Fake News e post verità: disinformazione al servizio del tifo politico

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Sono passati oltre 20anni da quando Silvio Berlusconi scese in campo, rivoluzionando il linguaggio politico e mediatico, ed ancora una volta ci ritroviamo davanti ad un mondo che è cambiato nel modo di fare politica ed informazione. Se prima i salotti e gli studi televisivi avevano sostituito piazze e comizi, oggi il sovrano indiscusso della comunicazione alle masse è sua maestà il web. Questa nuova e selvaggia frontiera ha dato voce e megafono praticamente a chiunque, divenendo terreno fertile per opportunità di ogni genere, ma ha portato con sé anche cambiamenti non sempre positivi e spesso fuori controllo, i quali, uniti ad una crisi delle autorità tradizionali di ogni genere, hanno partorito un’anarchia di disinformazione, un annichilimento della stampa, un grottesco imbruttirsi del dibattito pubblico ed una vera e propria autostrada per l’inferno della manipolazione di massa.

Stiamo parlando di fake news e post verità; di ricerca, non tanto di informazioni, quanto di conferme ai propri pregiudizi e di un tifo politico chiuso e superficiale.

Con questo articolo non si vuole insegnare dall’alto di chissà quale cattedra come approcciarsi al mondo dell’informazione, ma solamente condividere i pensieri di un utente del web come tanti, che cerca, nel suo piccolo, di vivere criticamente il dibattito pubblico.

Siete diffidenti? E allora diffidate!

Partiamo da un presupposto: non è un bel momento per la stampa tradizionale. La qualità degli articoli si è certamente abbassata, complice anche il web, che impone tempi e metodi di guadagno diversi da un tempo. Da qui, il fenomeno del clickbate (ovvero del titolone acchiappa click, il quale spesso travisa la sostanza dell’articolo) e, a volte, una superficialità nel controllo delle fonti. Magari una notizia viene pubblicata da una testata e, per non perdere il momento, molte redazioni le corrono dietro, verificando fonti e contenuti superficialmente o tardivamente, ragion per cui a certi articoli seguono spesso delle smentite. Non manca, come è sempre stato, un approccio politicamente orientato verso la notizia analizzata, né una miriade diversa di stili editoriali. Ecco perché il mio consiglio è di leggere più testate, anche internazionali. Evitare giornali di partito o di diretta (o quasi) proprietà di uomini politici, in quanto è praticamente impossibile che mantengano il minimo sindacale di obbiettività.

Ora, se giornali composti da professionisti del mestieri, ricercatori e quant’altro possono incontrare queste problematiche, immaginate cosa possa saltar fuori da pagine facebook amatoriali e siti di “informazione alternativa” gestiti da gente senza titoli o emarginata dalla comunità scientifica. In questo senso, le fonti sono di vitale importanza. In particolare, vi consiglio di diffidare dalle classiche immagini prese da non si sa dove che citano didascalie improbabili. Ecco un paio di esempi:

 

Frasi troppo eclatanti e surreali raramente verrebbero pronunciate da un politico di qualsiasi bandiera. Il fatto che la persona in questione non ci piaccia e che noi vorremmo che la notizia corrispondesse al vero non è affatto una buona ragione per farsi ingannare o condividere falsità, poiché così, oltre a danneggiare la reputazione di qualcuno, faremmo prima di tutto un torto a noi stessi, annichilendo in noi ogni forma di spirito critico.

Non è necessario essere degli investigatori dell’FBI o dei geni di comunicazione per riconoscere molte delle falsità che si leggono in giro, ma ci sarà sufficiente googlare (mi si perdoni il neologismo) la notizia per trovare facilmente tutte le smentite del caso.

