Le ragazze terribili

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Terribile: ciò che incute un senso di terrore, di paura; qualcosa di straordinariamente intenso con riferimento a qualità positive, in misura eccezionale. Questo è quello che c’è scritto sotto il termine terribile nel dizionario della lingua italiana. Ma cosa è veramente terribile? Sicuramente da oggi in avanti, le giovani ragazze della nostra nazionale di pallavolo femminile.

Le “ragazze terribili”, così le chiamano. Sono le 14 pallavoliste della nazionale, guidate dal coach Mazzanti. Che dire, ragazze sono ragazze, abbiamo una squadra con un’età media di appena 23 anni. Ma sono anche terribili, eccome se lo sono. Sin dalla prima partita si era intravista una grinta pazzesca, una voglia di lottare su ogni pallone, un bellissimo fuoco dentro. Terribili, perché partita dopo partita sono cresciute, insieme, buttandosi con il cuore su ogni pallone. Ed è proprio grazie a questa grinta, alla più che positiva “follia giovanile” e con l’esperienza di giocatrici ormai navigate come sono Lucia Bosetti e Monica De Gennaro, se dopo 16 anni siamo riusciti a tornare sul podio di un campionato mondiale.

Le ragazze sono salite sul podio è vero, ma un gradino appena sotto al primo posto, appena sotto. 15-12, questo è stato il risultato finale del tie-break che ha deciso la finale del campionato mondiale. Tre punti, ecco quanto ci è mancato per arrivare alla vittoria. Tre punti che avrebbero potuto farci salire sul gradino più alto. Una sconfitta che fa male, senza ombra di dubbio. Partita dopo partita le ragazze e coach Mazzanti ci hanno sempre più creduto. Partita dopo partita anche noi tifosi, o semplicemente italiani, abbiamo iniziato a crederci. Ma nonostante quei pochi punti di scarto, credo che questa sia una di quelle volte in cui l’orgoglio di aver portato a casa una medaglia, di aver fatto sognare una nazione e di averci provato fino alla fine, debba superare il peso di una sconfitta. Sono orgoglioso, anzi, direi che tutti quanti noi dovremmo esserlo, del risultato di queste ragazze. Oggi, ma forse sin dall’inizio del torneo, hanno dimostrato che possono starci a questi livelli, alti. Ci possono stare eccome.

Solo la Serbia ha fermato il percorso della nostra giovane nazionale. Una Serbia forte e compatta, trascinata da una inarrestabile e MPV della competizione, Tijana Bošković. Ma nonostante questo, quello che più conta a mio avviso non è il risultato ma bensì l’atteggiamento delle ragazze. Con le loro prestazioni, sono diventate un brillante esempio di unione, solidarietà, spirito e sacrificio. Vedere come si abbracciavano dopo un punto vinto o come si supportavano dopo uno perso, mi ha ricordato quanto sia bello lo sport. Si perché all’interno del campo non esistono distinzioni sociali, colore della pelle o altro, si lotta tutti insieme per cercare di dare il meglio, sempre. Questo è sicuramente il messaggio più bello che ha mandato questa nazionale. Una freschezza primaverile e una salda unione tra tutte le ragazze e il coach.

Queste ragazze sono state terribili perché sono state semplicemente eccezionali. Forse nessuno di noi si aspettava un percorso del genere, eppure loro, insieme, lo hanno perseguito fino alla fine. Che altro dire, credo che questo cammino mondiale possa essere visto come una grande vittoria, se non per il presente quanto meno per il futuro. Mi piace pensare che con il tempo venga sempre dato più risalto anche a questo fantastico sport, anche in una società come la nostra che risulta essere discretamente calciocentrica. Queste imprese meritano spazio, visibilità perché sono delle vittorie nazionali. Vittorie portate a casa con sacrificio e devozione. Vittorie contro la discriminazione, di ogni genere e contro lo scetticismo generale. Con questa prima grande vittoria, mi auguro, anzi intravedo, un futuro per l’Italia sempre più roseo.

Grazie ragazze.

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About Author

Andrea Belegni, anconetano doc, classe 1997. Attualmente studio Scienze Umanistiche curriculum filosofico presso l’università di Urbino Carlo Bo. Mi piace vedere la filosofia e la storia con una funzione attiva e non solo narrativa, per questo cerco di applicare queste due discipline a casi quotidiani, reali e contemporanei. Sono attivo nel campo della politica e amo scrivere. Appassionato di sport, cerco di seguire ogni disciplina. Scrivo su Sistema Critico ormai da un anno e mi occupo di Filosofia e Storia.

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