Al cinema 80 anni dopo – Il viaggio del Führer in Italia

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Era il 3 maggio 1938, Hitler e i vertici del terzo reich vengono accolti al Brennero da Achille Storace e  Filiberto Ludovico di Savoia. Il convoglio contava tra le sue file gli esponenti più importanti della gerarchia Nazista: il Fuhrer, Rudolf Hess, Goebbels, Himmler e Von Ribbentrop . La sfilata imperiale attraversò  Roma, Napoli e Firenze, per poi tornare in Germania l’8 agosto.

L’incontro tra Mussolini e Hitler troverà  riscontro positivo nella popolazione che li accompagnò per l’intero viaggio. Numerosissime furono le interpretazioni dell’incontro: si volle sottolineare una forte diffidenza fra i  due alleati, l’indifferenza  del papa che non parlò dell’incontro nei giorni successivi. Il disprezzo di Vittorio Emanuele, celato il più possibile, verso Hitler e il regime tedesco.

dal 2018 si contano  80 anni dall’unico viaggio del Fuhrer fuori dai confini dell’impero tedesco. Vorrei quindi , attraverso tre opere cinematografiche, ricordare un evento storico che cercò di mascherare dietro alla scena propagandistica diverse sfumature contrastanti.

 

“L’uomo che non cambiò la storia”

Lanciato alla 73 edizione del festival di Venezia. Prodotto dall’istituto luce, alla  regia del film il giornalista e lo scrittore Enrico caria.

Il film riprende la storia del professore Ranuccio Bianchi Bandinelli. Tra i padri dell’archeologia moderna, massimo studioso d’arte romana, fu scelto da Mussolini come guida tra le bellezze italiche durante il soggiorno di Hitler.

Storia che sembra banale, se non per il fatto che il professore era, nel privato, un antifascista (successivamente lo dimostrò anche pubblicamente ).

Bandinelli fu costretto ad accettare la proposta, essendo dipendente pubblico, e a guidare il Fuhrer. Molto interessanti sono gli appunti, ritrovati successivamente, nei quali il professore annotò un suo possibile attentato ai due dittatori.

Si rese conto infatti di avere libera scelta sul programma e del fatto che non erano previste perquisizioni.

Ma il professore non riuscì a cambiare la storia, perché non trovò il coraggio di seguire quel piano e si limitò ad accompagnare i due. Nel film si ribalta il ruolo del protagonista, a suo agio in mezzo alle opere d’arte, lasciando in ombra i due illustri turisti. Verrà ritrovato tra i suoi appunti un racconto divertito e irriverente dei due grotteschi dittatori messi a confronto. Un ritratto  di due folli che sbiadivano di fronte al bello.

 

“Il viaggio del Fuhrer  in Italia”

Documentario dell’istituto Luce. Prodotto nel 2005 con la consulenza storica di Piero Melograni ( il quale si occupò già in passato della vicenda) e la regia di Leonardo Tiberi . È un efficacissimo ritratto di come l’Italia cadde nell’abisso , attraverso l’abbraccio mortale del 1938 con la Germania nazista. Dal documentario si può ammirare la grandezza della propaganda e della scenografia del regime. Folle oceaniche e parate militari sottolineano la grandezza del momento.

 

“Una giornata particolare”

Lascio per ultimo il più famoso, e tra la filmografia che si occupa del caso quello che si spinge più ai margini della vicenda. Sviscerandone una storia che vuole sottolineare la bassezza del regime.

Una giornata particolare è un film del 1977 diretto da Ettore Scola.

Presentata in concorso al 30º Festival di Cannes, ricevendo, tra altri, due candidature al Premio Oscar, per il miglior film straniero e per il miglior attore, a Marcello Mastroianni.

Storia che tratta della vita di due persone: Antonietta( Sophia Loren) e Gabriele (Marcello Mastroianni). La prima costretta a una vita di casalinga, relegata in casa ad occuparsi di sei figli, sposata con un fervente fascista e il secondo, omosessuale e antifascista, abbandonato dal mondo e tentato dal suicidio. I due si conoscono, alle loro spalle è in scena la parata imperiale  a Roma. Finiranno col consumare un rapporto d’amore, che si concluderà a causa del confino in Sardegna di Gabriele, sempre per il suo orientamento sessuale.

Bellissime le scene finali che seguono Antonietta durante e dopo l’abbandono di Gabriele, a emblema della tristezza del ritorno alla vita precedente.

Claudio Mariani

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