1968 NELLA NOTTE DEL 19 GIUGNO

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Maggio 1968. Excursus storico necessario all’apertura della 3° serata della 54° Mostra del Cinema di Pesaro. “Il ’68 non si è fatto dall’oggi al domani, si è preparato lentamente” afferma il regista ospite in serata, il francese Marc ‘O, poco prima della proiezione del film “Les Idles”. Infatti, nella notte del 19 giugno, sono stati ricalcati temi ardenti, che ci hanno riportato con la mente alla fine degli anni ’60, quindi alle accese proteste cui diedero vita registi, attori e lavoratori del mondo dello spettacolo. Furono eventi che coinvolsero la stessa Mostra Internazionale del Nuovo Cinema e che ebbero le conseguenze più importanti al Festival di Venezia e di Cannes. Il cinema di quegli anni, come ogni altra forma d’arte, s’intende, era sentito come un “mezzo di critica, un orizzonte culturale essenziale, rivendicabile come proprio”, non solo come un passatempo suggestivo. Doveva essere uno strumento attivo che poteva e doveva accendersi anche in un così ardente periodo di movimenti di protesta, in un periodo in cui ai minori di 14 e 18 anni veniva imposta la censura di film che potevano definirsi troppo “avanzati” e in cui riecheggiava il continuo frastuono di una Guerra del Vietnam che le nuove generazioni, con gli occhi velati da un senso di giustizia ed equità, percepivano come inutile. Eccolo, il cinema risponde, e rispondono gli spettatori. Alla domanda “Il cinema ancora vive?” hanno provato a rispondere proprio due testimoni del furor del 1968, presenti in serata: Bruno Torri, presidente del comitato scientifico della 54° Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, e il regista francese Marc’O, ospite in occasione della proiezione del film Les Idles. Il primo ha sottolineato le grandi proteste accorse in quegli anni, quando il Sindacato dei Lavoratori aveva indetto uno sciopero dopo al divieto di proiezioni cinematografiche libere. Le proteste volevano mettere in discussione una macchina del cinema che forse iniziava a spegnersi, una macchina cui bisognava ricordare che “Il film è pura verità ventiquattro volte al secondo”, che “bisogna contrapporre la realtà del Cinema al cinema della Realtà”. Ed è qui che interviene il regista francese Marc ‘O, ospite con la sua produttrice Cristina Bertelli, sottolineando come, durante il festival del cinema pesarese del ’68, egli fosse stato invitato, pur non avendo potuto partecipare a causa degli innumerevoli e sentiti scioperi cui parteciparono diversi membri dello spettacolo. In questa cornice rivoluzionaria non può non inserirsi il film di stampo satirico “Les Idles”, di prima produzione teatrale. Diventato, nel 1968, un’opera cinematografica, fu inizialmente censurato e proiettato solo nel 1973. Gli idoli incarnati dai tre personaggi Gigi, Charly e Simon, definiscono i binari di un’industria culturale e cinematografica in cui il successo viene equiparato al profitto, perdendo così le sue connotazioni di forma d’arte che ne costituiscono la ricchezza. Una satira pungente e accesa da toni vocali esasperati e iperbolici, che fa da cornice a un vero e proprio musical, che non dimentica di mostrare le conseguenze che tale realtà ha su un uomo e una donna che finiscono per perdere sé stessi solo per ritrovarsi intrappolati nella gabbia di un successo che li consumerà completamente, li schiaccerà fra i mortali ingranaggi che muovono la grande macchina dell’industria culturale. Ecco come riemerge il ’68, la concezione del cinema come strumento di critica e oggetto salvifico: i personaggi vivono negli anni ’60 e sono i protagonisti di uno show che li esalta fino al ridicolo, prima rendendoli idoli delle folle, poi schiavi della loro stessa immagine, per gettarli poi via, non appena la loro “forza magnetica” perde la presa che esercitava sul pubblico. Les Idles è pertanto una dimostrazione della perdita del ruolo del cinema nel contesto degli anni ’60 e della straziante esaltazione di un’industria composta da attori, cantanti e brillanti vestiti che sono pilotati da dinamiche finalizzate all’ottenimento di un sempre maggior profitto, a una prima forma di audience che quasi diventa un’evasione dalla realtà vera e propria, che si trova al di là dello spettacolo e di cui lo spettacolo dovrebbe essere l’incarnazione migliore. E soltanto al termine della visione di Les Idles lo spettatore si guarda intorno, alza gli occhi e, leggendo “the fin”(la fine), si chiede se allora questo film sia davvero così attuale, così attuale da spaventarsi.

Francesca Vannini

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