Per i maestri del sospetto tra voi, che non sono disposti a fare sconti all’informazione tradizionale, in quanto la vedono come serva del sistema o guidate dai propri interessi, ho da dire questo: a maggior ragione dovreste diffidare di altre fonti. Esiste un vero e proprio mercato di bufale online, che guadagna dai click e dalle condivisioni, sfruttando la facile indignazione. Non solo, recenti inchieste stanno svelando veri e propri investimenti da parte del governo russo in profili e personalità del web falsi al fine di manipolare l’informazione con notizie inventate o volutamente fuorvianti. Un esempio recente sono le presunte manipolazioni sul voto della Brexit (https://www.theguardian.com/uk-news/2017/nov/15/intelligence-watchdog-urged-to-look-at-russian-influence-on-brexit-vote). Questo tema presenta ancora molte ombre, ma proprio per i forti interessi in gioco, è indispensabile diffidare caldamente e non rendersi parte del sistema. Leggete sempre gli articoli senza fermarvi ai titoli, cercate le fonti e storcete il naso davanti alla notizia eclatante.

Un dibattito pubblico sano è nell’interesse di tutti

Qualsiasi notizia vi ritroviate a leggere, è importante mantenere sempre una mente aperta e critica. Striscioni e tifoseria teneteli per lo stadio, se proprio dovete, ma lasciateli fuori da tutto il resto. La politica non è fatta di 11 uomini che rincorrono un pallone. Spesso le sfumature sono moltissime e, per quanto comodo possa essere immaginare che il mondo sia sempre in bianco e nero, spesso è il grigio il colore dominante. E’ raro che un governo, per quanto lontano dalle vostre idee politiche, non ne azzecchi una. Quindi accogliete ogni notizia liberando la mente dai pregiudizi, senza cercare solo una conferma a ciò che pensate di quel partito. Gli uomini validi, così come i criminali o gli incompetenti, si possono trovare ovunque. Allo stesso modo, solo perché il leader del vostro gruppo di riferimento dice una cosa, non è detto che voi dobbiate andargli dietro, né che ogni attacco rivolto verso di lui sia gratuito e mistificatore.

Ricordate anche che ogni situazione è unica e va analizzata nel complesso per poter essere giudicata. Inoltre, non fatevi ingannare dal benaltrismo (altro neologismo, chiedo venia) o da chi si difende dalle accuse puntando il dito contro gli altri. Il messaggio che si passa in questo modo consiste spesso nel sostenere che, se tutti siamo colpevoli, non lo è più nessuno.

Ma passiamo ad un altro tasto dolente: non siete più intelligenti degli altri. La cosa buffa è che la maggioranza delle persone ritiene di essere leggermente più intelligente o preparata della media: beh, statisticamente avete torto. Quando si tratta di idee, è necessario difendere le proprie con fermezza e tenacia, ma con l’umiltà di riconoscere che non siete gli unici normodotati su questo pianeta. Chi non la pensa come voi non è necessariamente un idiota e, se invece di insultarlo, manteneste un comportamento civile, potreste anche avere una visione più ampia della questione, anche senza cambiare idea. Prima di dare del piddiota o del grullino a qualcuno, cercate di andare oltre la superficie e comprendere la sua posizione. Magari questa rafforzerà solo le vostre idee, oppure non sarà convincente, ma vi fornirà nuovi strumenti di strutturazione del vostro pensiero.

Uno dei grossi problemi del mondo del web è, infatti, l’abbattimento dell’empatia. E’ il caso dei cosiddetti leoni da tastiera, che, da dietro uno schermo, si lanciano in cascate di insulti indiscriminati, demolendo a zero il livello di qualsiasi discussione. Prima di insultare qualcuno, dargli del venduto o del poveretto, provate a pensare come vi comportereste se al bar, in coda alle poste o in casa vostra qualcuno avesse espresso un’opinione differente dalla vostra. Agireste nello stesso modo?

Perché tutto ciò è importante?

La democrazia non è un sistema perfetto, anzi! E’ un sistema, però, che consente la partecipazione, ma senza la giusta preparazione, questa risulta vana. Con questo non dico che bisogna avere chissà quante lauree per votare oppure che andrebbe inserito il cosiddetto “patentino di voto” (rabbrividisco al pensiero). Semplicemente basterebbe essere cittadini più impegnati, meglio informati e coscienti, pronti ad un vero dialogo aperto e critico. E se non lo volete fare per la democrazia o la vostra comunità, almeno fatelo per voi stessi. L’uomo è un animale sociale ed intelligente, che può essere veramente libero o realizzato solo con un sano e costante confronto.

 

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