Pensare criticamente: donne, storia e società.

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È l’8 marzo, e, come ogni anno si celebra la “Festa” della Donna. Una ricorrenza e non troppo una festa, purtroppo.

Chiudere gli occhi su tutti i diritti che la donna possiede oggi sarebbe un estremismo che non renderebbe onore a tutte le simboliche «nonne e bisnonne» che hanno tanto combattuto in passato.Tuttavia è pienamente irreale credere che oggi la donna si trovi in una situazione di piena paritá, anche nei paesi che definiamo civilizzati. Il maschilismo non è sparito, si è solo adattato ed è diventato piú subdolo e strisciante rispetto al passato.

Essere femminista non significa portare i capelli corti, non usare il deodorante e ostentare ribellione nei confronti delle convenzioni sociali. Essere femminista significa avere rispetto per la propria dignitá di donne. Non farsi mettere i piedi in testa, non accettare situazioni di ingiusta subordinazione nel lavoro o in una relazione. Poter decidere di se stesse, del proprio futuro e del proprio corpo.

Ma non basta. Per far fiorire tutti questi bei principi serve una base di fondo : la cultura.
Avere la curiositá di informarsi, di perdersi tra i meandri della conoscenza alla ricerca delle grandi donne del passato, di quelle che sono riuscite a lasciare il segno, nonostante l’universo maschile si sia sempre impegnato ad ostacolarle.
La scuola, purtroppo, raramente fornisce interessanti spunti di riflessione sull’evoluzione sociale, storica e culturale della donna. Si tende a rimanere sul vago, a generalizzare con un fastidioso «Le donne erano sempre relegate in casa a fare figli». Ma è stato davvero solo così ?
La storia che viene insegnata riflette un punto di vista perlopiù maschile anche per quanto riguarda la suddivisione in varie epoche storiche e la nostra percezione di esse.

Nella Grecia arcaica, ai tempi della poetessa Saffo (VI sec. a.C) le donne godevano di molti più diritti rispetto all’età di Pericle (V sec. A.C) da sempre descritto come il periodo aureo dell’antica Grecia, la nascita della Res Publica. Eppure al tempo la donna era lasciata in una condizione di sottosviluppo culturale e senza avere neppure il diritto di allevare i propri figli, che venivano affidati ad un precettore fin da piccolissimi. Età dell’oro per chi dunque ? Non per le donne, sicuramente.
Lo stesso vale per il Rinascimento. L’Uomo al centro del mondo. Appunto, solo di uomo si parla, perchè al contrario le donne non avevano diritti e non venivano neppure considerate cittadine. Si rimane sorpresi a scoprire che nei documenti civili altomedievali compaiono spesso nomi di donne, ma tendono progressivamente a sparire fino alla tanto esaltata «età dei Comuni» in cui al contrario, per le donne non c’è più spazio.
Siamo ancora convinti che il Medioevo siano solo secoli di buio intrisi di senso del peccato, in cui le donne hanno perso ogni valore?
È esistito un Rinascimento femminile?
Gli spunti di riflessione sono molteplici ed è compito di ogni Donna (ma, perché no, anche degli uomini) non fermarsi alle apparenze e ai dogmi che vengono impartiti fin dall’infanzia. Piano piano, attraverso la cultura e l’informazione, possiamo cambiare le cose e assicurare la piena e completa parità, senza che venga mai più messa in discussione.

Buona “Festa” della Donna.

Valentina Basili

 

 

 

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