La rivoluzione gialla

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Possono passare gli anni ma come recita un famoso detto “Il lupo perde il pelo ma non il vizio” e questo è sicuramente il caso della Francia.

Sono passati tanti anni da quando si mise in atto una delle Rivoluzioni più significative di ogni epoca, nel bene e nel male. Eppure oggi, nel 2018, si potrebbe dire: eccoci, ci risiamo. Tutto farebbe presagire una nuova rivoluzione dettata dal malcontento sociale e probabilmente anche politico, non si può nascondere il rancore di una larga parte della popolazione francese nei confronti dell’attuale Presidente Macron.

Una domanda però è d’obbligo, si può parlare di rivoluzione oggi, nel 2018? I tempi sono cambiati, le situazioni anche e di certo le mentalità non sono più le stesse. In più di 200 si potrebbe affermare che è cambiato letteralmente il mondo. Quasi tutte le grandi monarchie sono scomparse, l’ardore della rivolta sembrerebbe essersi sopito e sicuramente, anche se parzialmente, le condizioni dell’essere umano sono generalmente migliorate. Sono anni che non si vedeva una manifestazione del genere, una vera e propria rivolta sociale all’interno di un periodo storico che risulta essere quasi immobile, privo di reazioni popolari nella maggior parte dei casi.

Chi sono i protagonisti di questa “Rivoluzione Gialla”?

Come si può evincere dal nome, sono un movimento di circa 282.000 persone che hanno deciso di indossare un gilet giallo, catarifrangente, uno di quei giubbotti che ogni automobilista è obbligato a tenere in macchina. Sono scesi per le strade di tutta la Francia andando ad occupare incroci, rotonde e facendo dei blocchi stradali. Ad oggi si contano più di 2000 presidi sparsi in tutto il paese. Perché si può associare questo movimento alla grande massa di persone che ribaltò completamente la Francia nel 1789? Sopratutto per la loro forte eterogeneità, si sono proclamati come un movimento “apolitico” e “cittadino”. All’interno di questa marea gialla si può trovare un po’ di tutto: donne, uomini, pensionati, precari, lavoratori dipendenti, gente di destra e di sinistra. Insomma, proprio per la Rivoluzione che fu, vi è un conglomerato di insoddisfazione, scontento e rabbia così evidente da superare ogni “barriera sociale e politica”, per così dire.

Il motivo di questa protesta?

Sicuramente sono molteplici, dallo scontento generale nei confronti dell’attuale Presidente appellato come “Presidente dei ricchi” o “Presidente arrogante” e della sua politica volta quasi esclusivamente a tutelare ed aiutare l’élite francese da lui rappresentata. Questo di certo ha segnato un forte frattura tra la figura presidenziale e il resto della popolazione francese medio-bassa. Vi ricorda qualcosa? Diciamo che anche qui possiamo trovare analogie con la Grande Rivoluzione, in cui molti protestarono contro il sovrano e i grandi privilegi che avevano le classi sociali più agiate. Si urlava al popolo, dal popolo e per il popolo. Volevano equità, pari diritti e la possibilità di partecipare attivamente alla vita politica. Proprio quello che, logicamente più o meno, stanno richiamando nelle vie francesi i “gilets jaunese”.

Oltre alla rabbia nei confronti del Presidente e degli arretrati politici, il motivo scatenante di questa protesta è stata la “Tassa Carbonio” pronta ad essere emanata da Macron.

Una tassa che prevede l’aumento del costo della Benzina e del Gasolio per utilizzare una parte del ricavato per avviare una transizione ecologica del paese. Un buon proposito, sicuramente, che però non è stato accolto affatto benevolmente dalla popolazione francese, sopratutto quella delle periferie della nazione. Su quella specifica parte della popolazione le spese di trasporto incidono in maniera importante ed ora con questo aumento graverebbero ancora di più sul reddito delle persone che si collocano in una fascia medio-bassa. Ora, per continuare la nostra piccola comparazione, quale fu il motivo scatenante della Rivoluzione settecentesca? Una nuova tassa sul pane con il suo conseguente aumento di prezzo. Anche qui quindi possiamo trovare una sorta di analogia, l’aumentare del prezzo di un bene fondamentale sopratutto per chi fa sempre più fatica ad ottenerlo.

Insomma, dopo questa breve analisi sembra facile delineare uno stretto parallelismo tra le due rivoluzioni.

Certamente come accennavo all’inizio i tempi sono cambiati e un paragone perfettamente calcante mi suona complicato farlo, eppure le analogie non mancano. La storia è circolare, anche se in maniera leggermente diversa, i tempi storici sono destinati a ripetersi come onde, come maree. E dunque viene spontaneo domandarsi, che impatto avrà questa “onda gialla” di malcontento? Ora è complicato riuscire a fare una previsione netta e ben delineata, sia per il pluralismo di questo movimento sia perché bisognerà capire se ci saranno delle speculazioni sopra. Del resto c’è già chi afferma che le opposizioni politiche siano pronte a manipolare questo enorme corteo. Una cosa è chiara, ora Macron si trova con le mani legate e in una posizione scomoda e delicata. Ha veramente pochissimo margine di manovra. La sua opinione pubblica si è ormai quasi sgretolata completamente, a breve ci saranno le elezioni europee e i sondaggi lo danno già in difficoltà. E in tutto questo quasi sicuramente l’Europa non ne giova, anzi, ancora una volta viene messa in seria difficoltà.

Come andrà a finire questa volta? Complicato dirlo. Ci sarà un dialogo tra le parti o si concluderà come nel 1789 con un  simbolico “taglio di testa” del sovrano?

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About Author

Andrea Belegni, anconetano doc, classe 1997. Attualmente studio Scienze Umanistiche curriculum filosofico presso l’università di Urbino Carlo Bo. Mi piace vedere la filosofia e la storia con una funzione attiva e non solo narrativa, per questo cerco di applicare queste due discipline a casi quotidiani, reali e contemporanei. Sono attivo nel campo della politica e amo scrivere. Appassionato di sport, cerco di seguire ogni disciplina. Scrivo su Sistema Critico ormai da un anno e mi occupo di Filosofia e Storia.

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