Amor vincit omnia – Il Caravaggio Giustiniani

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“C’è un tale Michelangelo da Caravaggio che a Roma fa cose notevoli […] costui s’è conquistato con le sue opere fama, onore e rinomanza. […] egli è uno che non tiene in gran conto le opere di alcun maestro, senza d’altronde lodare apertamente le proprie”.

Karel van Mander, pittore e biografo fiammingo, descriveva con queste parole le abilità e la mentalità di un genio che ha saputo scuotere dal profondo il mondo dell’arte. Ancora oggi il pennello e la tavolozza di Caravaggio sono in grado di sconvolgere e di affascinare, tanto che nell’ultimo anno si sono prodotti libri, film e un gran numero di eventi relativi al genio lombardo. Tra tutti i suoi quadri uno in particolare fece molto parlare di sé tra i contemporanei, sia per il soggetto rappresentato, sia per le storie che circolavano dietro la sua creazione: stiamo parlando dell’Amor vincit omnia.

Il dipinto, realizzato tra 1602 e 1603 e oggi conservato alla Gemäldegalerie di Berlino, fu commissionato da uno dei protettori di Caravaggio, il marchese Vincenzo Giustiniani, grandissimo collezionista d’arte, e pagato 300 scudi. L’ Amor vincit omnia era l’opera più amata dal marchese tra quelle presenti nella sua collezione. Joachim von Sandrart, celebre pittore e storico dell’arte, ospite di Giustiniani tra 1629 e 1635, descrivendo entusiasticamente il soggetto racconta che il quadro, dietro suo consiglio, fu coperto con una cortina di seta verde scuro per poi essere mostrato come ultimo, durante i tour delle collezioni del marchese, per non togliere pregio agli altri numerosi capolavori esposti.

Su uno sfondo scuro si staglia, a grandezza quasi naturale, la figura luminosissima di un Cupido alato. Le fattezze del dio sono in realtà quelle di un ragazzino, non più che dodicenne, che ci osserva con sguardo malizioso e sfrontato. La sua pelle è liscia e sensuale, palpitante, ci restituisce un prodigioso naturalismo. Per metà in piedi e per metà seduto, tiene le gambe disposte come per mostrare appositamente il sesso, goffamente in equilibrio su di un tavolo. In mano tiene delle frecce disposte “casualmente” in linea col pube, un tripudio di libido e di erotismo.

Ai piedi di Eros sono disposti numerosi oggetti, esemplare repertorio per la natura morta barocca. Si è più volte cercato di comprendere il messaggio celato dietro al capolavoro caravaggesco, senza mai arrivare a una soluzione definitiva. Anni e anni di studi e di ricerche hanno portato molti esperti ad affibbiare diversi significati all’affascinante Cupido.

“Amor regge il suo regno senza spada”

Amor vincit omnia, particolare dell natura morta

Tutti gli oggetti sparsi sul pavimento simboleggerebbero un dominio particolare: il globo celeste, nascosto dietro la gamba, simboleggerebbe l’astronomia così come la musica è rappresentata dal violino, dal liuto e dallo spartito. La penna e i fogli richiamano la letteratura, le armi e la corona raffigurano  la guerra e il potere, la squadra e il compasso sono i simboli dell’architettura, mentre i fiori e l’alloro richiamano la natura. L’amore, rappresentato dalla sua divinità per eccellenza, sovrasta ognuno di questi “domini”. Non sono naturalmente  frutto di una scelta casuale. Vincenzo Giustiniani era infatti fortemente interessato ad ognuna di esse. Amor vincit omnia recita il famoso verso di Virgilio et nos cedamus amori ci fa intendere Caravaggio attraverso la non perfetta condizione di ogni singolo oggetto. A dare ancora più peso a questa ipotesi vi è, rappresentato a terra, un manoscritto con una V sopra a richiamare il nome del poeta romano.

“L’ Amore vero non si vende e non si compra”…forse!

