in linea prettamente teorica non è mai stata uno stato indipendente. Ma se questo è vero, uno stato autonomo catalano è esistito realmente anche se non ebbe mai la dignità regia; fu vassallo prima del regno di Francia ( ancora oggi il dialetto catalano risente dell’influenza francese ) e poi di quello Aragonese.

La Catalogna fece parte del regno di Aragona la cui ultimo sovrano effettivo: Ferdinando II, uno dei due “re cattolici” padri della nazione,  possedeva il titolo di Conte di Barcellona; tale titolo non era stato creato ex novo dai sovrani precedenti del regno ma ,come spesso accade , era stato acquisito attraverso la politica dei matrimoni dinastici.

Quindi , il titolo completo di “conte sovrano di Barcellona”, ora  attualmente di proprietà di Re Felipe VI, per buona parte della sua storia è stato associato a quello del re di Aragona , ma in precedenza si riferiva semplicemente al conte con sovranità sulla città e sulle campagne circostanti. Si trattava  infatti di una creazione carolingia.

Dopo che Carlo Magno ebbe conquistato una striscia di Iberia a nord del fiume Ebro durante la sua campagna contro il Califfato di Cordova, questa fu inevitabilmente divisa in contee ( la base amministrativa Franca) , con ovviamente un conte (solitamente detentore di altre contee) che veniva nominato margravio della Marca di Spagna( il quale era il rappresentante dell’imperatore Franco in loco).
Questi margravi erano spesso scelti tra i conti di Barcellona, che ottennero quindi una certa supremazia de facto sugli altri conti, in virtù del loro possesso di diverse contee della regione. I conti, come tutti i vassalli dell’Impero Carolingio, tentarono di stabilire delle proprie dinastie ereditarie sulle province loro assegnate, e in questo i conti di Barcellona ebbero molto successo; al punto che, all’inizio del secondo millennio, essi riconoscevano la sovranità della Navarra e, nel 1258, con il Trattato di Corbeil, il re di Francia cedette la sua autorità feudale sulla regione al re di Aragona.
Barcellona lasciò così il Regno di Francia completando il processo di decentralizzazione.
A differenza di quanto i Catalani indipendentisti amino ripetere è , che sebbene ci fosse stato effettivamente uno stato indipendente Catalano ( prima debolmente orbitante nella corona francese e poi successivamente in quella di Aragona) non ci fu neanche in questo caso una conquista violenta che rischiò di far scomparire la cultura catalana. Furono anzi, gli stessi Catalani ad estendere la loro influenza nel regno vicino dopo essersi staccati da quella dei Re francesi.

Nel 1157 il regno di Aragona si ritrovò senza eredi maschi, quindi una antenato di Ferdinando II di Aragona salì al potere, Petronilla. Figlia del defunto Ramiro II.
La quale aveva sposato in Gioventù Raimondo Berengario IV di Barcellona, l’ultimo conte regnante di Barcellona. Che morì nel 1162, lasciando al figlio Alfonso II il titolo di Conte di Barcellona ; successivamente ereditò dalla madre anche il titolo reale. Unificò la Catalogna e L’ Aragona in un’unica entità politica nel 1164, data di abdicazione della madre dal Trono paterno. Questo fu l’inizio della Casa di Barcellona, che resse il regno fino alla estinzione del ramo principale nel 1410 Sotto Martino l’umano, il quale morì senza lasciare eredi. (Nota particolare: fino al sopracitato Trattato di Corbell, si definiva la Contea di Barcellona uno stato vassallo del Regno di Navarra e di conseguenza del Regno di Francia, si ebbe  un periodo in cui i sovrani di Aragona erano vassalli , e quindi tecnicamente sudditi, del Re di Francia).
Le cortes del regno stilarono in seguito Il compromesso di Caspe, che fu il procedimento scelto dai parlamentari delle Cortes dei regni di Aragona e Valencia e dei contadi catalani che elessero come nuovo sovrano Ferdinando I di Aragona del casato di Trastamara; il quale fu proclamato re Il 28 giugno 1412.

Comunque, anche se un deputato della Cortes valenzano e due deputati catalani non avevano votato per Ferdinando, l’elezione, pur con qualche disappunto, fu ben accolta anche in Valencia e Catalogna. E nonostante il travagliato regno di Ferdinando , dovuti più alla sua alleanza con l’antipapa Avignonese che altro, la nuova dinastia si adattò ben presto al costume del regno.

