Davy Jones

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L’amore che trascende i propri limiti e conduce alla distruzione

È ormai un’opinione comune quella di considerare le pellicole di intrattenimento come qualcosa di scarso valore, come opere incapaci di comunicare messaggi profondi o di analizzare temi complessi. Nella nostra epoca sempre più persone le criticano, accusandole di creare una visione distorta della Realtà e di allontanare la nostra attenzione dalle vere problematiche della vita. Sembra quasi che ogni giorno nascano nuovi Professor Guidobaldo Maria Riccardelli pronti ad accusare gli altri di non capire nulla di Cinema.

Cercando di rovesciare codesta linea di pensiero oggi più che mai imperante, vorrei focalizzare la mia attenzione su una saga cinematografica che non brilla certo per realismo o serietà, ma che, con tutti i suoi limiti, è riuscita a tratteggiare un personaggio tragico e profondo con il quale è difficile non riuscire a immedesimarsi o almeno a empatizzare.

Odi et amo

Era il 2006 quando, nei cinema di tutto il Mondo, uscì il secondo capitolo della trilogia di Pirati dei Caraibi diretta da Gore Verbinski, con il titolo italiano di La maledizione del forziere fantasma (Pirates of the Caribbean: Dead Man’s Cheast). Da molti considerato come il miglior episodio della saga, esso introduce per la prima volta sullo schermo il personaggio di Davy Jones, un pirata immortale che ha il compito di trasportare verso l’Aldilà (verso lo Scrigno di Davy Jones) le anime di coloro che sono morti in mare. E già qui possiamo cogliere un riferimento alla mitologia, dato che è evidente la reinterpretazione in chiave piratesca di una delle divinità ctonie che popolano l’Oltretomba, Caronte, colui che traghetta le anime dei defunti al cospetto di Ade, il signore del regno dei morti.

Il suo aspetto è mostruoso, poiché appare come un ibrido che risulta dall’unione fra un essere umano e diverse creature marine. Il suo volto è coperto dai tentacoli di un polpo (animale che viene considerato un messaggero degli abissi), al posto di una delle sue braccia vi è una grossa chela di granchio. Anche il suo comportamento ci porta a identificarlo, almeno inizialmente, con un essere di pura malvagità che offre agli uomini la vita eterna, una vita libera da ogni vincolo o limite. Pare un ingannatore (non a caso i membri della sua ciurma lo chiamano Diavolo) che illude le persone per poi mostrare loro quanto gli umani desideri siano nient’altro che cenere. Ma la realtà è ben diversa e va oltre l’apparenza.

 

Le leggende che aleggiano attorno al personaggio di Davy Jones sono molteplici e molti dicono che egli abbia scelto di diventare ciò che è per amore di una donna impetuosa come il Mare, mentre altri affermano addirittura che egli si fosse innamorato del mare stesso, ma queste sono solo diverse versioni di un’unica verità.

Il suo amore impossibile per Calipso, una divinità talassica imprevedibile, potentissima e al di là della sua natura di semplice marinaio, lo porterà a compiere un gesto estremo come quello di cavarsi il cuore dal petto, si condannerà cioè a rinunciare a ogni fugace gioia della vita e obbligherà sé stesso a un’interminabile esistenza in bilico fra odio e amore. Questa dicotomia, resa alla perfezione dalla colonna sonora composta da Hans Zimmer, che accompagna il suo dramma con strumenti solenni, come l’organo, e malinconici, come il carillon, renderà evidenti anche a livello fisico i tormenti che consumano la sua anima, deturpandone completamente l’aspetto esteriore.

https://www.youtube.com/watch?v=ZDIns7pDIio

Egli incarna alla perfezione il senso etimologico della parola cattivo (dal latino captivus, che significa prigioniero) e non potrà mai liberarsi dalla prigione che si è costruito attorno e che lo ha trasformato in qualcosa che non era mai stato. La stessa Calipso, in uno dei pochi momenti che li ritraggono assieme, prova a fargli notare questa sua situazione: «Molte cose sei stato, Davy Jones, ma mai crudele» gli dice. «Tu hai corrotto il tuo compito e corrotto te stesso e hai nascosto a me ciò che per sempre doveva essere mio».

Eppure egli è ormai privo di speranza e mai potrà guarire le sue sofferenze. Il Fato lo ha condannato e non c’è modo di salvare chi si ostina a reprimere la propria natura, non c’è modo di redimere un antagonista che combatte contro sé stesso. Ciò che lo porta a compiere le azioni peggiori è la sua ostinazione a negare l’Amore che vive dentro di lui, quella spinta verso la vita che considera un’orrenda colpa.

La sua storia raggiungerà l’apice nel terzo capitolo della saga, Pirati dei Caraibi: Ai confini del Mondo, dove Davy Jones troverà la Morte e cadrà all’interno di un maelström, riunendosi con il mare che aveva da sempre amato e, allo stesso tempo, odiato.

 

Piermarco Paci Fumelli

 

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About Author

Piermarco Paci Fumelli, pesarese, classe 1996. Dopo aver conseguito la Maturità Classica, ho iniziato a studiare Scienze Biologiche all'Università Carlo Bo di Urbino. Per Sistema Critico, scrivo articoli inerenti all'ambito scientifico e cinematografico, di cui sono un grande appassionato.

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