Perché il PD non riuscirà a rifondarsi

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Il minimo storico del 19% raggiunto dal PD alle ultime elezioni rende urgente rifondare il (fu) Partito Democratico. Nato dall’idea di una grande formazione politica progressista, che unisse moderati ed ex comunisti, con una forte vocazione maggioritaria, il PD sembra ormai un progetto politico finito. Che ne sarà del centrosinistra? Da dove bisognerà ripartire?

A quattro mesi dalla Waterloo elettorale le risposte non possono che lasciarci un po’ perplessi.
Renzi se ne andato, o almeno ha fatto finta, ma credere che cambiando il segretario si risolvono i problemi di un partito in crisi nera ben da prima che arrivasse Renzi è abbastanza puerile.
Calenda ha proposto un Fronte Repubblicano contro i populismi imperanti, peccato che non venga messo in discussione niente di tutto quello che è stato fatto dal governo nell’ultima legislatura. Come se si potesse non prendere sul serio il segnale dato dagli elettori. Tanto gli elettori che vuoi che capiscano? Se perdiamo le elezioni non è mica per colpa nostra, è colpa degli elettori che, come al solito, non ci hanno capito niente. Non hanno capito che la Boschi vale Nilde Iotti, che Renzi è il nuovo De Gasperi e che Salvini è solo un Hitler senza baffetti.
Insomma, nessun ripensamento, nessun mea culpa. Allora cambiamo tutto (il nome) per non cambiare nulla.

La verità è che se il PD si vuole rifondare seriamente dovrà far molto di più che cambiare nome e segretario. Sarà un processo lungo, occorrerà ricucire con la propria base, ritornare nei territori, riscoprire l’empatia e chiarire la propria identità. Un primo passo potrebbe essere quello di smetterla di dare del cretino-fascista agli elettori altrui.

E invece non assistiamo a niente di tutto questo. Nessuna alternativa proposta. Renzi & Co hanno puntato tutto sulla disfatta degli avversari. Peccato però che la Lega stia volando nei sondaggi, i 5 Stelle tengano botta poco sotto il 30% e il consenso di cui gode il governo è largamente maggioritario nell’opinione pubblica. E il PD? Fermo al 18%.
Il loro piano sembra quello di tifare per la catastrofe e prepararsi a raccogliere i cocci, peccato che la catastrofe la vedano solo loro per ora.

Occorre cambiare classe dirigente, volti nuovi. E invece non se ne è ancora andato nessuno.
Nel PD sono rimasti due tipi di politici: i rottamatori e i sopravvissuti alla rottamazione.
I sopravvissuti si sono salvati dalla rottamazione renziana, questo li ha resi più forti, chi glielo fa fare ora di andarsene dopo aver fatto di tutto pur di rimanere in sella al partito?
I rottamatori hanno lottato per conquistare la guida del partito, ora che ce l’hanno non la molleranno. Erano bersaniani finché Bersani non ha “non-vinto” le elezioni, sono diventati renziani subito dopo ed ora non ho dubbi sul fatto che saliranno nel carro del prossimo vincitore.
Sempre che questo giro ci sia ancora un carro su cui salire.

I volti da cui si ripartirà son questi, qualcuno aveva realmente creduto alla rifondazione?

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