Un particolare che bisogna infatti far notare è , che sebbene il regno si chiamasse “di Aragona” avrebbe avuto più diritto a chiamarsi “Catalano”. infatti , anche se fosse stata tecnicamente solo una regione di un più vasto regno , la Catalogna aveva assunto una influenza tale da rendere il catalano la lingua dominante del regno E culturalmente le dinastie che lo governarono furono sempre di stampo catalano. Quindi furono i Conti di Barcellona che ,tramite astute mosse politiche, riuscirono a estendere la loro influenza sul circondario . Passando dal essere un semplice stato cuscinetto tra l’Impero Franco e il Califfato di Cordova, a prendere possesso di un regno ancora più grande del loro ed inoltre estendere il raggio d’azione della loro lingua a tutta la Spagna orientale.
Tutt’oggi , oltre che in Catalogna , il dialetto Catalano viene parlata correntemente nelle Isole Baleari, in Valencia e a Saragozza con piccole minoranze in Sardegna e nel dipartimento della Catalogna superiore in Francia.

Quindi è possibile costatare che , quando Ferdinando D’Aragona si unì in matrimonio con Isabella , esso fu il risultato di un lungo processo di unificazione in uno stato nazionale in cui l’attuale regione “ ribelle “ non fu succube. Ma protagonista al pari della sua regione vicina, la Castiglia.
Ma allora come è possibile che nei tempi recenti ci sia sviluppato un tale sentimento di risentimento indipendentista? Ha valide ragioni storiche? Oppure i loro promotori hanno usato una chiave di lettura sbagliata per leggere la loro storia?

La risposta è come sempre un si e un no, anche se è più tendente verso quest’ultimo.
Rajoy e il re Felipe hanno ragione nell’affermare che senza la Catalogna non sarebbe mai nata la Spagna, essa stessa fu tra i principali promotori per l’unità , nei fatti. Ma questo non toglie che esistano differenze sostanziali fra i Catalani e il resto degli spagnoli , sopratutto con i Castigliani. L’indipendentismo attuale infatti è figlio della tradizionale rivalità fra le due regioni.

Dopo la morte della regina Isabella, che passò a miglior vita prima del marito, il regno di Castiglia tecnicamente rimase indipendente e la corona passo alla figlia Giovanna ( tristemente e ingiustamente nota come “la Pazza”) ma lei Passò quasi tutta la sua vita fuori dalla Catalogna assieme al suo consorte Filippo I Asburgo e il padre ( Sovrano di Aragona e quindi “Conte di Barcellona) ne assunse la reggenza. Quando Ferdinando morì Giovanna fu dichiarata pazza, rimase un solo possibile erede sia per il trono di Castiglia che di Aragona ovvero il relativo figlio di Giovanna, il futuro Imperatore Carlo V. Che assunse la dignità imperiale nella prima metà del 1519 dopo l’elezione da parte dei grandi elettori del Sacro Romano impero . Portò l’impero di Spagna alla sua massima estensione. ( Al momento della sua abdicazione nel 1556 , esso conteneva:Il Granducato d’Austria, le Fiandre, la Spagna unificata e le Americhe ,il ducato di Milano , ecc).
Dopo il suo ritiro, salì al trono Filippo II ( senza il titolo di imperatore, andato allo zio assieme al Granducato di Austria) ed ebbe inizio la dinastia degli Asburgo, la quale governò sul paese fino al 1700.

Sotto gli Asburgo si raggiunse l’apogeo ma anche il declino dell’Impero coloniale Spagnolo , il seicento fu infatti il siglo della “decadenza” sotto il profilo economico e i reali spagnoli dovettero rassegnarsi a dover condividere il predominio dell’Europa con altre potenze ( In primis: Olanda e Gran Bretagna). Ma non fu in questa dinastia che la rivalità tra la Catalogna e la Castiglia si accese.
A causa del impero d’oltremare furono le sue provincie che si affacciavano sulle acque atlantiche a guadagnare di più dal commercio internazionale dalle indie occidentali, ( La Siviglia, oggi una delle zone più economicamente depresse della Spagna, era la regione più ricca) e la Castiglia aveva come punto nobile di ospitare la capitale di quel vasto regno (Madrid) mentre Barcellona gestiva il commercio con il resto del continente Europeo ( soprattutto con la Francia). Realizzando un forte equilibrio regionale. Questa struttura feudale del potere fu mantenuta anche a causa della debolezza effettiva degli ultimi re degli Asburgo, spesso causata da matrimoni fra stretti consanguinei e dalla loro scarsa educazione politica, portando paradossalmente a uno maggiore status quo tra le tre più importanti regioni del Regno.

Dopo la morte di Re Carlo II, la Corona di Spagna e i reami ad essa connessi passarono ,secondo testamento, a un discendente in linea femminile, Filippo V, che andò così a fondare la dinastia dei Borbone di Spagna, ramo cadetto dei Borbone che regna tutt’oggi da quasi trecento anni, salvo brevi interruzioni, sulla Spagna.

Era infatti nipote del re Luigi XIV di Francia e salì al trono di Spagna perché sua nonna, la regina Maria Teresa moglie del Re Sole, era figlia di primo letto di Filippo IV di Spagna e sorellastra dell’ultimo re spagnolo della dinastia degli Asburgo di Spagna.

