Il pensiero che non c’è

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«Qualcun altro, qualcos’altro, ragionerà per noi; non ci rimane che accettare tanta benevola assistenza ed evitare fatiche ormai rivelatesi inutili.

Se non fosse per il fatto che l’offerta ha una coda velenosa: le fatiche ormai inutili che siamo felici di evitare sono indispensabili per sviluppare la pratica del ragionamento; demandare tale pratica significa perderne il controllo»

Queste sono le parole del filosofo e docente universitario Ermanno Bencivenga.

Attualmente, viviamo una realtà dove i mezzi d’informazione e comunicazione proliferano.  Cellulari, tablet e computer sono parte integrante della nostra quotidianità; strumenti troppo veloci e potenti rispetto al tempo che il pensiero logico richiede. Con il risultato che ci abitueremo sempre più all’idea che qualcun altro, o meglio qualcos’altro, ragioni per noi.

Una sollecitazione continua

Oggi il frastuono sonoro, visivo e digitale crea un ef­fetto di continua sollecitazione a cui non si può non dare risposta, riduce lo spazio di pensiero e rende più facilmente succubi.

Bencivenga sostiene che stiamo assistendo ad una vera e propria mutazione antropologica che ci sta privando dell’elemento che caratterizza l’essenza della nostra specie: il nostro logos, il nostro essere “animali razionali”.

“L’animale razionale, in quanto pensa e ragiona, analizza quel che riceve, lo scompone … e lo ricombina in modi che meglio soddisfano i suoi bisogni e desideri”

Un mondo sempre più veloce

Ma perché tutto ciò sta avvenendo cosa è cambiato? E’ cambiato, dice Bencivenga, il mondo: viviamo in un mondo dove siamo sempre più tempestati di informazioni; un mondo veloce e rumoroso, mentre il Logos, il pensiero razionale ha bisogno di silenzio intorno, ha bisogno di pace e pazienza per svolgere il filo dei suoi ragionamenti.

E, se il frastuono e la fretta impediranno al logos di manifestarsi e farsi ascoltare, sarà la nostra parte “animalesca” a prendere il sopravvento.

Una mutazione antropologica

In questo modo, rischiamo che avvenga una vera e propria “mutazione antropologica”: un mutamento antropologico che potrebbe privarci del logos, della capacità di analizzare il mondo, scomporlo e ricomporlo nei modi che meglio soddisfano i nostri bisogni e desideri.

Saremo così privati di quello spirito critico necessario per non essere manipolabili e poter scegliere con la ragione.

La necessità di ragionare

La disponibilità eccessiva ed immediata di informazioni attraverso gli strumenti digitali sta rendendo obsoleta la necessità di ragionare.

La logica è inferenza, è partire da ciò che è noto per inferire l’ignoto, ed era una funzione cognitiva necessaria in un mondo dove c’era carenza di informazioni. Oggi non è più così: le informazioni ce le fornisce in ogni momento la Rete.

Stiamo procedendo verso un mondo di computer sempre più intelligenti a cui gli esseri umani stanno cercando di affidare (esternalizzandola) la funzione che gli era loro propria: quella di ragionare al posto loro.

In questo modo, viene meno la capacità di distinguere le informazioni attendibili dalle bufale, le fonti degne di fiducia da quelle sospette. Sarà più agevole adattarsi al mondo, ma non sarà più agevole giudicare il mondo e cambiarlo.

Il ruolo dell’educazione

E’ possibile combattere questa deriva della Ragione, contrastare la perdita del logos?

Occorre insegnare consapevolmente, applicando opportune strategie didattiche, la logica che in passato ci era trasmessa in modo automatico dalle nostre abitudini quotidiane.

Si può imparare a ragionare solo ragionando, anteponendo la “pratica” alla “teoria”.

Ciò che ci rende umani

La nostra specificità di esseri umani sta nella capacità di “pensare, ragionare e argomentare”, la capacità di usare la logica analitica, la capacità di analizzare messaggi e comportamenti e di valutarli in modo critico.

E, se la perdiamo, verrà esaltata la nostra “animalità”: seguiremo e imiteremo il nostro capobranco qualsiasi cosa ci dica e dovunque deciderà di condurci; non saremo in grado di discriminare tra i il contenuto dei discorsi e il modo di agire di un Hitler e quello di un M. Luther King.

Alice Mauri

 

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About Author

Alice Mauri, gradarese, nata nel 1997. Sebbene le mie passioni siano la letteratura e la filosofia, sono laureanda in Informatica Applicata all'Università di Urbino Carlo Bo. Scrivo nella sezione di filosofia per Sistema Critico. Sfogo la mia passione per la scrittura e la poesia su un piccolo blog personale.

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