Caravaggio, Amor vincit omnia, particolare

Altra interessante ipotesi è quella che vede lo stesso marchese adombrato dietro la figura di Cupido, Amor Vincit Omnia simboleggerebbe infatti tutte le “conquiste” di Vincenzo Giustiniani. l’atteggiamento del ragazzo, a gambe divaricate, rimanda a un codice simbolico utilizzato nel senso di vittoria. Lo stesso Giustiniani non ha mai nascosto il suo amore viscerale per questa tela e, ad aumentare la veridicità di questa tesi, ci si mette anche la strana posizione di squadra e compasso, a detta di molti, disposti appositamente per alludere alle iniziali dell’importante committente (V.G.).

L’idea del marchese “maestro e signore di tutte le arti” è propria della filosofia neoplatonica di Marsilio Ficino, condivisa da Giustiniani e assai diffusa tra la nobiltà dell’epoca. Il Marchese non solo fu un abile musicista, scrisse addirittura un “Discorso sopra la musica”, ma si distinse anche per le sue abilità di costruttore. La V sul libro, a rigor di logica, non sarebbe altro che l’iniziale del suo nome. Molti storici dell’arte pensano che Caravaggio, nel dipingere le ali del dio, abbia preso a modello delle ali d’aquila, animale che compare nello stemma di Casa Giustiniani. Lascio al lettore le proprie conclusioni.

“Dov’è l’Amore, l’occhio corre”

Ci si è poi chiesti chi sia il misterioso giovane che ha prestato le fattezze a Cupido. Il modello è sicuramente Francesco Boneri, meglio conosciuto come Cecco del Caravaggio, uno dei ragazzi che seguì il pittore lombardo a Roma, nonché probabilmente suo amante, almeno fino alla rocambolesca fuga verso Napoli. Non sono pochi gli studiosi che hanno messo in relazione la loro presunta relazione con lo spiccato erotismo della tela: Cupido, aprendo le gambe in quel modo, sembra quasi invitare all’atto sessuale. Intorno al 1650 l’antiquario inglese Richard Symonds, visitando la collezione Giustiniani, annotò questo pensiero: “Checco del Caravaggio lo chiamano fra i pittori, è il suo ragazzo, capelli scuri, due ali, raie, compasso, liuto, violino, armi e alloro. (…) Era il corpo e faccia del suo ragazzo o servitore che giaceva con lui”.

Già pochi decenni dopo la morte del grande Caravaggio circolavano insistenti voci sulla sua presunta omosessualità e alcuni studiosi ritengono questo dipinto la prova inconfutabile. Qualsiasi sia la verità sorprende una rappresentazione così contraria al pensiero del tempo, dimostrando quanto fosse moderna la mentalità del committente, che, ricordiamo, era una delle persone più colte della Roma del suo tempo.

conclusione

È molto probabile che l’Amor Vincit Omnia fosse stato commissionato in occasione di una matrimonio in Casa Giustiniani. Simili mitologie cariche di erotismo erano solite venir richieste in caso di festività nuziali e non sono affatto rare, basti pensare alla Nascita di Venere di Sandro Botticelli.

Caravaggio ha saputo stregare miriadi di osservatori con questo capolavoro, continuando a farlo tutt’oggi nelle sale berlinesi in cui è esposto. Il suo pennello, così importante per la storia dell’arte, è stata capace di infondere la vita alla tela e di immortalare per sempre la gloria del nobile marchese. Non esiste opera d’arte senza una propria leggenda e una vita tormentata come quella di Michelangelo Merisi è stata nei secoli raccontata in modo sempre più popolare e romanzata. Che sia anche questa una delle chiavi del suo immortale successo?

Danilo Sanchini

https://www.smb.museum/en/museums-institutions/gemaeldegalerie/home.html

Bibliografia:

  • A. Graham-Dixon, Caravaggio: A Life Sacred and Profane , Penguin Books, 2010
  • S. Zufi, Caravaggio, Mondadori, 2007
  • P. Daverio, Philippe Daverio racconta Caravaggio, Giunti, 2017
  • R. Contini, R. Grosshans, J.Kelch, R. Michaelis, H. Nützmann,  Gemäldegalerie Berlin: 50 Meisterwerke, Scala, 2001
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