La guerra del civile

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La nostra vita

Sono un civile italiano. Ultimamente sono particolarmente preoccupato dalla situazione politica, riusciranno a fare questo governo? Un’altra cosa che mi tormenta è il mio bisogno di esprimermi, di essere ascoltato. Mi sento vuoto, al lavoro le cose non vanno tanto bene. Tutto sommato in famiglia la situazione è positiva. Dovrei iscrivermi in palestra e rimettermi in forma, poi mi piacerebbe andare a vedere l’Inter allo stadio.

 

Dall’altra parte

Sono un civile siriano. Domani non so cos’accadrà, potrebbe piovere un altro missile. Che sia americano, russo, verde, nero o a punta, poco mi importa. Qualche lavoretto in più mi farebbe comodo, devo mantenere la mia famiglia. Le scorte alimentari sono scarse, dovrò rubare qualcosa, al mercato è pericoloso andare. Il figlio di Nadir è morto due settimane fa, pace all’anima sua. Chissà se potrò mai permettere ai miei figli di andare a scuola, chissà se ci sarà ancora una scuola in tutto questo caos. Forse è ora di scappare, cercare un posto migliore, ricco di opportunità. Questo Paese è morto, questo Paese è una pira fumante di menzogne e macerie.

 

 

Nei panni di un siriano

Mi sono permesso, pur non potendone comprendere la reale entità, di ricostruire il flusso di pensieri che attraversa un qualsiasi civile siriano (senza tener conto delle differenze territoriali), confrontandolo con quello di un nostro comune concittadino. Senza fare reclami propagandistici o montare disquisizioni politiche, credo che il modo più umano per comprendere il dramma della situazione di un civile siriano sia (per quanto approssimativo sia) immedesimarsi nella sua quotidianità.

 

 

Al di là del Bene e del Male

 

La guerra è sempre vista negativamente sotto il profilo dell’opinione comune, nelle scuole ce lo insegnano subito. Ci si dimentica, in questa narrativa dell’orrore, di considerare non tanto la guerra come fenomeno storico-sociale (e quindi politico) in sè, ma la distruzione dell’uomo. Levi ha magistralmente indagato su questa questione, senza perdersi in ideologismi e racconti sentimentalistici. La guerra, prima che la distruzione di vite umane e infrastrutture sociali, distrugge l’uomo. Lo proietta in un campo “al di là del bene e del male” dove le distinzioni tra Bene e Male sfumano in favore di una “zona grigia della responsabilità”.

 

 

Se questo è un uomo

Sono i civili le principali vittime sacrificali di guerre combattute in nome di interessi particolari, che muoiono (nell’anima o nella vita) sotto il fuoco telecomandato di qualche potente dall’altra parte del Globo. Il confronto tra l’esperienza del civile italiano e del civile siriano è servito come metafora dell’esistenza. Ciò che per noi, benestanti e rilassati, appare scontato, per altri è una conquista, e dovremmo riflettere sulla degenerazione delle nostre coscienze anestetizzate che mancano di visione d’insieme. Un uomo può essere distrutto dall’interno. Lo si può fare con la privazione e il dolore (nel caso dei civili sacrificati) o con la lenta erosione del pensiero critico (nel nostro caso).

 

 

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