La nuova dinastia però non si consolidò del tutto , il re Sole dovette combattere la cosiddetta “ guerra di successione spagnola” affinché i diritti del nipote fossero stati rispettati ( 1704-1714) e dovette rinunciare al desiderio di una Unione Iberico-Francese assieme alle sue conquiste dei cinquant’anni precedenti.

Dopo la “ vittoria” e il definitivo consolidamento della sua corona, Filippo V poté almeno garantire la continuità della sua dinastia.

Uno dei punti chiave del movimento indipendentista fu che la nuova dinastia ,a differenza di quella precedente, non tollerasse l’autonomia politica. Infatti i re Borboni sono accusati dagli odierni indipendentisti Catalani dell’abolizione e del governo diretto che imposero alla provincia.
Questo è vero, ma non fu applicato per il desiderio di eliminare e di uniformare le culture presenti all’interno del regno a favore di quella castigliana. Ma fu una reazione dei Borboni all’antiquato sistema feudale ancora in atto nel regno, una cosa che dobbiamo tenere conto infatti fu che i Borboni in Francia attuarono una forte politica Accentratrice e assolutista del potere, a discapito spesso dei poteri locali. I Borboni di Spagna provarono a fare lo stesso. Quindi la perdita di autonomia delle cortes della Catalogna fu dovuta ad una “modernizzazione” delle infrastrutture ( percepita come perfettamente legittima dai notabili dell’epoca) e non come spesso si crede , ad un appoggio che Barcellona diede ai rivali di Filippo V durante la guerra di successione.
La prova in questo fu che nonostante la marginalizzazione politica a favore di Madrid, la regione “sottomessa” continuò a prosperare culturalmente ricoprendo il ruolo di porta al resto d’Europa della Spagna. Ma , bisogna anche affermare che il moderno sentimento “indipendentista” o perlomeno autonomista nacque in quel periodo. Gli intellettuali catalani si sentivano ancora spagnoli ma anche legati alla loro identità regionale ( vista la particolare posizione strategica si sentivano in mezzo ai due regni di Spagna e Francia) e si diffuse un detto:” La catalogna è la nazione, la Spagna e la patria”. Per sottolineare la duplice fedeltà dei sudditi.

Fino all’epoca napoleonica e al secolo XIX non ci furono grosse rivolte, sebbene fu durante il regno di Giuseppe Bonaparte durante l’occupazione francese tra il 1808 e il 1814 nacquero la prime divisioni di veduta di insieme. Barcellona infatti accettò con maggior grado rispetto a Madrid la dominazione straniera.

Invece l’arrivo a Madrid di Bonaparte giunse in piena guerra d’indipendenza spagnola, dopo le sollevazioni popolari del 2 maggio contro le truppe napoleoniche. Secondo lo storico inglese Thompson questa rivolta spagnola fu “la reazione alle nuove istituzioni ed alle nuove idee, un movimento in difesa di quella corona ereditaria dei re cattolicissimi che Napoleone, un nemico scomunicato dal papa, aveva posto sul capo di un francese; l’offesa si estendeva alla chiesa cattolica stessa, perseguitata dai repubblicani che dissacrarono chiese, uccisero preti e rafforzarono la “legge dei culti”.

Dulcis in fundo; dopo la restaurazione Borbonica dopo il 1814, la regione Catalana soffrì il processo di reazione e restaurazione che invero subì l’interno stato spagnolo.
Ci fu però un risvolto positivo in ciò , con la perdita della maggior parte dell’Impero coloniale in America, gran parte del commerciò internazionale della Spagna passò in mano a Barcellona a discapito della Siviglia, diventando definitivamente il centro culturale e commerciale della nazione.

Barcellona divenne la città più liberale e aperta della Spagna, definizione di cui è fiera ancora oggi, e cominciò a guardare con aria di supponenza il resto del paese considerato povero e arretrato sia culturalmente che finanziariamente . Fu verso la fine di quel secolo, quando la Spagna procedette con gradi al processo di industrializzazione che nacque il moderno sentimento indipendentista catalano; Che sfociò durante il periodo repubblicano e lnela guerra civile degli anni 30°.

Questa prima parte della ricerca ha voluto dimostrare che il Concetto indipendentista Catalano non ha “radici storiche profonde”. Nonostante la diffusa percezione nell’ambiente indipendentista e non ci fu alcuna sottomissione della Catalogna  , conseguentemente ad una annessione forzata. Invece una serie di fattori e azioni da parte di vari  personaggi che ha portato Barcellona a costituire una dei pilastri del moderno Regno di Spagna. Quindi le cause del moderno sentimento indipendentista vanno a ricercarsi in epoca più recente, per essere più precisi: “ tra il XIX e XX secolo”; dove nacque la forte particolarità politica progressista che caratterizzò nel bene e nel male la storia di questa sfortunata aspirante repubblica.

(Continua).

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