I gilet gialli: la “rivoluzione nostalgica?

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Le proteste dei Gilet Gialli hanno portato un enorme scompiglio nella società francese, che lamentava l’aumento dei prezzi per gli idrocarburi ( per favorire la transizione ecologica) promosso dal governo Philippe. I moti hanno poi coinvolto decine di migliaia di persone in tutta la Francia, durando diverse settimane, , sono avvenuti  scontri tra manifestanti e celerini, la breve occupazione simbolica dell’arco di trionfo che è stato attuato senza l’autorizzazione del  sindaco e dei prefetti.

Nell’arco di quattro settimane si contano almeno 5 morti nelle proteste accidentali e un migliaio di arresti avvenuti; senza ignorare i danni economici dovuti dagli scontri.

Ora ,dopo questa veloce sintesi,  su questa mia affermazione si baserà l’articolo e potrà non piacere a molti:

“ Anche se è stato Macron ad aver causato le manifestazioni, non è lui la causa del malessere dietro alle stesse ”.

In questo pezzo non mi concentrerò su una presunta giustizia “morale”, ma

saranno invece le analisi sulle cause della protesta ad essere il centro dell’articolo.

Partendo da un primo punto:

La protesta non nacque per via di una ascissa , ma è stata semplicemente una goccia che ha fatto traboccare un vaso già pieno, ma di cosa?

Secondo l’opinione più diffusa “the <relative>  thing” sarebbe stata niente poco di meno che la conseguenza delle politiche neo-liberiste che hanno portato alla pauperizzazione di vasti settori della nazione, il presidente Macron sarebbe stato ritenuto  un continuatore di tali azioni più che un suo superamento.

Ed è per questo che la sua “luna di miele” con i suoi elettori sarebbe durata così poco, dopo solo un anno e mezzo di mandato.

 

Chiunque sostenga questo pensiero ritiene inevitabile una ulteriore radicalizzazione della politica francese, a favore della destra “sovranista” francese oppure della sinistra radicale.

Questa lettura però si scontra con un altro dato che è stato prettamente ignorato negli ultimi giorni.

Sebbene Macron possa rincorrere facilmente alla carica di “less-loved french president” di sempre,  alla pari del suo predecessore Hollande, nessuno dei suoi rivali politici ha avuto in incremento di popolarità.

Nessun partito politico francese ha avuto un miglioramento di consensi, solo una ulteriore frammentazione. Ritengo molto difficile che qualcuno di essi supererà il 30 % dei consensi alle prossime Europee.

 

I gilet gialli non sono dei rivoluzionari o dei “sabotatori“, come ad alcuni piace credere, ma un segnale sempre più marcato che la grande disillusione politica che sta attraversando tutte le recenti elezioni dell’occidente ha colpito anche la Francia.

Ciò che ha scatenato in molti la scintilla per la protesta non è la lotta al capitalismo o alla Europa rapace, ma un disperato ritorno a un tempo idealizzato e ritenuto più stabile.

Leggendo e intervistando il medio commentatore francese sui social, ho ritenuto che fino agli anni 90° il francese medio abbia  avuto un enorme senso di Grandeur nei confronti della propria nazione; ma dopo questo decennio   incominciò una latente crisi che sarebbe sfociata vent’anni dopo con le attuali proteste.

L’elezione per la presidenza di Chirac coincise con un aumento e del consolidamento del prestigio francese sul continente Europeo. Nonostante il suo conservatorismo economico/fiscale , la sua presidenza è ricordata con  maggior affetto rispetto a quella dei   suoi successori,  la maggior parte della sua attuale impopolarità deriva da indagini partite dopo il suo ultimo andato(2007).

I suoi due successori non furono più fortunati: Sarkozy dovette affrontare l’inizio della grande crisi nel corso del suo mandato e di un tentativo di implementare una politica interventista sulla scena internazionale la quale diede i risultati sperati. La politica economica fu una continuazione  ideale delle scelte di Chirac, ma si rivelarono insufficienti ad affrontare la crisi economica . Sotto il  mandato del suo predecessore  il numero dei disoccupati fissi o parziali stava aumentando  , dopo il 2008  però il numero esplose e tra il 2008 e il 2012 il numerò di disoccupati aumento enormemente . Favorendo la sua sconfitta nelle elezioni del 2012 a favore di Hollande, il candidato del partito socialista.

