“Niente di personale”… o forse sì

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Qualche giorno fa, in quel di Urbino, abbiamo avuto il piacere di partecipare alla presentazione del libro “Niente di personale” di Roberto Cotroneo. L’incontro ci ha lasciato diversi spunti di riflessione su tematiche attuali, quali: switch culturale e cambio generazionale. Ma partiamo dal libro; niente di autobiografico ma tanto di personale, come a smentire il titolo. Irraccontabile, come voluto dall’autore. Quest’ultimo ha la pretesa di voler raccontare qualcosa che molti non sono più capaci di raccontare: un nuovo mondo di paradigmi confusi, un paese irrisolto, un’identità sfocata e l’evoluzione di una società, quella italiana. Si è passati dall’odio degli attentati tra fazioni politiche all’entusiasmo dei mondiali di Spagna ‘82, in un lasso di tempo troppo breve. Ciò ha segnato così un punto di rottura tra due epoche, che forse non è mai stato risanato.

L’autore parla infatti di differenze abissali tra due generazioni: la prima improntata al pluralismo mentre la seconda all’individualismo. Lo dimostrano i tanti aneddoti raccontati minuziosamente dall’autore, spaccati di quotidianità vissuti dal protagonista: un navigato scrittore con esperienza nel mondo dei giornali e della cultura, che non si ritrova più nel contesto in cui vive da sempre. Una Roma rarefatta e logora, chiaramente ripresa da “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino, dalla quale l’autore dichiara di essersi lasciato ispirare, tanto da permettersi di far iniziare il proprio romanzo laddove termina la pellicola. L’influenza della capitale era inizialmente ancora più forte in quanto prestava il proprio nome al titolo (provvisorio) del libro, che nel primo manoscritto doveva per l’appunto essere “Roma”.

Il libro si propone come possibile ponte tra generazioni lontane che non comunicano più tra di loro. Anche perché forse sono cambiati i linguaggi; la società di oggi può essere identificata come la “società del cinema”, il quale ha una grande influenza sulla nostra vita. Ad esempio portando una nuova concezione di amore romantico che era prima veicolata dalla letteratura e che dimostra come, per quanto cinema e letteratura si intreccino, restino due linguaggi completamente diversi.

Ci sentiamo di consigliare questa lettura in quanto ricca di input capaci di stimolare in noi delle riflessioni e piena di rimandi al passato. Un passato che agli occhi di molti risulta lontano e sconnesso, ma che in verità si trova semplicemente dietro l’angolo, tutto da riscoprire.

Andrea Belegni, Elena Fracassi

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About Author

Andrea Belegni, anconetano doc, classe 1997. Attualmente studio Scienze Umanistiche curriculum filosofico presso l’università di Urbino Carlo Bo. Mi piace vedere la filosofia e la storia con una funzione attiva e non solo narrativa, per questo cerco di applicare queste due discipline a casi quotidiani, reali e contemporanei. Sono attivo nel campo della politica e amo scrivere. Appassionato di sport, cerco di seguire ogni disciplina. Scrivo su Sistema Critico ormai da un anno e mi occupo di Filosofia e Storia.

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