Il festival delle apparenze

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Tutto il mondo è un palcoscenico, e gli uomini e le donne sono soltanto attori. Hanno le loro uscite come le loro entrate, e nella vita ognuno recita molte parti.
William Shakespeare

Le apparenze sono il fondamento di quel che sappiamo degli altri e di ciò che gli altri sanno di noi. Un velo che maschera la sostanza del reale o, addirittura, una patologia della modernità. L’alienazione insita nella società dello spettacolo, in cui la manipolazione e la menzogna oscurano la realtà autentica dei soggetti.

Essere è l’identità della persona, la sua intima natura, ciò che si è; apparire è il mettersi in vista, avere l’apparenza, sembrare ma anche mostrarsi. Attraverso l’essere esprimiamo la nostra identità, un modo di vivere personale e necessario, la nostra unicità, il nostro contenuto, ma vivendo di relazioni anche l’apparire diventa una manifestazione necessaria.

Viviamo, quindi, in una società in cui conta più l’apparire rispetto all’essere, o dove l’essere coincide con l’apparire?

Il riferimento ad immagini-idolo

La società è basata su una cultura fatta di modelli ed icone, generati dal mondo della pubblicità, dello sport, dello spettacolo, della televisione. Un mondo “preconfezionato” in cui esistono regole e format che ti inquadrano in un target o in un altro.

L’apparire è l’emblema di uno status, derivante da molta solitudine. Apparendo come, o meglio di altri, ci sentiamo meno soli. Credendoci migliori, ci illudiamo costruendoci una maschera in cui crediamo veramente.

Ma, alla fine, la vita presenta il conto mettendoci in condizioni di riflettere e capire come effettivamente andrebbe vissuta.

Un reality fai da te

Grazie a pc, tablet e smartphone, condividere fotografie e pensieri con il resto del mondo è molto semplice. È un’abitudine consolidata tra i giovani, che negli ultimi tempi ha contagiato anche gli adulti.
Non si tratta però solo di evoluzione tecnologica: è anche un fenomeno di costume, figlio della società in cui viviamo, basata sull’immagine e sull’apparire più che sull’essere.

Nell’era dei social network

L’espressione di sé e la conoscenza degli altri attraverso il web, oggi più che mai, hanno reso le proprie idee quasi un nuovo volto, da rendere bello e accattivante.

Quanti di noi hanno Instagram o Facebook? E quante volte, vedendo i post di altre persone, abbiamo provato invidia? O rabbia? O qualsiasi altra reazione?

Eppure, non ci siamo mai fermati a pensare che vediamo ciò che loro vogliono farci vedere. Conosciamo ciò che loro vogliono farci conoscere.

Con l’avvento dei Social Media, la possibilità di realizzare maschere destinate a mettere in mostra o modificare la nostra identità, ci viene servita su un piatto d’argento.

Al punto d’arrivare a presentare sempre più frequentemente un’immagine di noi che è solo una distorsione rispetto alla realtà.

Chi vede un gigante esamini prima la posizione del sole e faccia attenzione a che non sia l’ombra d’un pigmeo.

– Novalis

Facebook

Il regista Shaun Higton ha affermato che Facebook può diventare deprimente, perché le vite degli altri sembrano sempre migliori della nostra.

Ha quindi realizzato un cortometraggio, “What’s on your mind?” ,nel quale mostra come ogni giorno filtriamo le informazioni, decidiamo cosa condividere e cosa no per dare agli altri e a noi stessi un’immagine il più appagante possibile.

“A cosa stai pensando?” ci chiede Facebook. E noi rispondiamo sempre, anche se, dietro a quelle immagini e parole accuratamente scelte, spesso la realtà è molto diversa.

Maggiori sono le approvazioni, i like, i commenti che riceve, tanto più l’individuo si sentirà gratificato, adulato, adorato e desiderato. Così facendo, però, si rischia di perdere un valore prezioso: la propria individualità.

Solo per esaltare un’immagine di sé.

“Tutti ti valutano per quello che appari. Pochi comprendono quel che tu sei.”

Niccolò Machiavelli

Il bisogno d’apparire

Si può avere la vita peggiore del mondo, ma ciò che conta è che non sia visibile agli occhi degli altri. Viene esibito solo il bello della propria esistenza.

Condividere particolari della propria vita privata, anche se banali e ripetitivi, per cercare costanti attenzioni e conferme su di sé, sulla propria bellezza e simpatia. Ma, soprattutto, sulla possibilità di piacere ancora e di sentirsi desiderati e desiderabili.

Ciò che conta è apparire, ed apparire il più possibile.

La realtà nell’essere veramente desiderato non esiste. Anche se puramente illusoria, la gente si comporta come se non vi fosse differenza, confondendo completamente il reale col fittizio.

L’equivoco non sta nel vero o nel falso, ma nel fatto che quella che viene scambiata per realtà rimane semplicemente virtualità.

Forse ci siamo persi in un riflesso

Perché siamo molto più di quello che mostriamo.
Anzi, siamo sicuramente meglio di quello che mostriamo.
I social si sono portati via la parte più bella di noi ed è ora di riprendersela.

 

Fuori dalle mura domestiche, la vita è un festival delle apparenze.

Ma prima o poi, arriva sempre il momento in cui lo smartphone scompare, lasciando spazio alla realtà come effettivamente è.

Niente più foto, niente più Photoshop o filtri e niente azioni strategiche, ma semplicemente la purezza dell’essere.

Solo allora ci rendiamo conto che è attraverso l’essere che esprimiamo davvero la nostra identità.

Dovremmo ormai averlo capito: condividere foto di sorrisi non ci rende più felici e nemmeno immortalare un bacio rende il nostro amore più vero e profondo.

Quando viviamo un’esperienza emozionante, o un momento incantevole, e decidiamo di aspettare, godendocelo in tutta la sua bellezza, prima di allungare la mano verso il cellulare per immortalare il momento. Forse proprio allora stiamo davvero facendo un passo verso l’autenticità, la felicità non esibita.

Alice Mauri

 

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About Author

Alice Mauri, gradarese, nata nel 1997. Sebbene le mie passioni siano la letteratura e la filosofia, sono laureanda in Informatica Applicata all'Università di Urbino Carlo Bo. Scrivo nella sezione di filosofia per Sistema Critico. Sfogo la mia passione per la scrittura e la poesia su un piccolo blog personale.