IL CINEMATOGRAFO

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Ossia la macchina che descriveva il movimento 

Negli ultimi anni del diciannovesimo secolo, i fratelli Auguste Marie Louis Nicolas Lumière e Louis Jean Lumière lanciarono il loro Cinematographe (neologismo formato dall’unione delle parole greche Kìnema, movimento, e gràpho, descrivo) e fu da quel momento che ebbe inizio la storia di una delle forme d’arte più apprezzate al Mondo. È però d’uopo ricordare che già in precedenza erano state create macchine capaci di mostrare immagini in movimento, come il Kinetoscopio di Thomas Alva Edison, “antenato” di qualsiasi proiettore cinematografico.

La macchina dei fratelli Lumière però fu rivoluzionaria sotto diversi aspetti. Grazie a un sistema chiamato meccanismo a griffa o semplicemente griffa, che venne per la prima volta utilizzato al fine di spostare la pellicola, permetteva di proiettare una sequenza di fotografie scattate in rapida successione, la quale dava allo spettatore l’impressione del movimento. Inoltre, pur utilizzando una pellicola molto simile a quella scelta da Edison, il tipo per cui optarono i Lumière presentava una perforazione che constava di un unico buco su ogni lato del fotogramma ed era lunga circa quindici metri.

Il primo film proiettato fu La Sortie de l’usine Lumière (L’uscita dalle officine Lumière), di cui esistono almeno tre versioni differenti e che è comunemente considerato come punto di inizio della storia del Cinema.

In quel periodo, numerose furono le invenzioni in grado di sfruttare immagini in movimento, ciononostante vi era un altro aspetto che permise alla creazione dei due fratelli di imporsi sulle altre. Il Cinematografo infatti poteva fungere sia da proiettore, che da macchina da presa (bastava semplicemente cambiare una lente per convertirlo nell’uno o nell’altra) ed era facilmente trasportabile.

Per quel che concerne la pellicola che doveva catturare le immagini, essa era in bianco e nero, tuttavia esistevano già procedimenti in grado di colorarla a riprese terminate, come ad esempio il viraggio, vale a dire l’immersione della pellicola in sostanze coloranti trasparenti, o la colorazione a mano, in cui veniva colorato ogni singolo fotogramma, seppur in maniera approssimativa. Solo negli anni venti del ‘900, si assisterà all’introduzione del Technicolor, caratterizzato da colori saturi e molto più realistici e reso celebre da film come Il Mago di Oz, diretto nel 1939 da Victor Fleming, che nello stesso anno girò anche una delle sue pellicole più famose, Via col vento.

Nel corso degli anni, l’evoluzione della creatura dei fratelli Lumière avrebbe permesso a innumerevoli cineasti di stupire decine di spettatori con riprese spettacolari, rese possibili grazie al maggiore grado di versatilità raggiunto dagli strumenti di ripresa, basti pensare alla tecnica del cosiddetto piano sequenza, cioè alla variazione di una sequenza attraverso un’unica inquadratura, spesso caratterizzata da una considerevole lunghezza. È merito di Edison e del suo Kinetoscopio, dei fratelli Lumière e del loro Cinematografo, se oggi possiamo avere la fortuna di sederci dentro una sala cinematografica e lasciarci stupire dalle immagini che riempiono lo schermo e che ci permettono sia di sognare, sia di riflettere sulla realtà che si muove frenetica intorno a noi, perché sono quasi sempre i sogni ciò che spinge gli Esseri Umani a provare a rendere il Mondo più vivibile.

 

Piermarco Paci Fumelli

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