La amministrazione Hollande sua fu una presidenza estremamente difficile,  è difficile immaginare come sarebbe potuta andare meglio.

Era stato eletto con un programma di stampo socializzante ( idealmente ispirato allo celeberrimo pamphlet “indignatevi!”), ma dopo l’insediamento e il rischio di una costante fuga d capitali esteri e interni , finì col tentare di attuare una politica di contenimento delle spese  i cui effetti  si ripercuoterò  sulla vita del comune cittadino. La fine del suo mandato fu segnata  inevitabilmente ,non solo dallo riprendersi del terrorismo islamico, dalla ritenuta incapacità di affrontare con maggior piglio la recessione economica e di aver tradito le iniziali promesse elettorali; ritenuta, poiché a conti fatti l’economia francese era riuscita a passare  da una fase di recessione a una di  crescita economica. Ciononostante  la classe politica era divenuta sempre più bistrattata e mal considerata, senza contare che  i cittadini arabi/ francesi   sono da diversi anni sentiti   sempre di più come un peso estraneo alla società da un numero maggiore di cittadini, aumentando il numero di tensioni nel tessuto sociale. Anche fra chi non ha subito particolari contraccolpi dalla recente recessione oppure dagli atti di terrorismo,  la visione comune del paese    (dopo quattro mandati di tre presidenti diversi )  si era trasformata in maniera radicalmente diversa dagli anni 90°, diventando sempre più estremizzata  e meno moderata. Analizzando questo, era logicamente inevitabile che qualunque persona fosse  eletta nel Maggio del  2017 (Fillion, Macron, Lepen, Melanchon, Hamon) sarebbe divenuta quasi inevitabilmente  il presidente più impopolare di Francia . La protesta dei Gilet Gialli sarebbe  esistita comunque  , seppur  con altre motivazioni e sotto nome diverso.

A conti fatti, il disordine non è nato contro la figura di Macron o per protestare contro le sue idee politiche. Ma per via del fatto che a molti francesi lui rappresenti una figura istituzionale  a cui bisogna agire  invocando una forte rottura.

La causa del malessere che sta sdoganando in Francia (e in tutto l’occidente) è il risultato di un cambiamento della percezione che abbiamo del futuro ( non più visto come qualcosa di speranzoso, ma come qualcosa di lontano e senza speranza) a cui per reazione i pensatori e l’opinione pubblica di vari paesi ha cominciato o a idealizzare un passato forse mai esistito, oppure cominciare a rimettere in discussione le politiche e le scelte effettuate fino a quel momento come se si volesse “cambiare le regole del gioco globale”.

In poche parole, è un sentimento di protesta dettato da una specie di “nostalgia”.

Se a questa sensazione si unisce a problematiche reali, che sono sempre esistite ma sembrano uscite dai notiziari solo oggi, si avrà una minoranza violenta dedita allo scontro politico e una maggioranza non più silenziosa ma apatica, simpatizzante però di ogni elemento di rottura. Non importa quanto ipoteticamente catastrofico possa sembrare sulla carta, lo status quo della fine della storia di Fukishima si è rotto, la ” democrazia liberale” non è più invitante per un numero ampio di persone sempre più assordanti.

Staremo a vedere, se si tratta di una breve flessione o stiamo per assistere alla nascita di un mondo che ha rinnegato le ceneri di quello vecchio, nato dalle ceneri delle due grandi guerre europee.

Un “ideale” trainato per ironia della sorte da un sentimento “reazionario”, la nostalgia.

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About Author

Sono Edoardo Turco, laureando (torinese trapiantato a Milano) nella magistrale di scienze politiche della Statale du Milan;scrittore dilettante, filosofo mancato e lettore accanito. Dentro i"Sistema Critico" dal 2016.

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