IN NOME DI PUTIN

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Da qualche giorno in Russia vi sono state le elezioni per la presidenza del paese dove nuovamente è stato rieletto Vladimir Putin alla guida dell’ex URSS (per il quarto mandato) con un vistoso 76,6% dei voti.

Ma come mai Putin ha tutto questo consenso nazionale al di là dei (reali e possibili) voti truccati ecc?

Principalmente bisogna mettere in chiaro che il sistema politico Russo è complesso e non si risolve nella analisi di una singola persona, per quanto capace e centrale. Ovviamente la figura carismatica di Putin ha la sua influenza, ma il fattore resta comunque molto limitato nella spiegazione di un fenomeno più ampio come quello del consenso nazionale.

Per scoprire più a fondo l’origine del consenso stesso dobbiamo partire dal contesto storico Russo degli anni successivi alla caduta del muro di Berlino.

Infatti, questa Russia è un paese sul piano interno socialmente a pezzi, con enormi divari socio-economici, il pachidermico settore pubblico ed economico al collasso, lanciato senza paracadute in un liberismo senza freni teorici e pratici e per questo afflitto da ricorrenti e dolorosi tracolli economici. Di conseguenza la quotidianità dell’epoca è marcata da povertà assoluta, servizi pubblici quasi nulli, criminalità violenta, corruzione diffusa, degrado urbano, scarsa credibilità della autorità costituita, micro prevaricazioni di ogni tipo in nome della legge del più forte.

 

In un simile contesto Putin segna una decisiva svolta per il paese con l’idea di rifondare una Russia nuova dalle ceneri della vecchia URSS con una nuova stabilità politica e con una posizione centrale per gli apparati statali burocratici.

 

Ed è proprio durante questo periodo che si fa strada la consapevolezza che unitamente ad una guida forte che dia nuova confidenza ad un paese fino a quel momento allo sbando, vi sia la necessità di ricreare un modello di cittadino Russo che creda alla rinascita del paese e dia un reale consenso all’establishment politico, rafforzandolo.

 

Per cercare di plasmare e creare la nuova Russia , Putin si muove attraverso diverse riforme come  quelle prima di tutto politiche.  Come la trasformazione della Russia in uno stato liberale che si sofferma sugli aspetti costituzionali e legali del paese piuttosto che sulle questioni riguardanti la partecipazione politica (prendere ad esempio in considerazione le questioni riguardanti i matrimoni civili) e con la riforma del sistema giudiziario per ridurre la micro-corruzione con sanzioni draconiane  e aumentare il senso di sicurezza con una azione senza precedenti contro la criminalità violenta.

 

Sul versante delle riforme economico-finanziarie, per facilitare il consolidamento della nuova-vecchia classe sociale vanno annoverati una serie di provvedimenti volti a re-distribuire la ricchezza come: In primo luogo, l’impiego pubblico beneficia di un consistente aumento dei salari medi e della stabilizzazione delle carriere a fronte di un arricchimento e miglioramento della qualità dei principali servizi pubblici (dai trasporti alla sanità passando per la scuola) il cui costo resta comunque tarato su prezzi politici di memoria sovietica, quindi molto basso e accessibile a tutti.

 

In secondo luogo, c’è l’introduzione di nuove misure fiscali all’insegna di una flat tax del 13% e l’introduzione di una sorta di partita IVA con imposta fissa al 6%; che otterranno come risultato l’emergere di una economia fino a quel momento sommersa.

 

Per quanto riguarda l’aspetto sociale e culturale si può osservare come Putin abbia puntato fortemente su campagne di sensibilizzazione come: interventi puntati a ridurre la piaga sociale dell’alcolismo (tra le prime cause di decesso nella popolazione maschile di bassa estrazione sociale) ed in parallelo introduce una serie concreta di limitazioni alla sua vendita e consumo, impensabili in un paese che fino a poco prima non annoverava la birra tra le bevande alcoliche.

 

L’altro grande piano di comunicazione pubblica viene riservato alle politiche per la famiglia nel tentativo di invertire il drammatico crollo della natalità e la cronica crisi demografica del periodo post-sovietico. Si moltiplicano una serie di notevoli incentivi economici come l’introduzione di forti reali sgravi fiscali ai nuclei familiari con più di un figlio, a beneficio nuovamente dei redditi da lavoro dipendente.

 

A questi interventi se ne aggiungono altri che lavorano direttamente sullo spirito collettivo e sulla attitudine alla disciplina quasi militare della società Russa, che promuove un elenco chiaro di diritti-doveri del cittadino con forti richiami al solidarismo sociale e al patriottismo del periodo dell’Unione Sovietica.

Sul piano culturale tornano forti investimenti sui numerosissimi teatri stabili del paese, sui musei, sui conservatori, sulle Università ed in generale sulle produzioni di cultura sotto il cappello pubblico.

A beneficiarne sarà la strategica categoria degli artisti e degli intellettuali che tornano a vivere del proprio lavoro e a beneficiare di piani di protezione sociale.

 

Naturalmente tutto ciò è accompagnato da un ulteriore piano di rinascita estetica dei centri urbani con imponenti ristrutturazioni edilizie non solo dei centri storici e non solo di edifici pubblici (i cui costi vanno integralmente a carico dalle amministrazioni comunali). Rimozione del degrado con nuovo arredo urbano e pulizia delle strade; aumento drastico della qualità dei servizi municipali, fine della tolleranza sugli abusi edilizi ed incremento della sicurezza, sia reale che percepita (con una profonda riforma dell’intero corpo di polizia e delle sue regole di ingaggio).

 

Da queste prospettiva, il carisma di Putin cui spesso l’Occidente si riferisce come unico elemento per spiegare la popolarità dell’establishment Russo segue cronologicamente piuttosto che precedere queste politiche per il rafforzamento del consenso popolare ed esso stesso ne beneficia nel consolidarsi del mito del leader.

 

Dai vari temi che sono stati trattati si capisce come Putin da 4 mandati a questa parte sia riuscito a riottenere il potere che lui stesso è riuscito a creare dalle ceneri di una Russia senza più identità o considerazione.

 

Perciò, tralasciando i temi di politica estera come l’annessione della Crimea (2014) che ha sicuramente influito sulla figura dello “Zar”, si riconosce come oggi Putin pian piano nel corso degli anni abbia sviluppato e fatto crescere il proprio consenso nazionale trasformando il sistema Russo.

 

Puntualizzo che l’articolo non è volto a favorire la figura di Putin che, sicuramente, nella formazione dello status quo ha avuto sia risvolti positivi che negativi ma a fare luce sulla sua carriera e i processi di consenso che egli ha portato nel corso di questi ultimi decenni.

 

Riprendendo un aforisma concludo con: “Perché 4 mandati per la Merkel sono democrazia, mentre per Putin monarchia?”

 

ARTICOLO DI: SIMONE DE LUCA.

 

CON DEDICA SPECIALE AL MIO CARISSIMO PROFESSORE DI STORIA DELLE RELAZIONI INTERNAZIONALI.

 

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