Quando la Mafia uccise Gesù Bambino

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Il Natale è finalmente arrivato. Pranzi e cene interminabili ci accompagnano in questo periodo all’insegna di torrone e panettone per festeggiare la nascita di quel Bambino che con la sua esistenza avrebbe per sempre cambiato il mondo. L’immagine di quel neonato, adagiato in una mangiatoia e attorniato dai genitori, è divenuta una delle più amate dagli artisti di ogni epoca, una visione capace di far gioire, commuovere e rasserenare. Chi sarebbe in grado di “dichiarare guerra” a un bambino ancora in fasce? Sembrerebbe qualcosa di impensabile e di folle, eppure, in tempi recentissimi, la criminalità organizzata ha commesso i più efferati crimini contro il Bambinello. Il furto della Natività di Caravaggio, l’attentato di Via dei Georgofili e il rapimento dell’Aracoeli sono i più celebri delitti contro il Cristo in fasce e le cui ferite, lungo l’Italia intera, non sono ancora rimarginate. La Mafia ha dichiarato guerra al Natale.

Che fine ha fatto la Natività?

Erano le tre del pomeriggio di sabato 18 ottobre 1969 quando il custode dell’Oratorio di San Lorenzo a Palermo si accorge che la Natività con San Lorenzo e San Francesco di Caravaggio non è più al suo posto. Il dipinto, eseguito nel 1609 durante il periodo siciliano dell’artista, è (o forse bisogna dire era?) tra i meglio conservati della sua intera produzione. Maria, stremata dalla fatica del parto, guarda il suo bambino abbigliata come una qualsiasi contadina siciliana. Al suo fianco Giuseppe, rivolto verso uno dei pastori accorsi per omaggiare il Bambino, indica il Figlio dandoci le spalle. La Sacra Famiglia non sembra accorgersi della presenza dei due santi al loro fianco. Francesco e Lorenzo sembrano proiettati dentro una visione mistica mentre dall’alto compare un angelo dalle ali di rondine. Il messaggero celeste indica il Cielo rivolto al Bambino, immerso in una candida luce che rischiara il buio della stalla.

Caravaggio, Natività con San Francesco e San Lorenzo, 1609, disperso

Cosa Nostra come Erode

Le indagini portarono a ipotizzare un furto su commissione di Cosa Nostra. Da quel giorno non si ebbero più notizie sulla preziosa tela fatta eccezione per le diverse versione fornite da importanti pentiti mafiosi. Il pentito La Piana riportò che la tela fu sepolta nelle campagne palermitane ma nel luogo indicato non fu trovato nessun dipinto. Nel 1980 lo storico inglese Peter Watson dichiarò che un mercante d’arte gli avrebbe proposto la Natività. Watson accettò di incontrarlo ma il giorno stabilito si verificò il drammatico terremoto che devastò l’Irpinia, colpendo pure Laviano, cittadina in cui era stato fissato l’incontro che naturalmente saltò e con esso i contatti col mercante. Nel 1996 Giovanni Brusca promise la restituzione del dipinto allo Stato italiano in cambio di un alleggerimento del 41bis, il carcere duro per i mafiosi. Inutile dire che lo Stato si rifiutò categoricamente, rispedendo l’offerta direttamente al mittente.

Per Cosa Nostra la tela divenne un vero e proprio vanto, simbolo della vittoria sullo Stato e sul controllo del territorio e del patrimonio. Proprio per questo la Natività sarebbe esposta, a detta del pentito Salvatore Cancemi, durante le riunioni della Cupola, uno degli organi direttivi di Cosa Nostra. Più recentemente nel 2009 viene riferito da Gaspare Spatuzza che la tela venne affidata, durante gli anni ‘80, alla famiglia Pullarà che l’avrebbe nascosta in una stalla. Senza protezione la tela sarebbe stata danneggiata dai morsi dei topi e dei maiali. Una volta accortisi del danno irreparabile si decise di coprire il misfatto bruciando i resti di quella che era una delle tele più belle di Caravaggio. Durante il 2018 si viene a sapere che il boss Badalamenti avrebbe trasferito la tela in Svizzera dove un antiquario avrebbe scomposto il quadro in più parti per venderlo più facilmente sul mercato nero.

Gesù cancellato dal fuoco

Era una tiepida notte di fine maggio, le strade di Firenze sono deserte e la luna illumina i monumenti più famosi della città. Tra via Lambertesca e via dei Georgofili regna il silenzio, tutto scorre normale, le macchine parcheggiate e i piccioni che dormono appollaiati. Nulla di strano, pare una sera come tante altre…fino all’1 di notte. Un boato scuote Firenze e il fumo si alza alto tra i tetti. Una Fiat Fiorino imbottita di tritolo è stata fatta esplodere. La Torre de’ Pulci, sede della celeberrima accademia dei Georgofili, crolla rovinosamente al suolo e un incendio si propaga negli edifici circostanti. Muoiono cinque persone tra cui due bambine e uno studente. È la notte tra il 26 e il 27 maggio 1993, Cosa Nostra ,tramite i Corleonesi di Totò Riina ha colpito ancora. La speranza dei malavitosi era di far abolire il 41-bis e di aprire una trattativa stato-mafia.

https://www.youtube.com/watch?v=aKkZ7Zh4yrU  ->prime immagini dopo la strage

L’esplosione fu osì violenta da danneggiare anche la vicina Galleria degli Uffizi. L’onda d’urto della bomba fa esplodere le finestre e avanza per le sale del museo: vengono danneggiate ben 228 opere, circa il 25% delle opere presenti nelle zone interessate. Fortunatamente, i dipinti più importanti, erano protetti da spesse teche di vetro che attutirono l’onda distruttiva mentre altri capolavori vennero persi per sempre. Tra questi ultimi l’Adorazione dei pastori di Gerrit van Honthorst, meglio conosciuto come Gherardo delle Notti. La tela venne completamente distrutta e i successivi restauri riuscirono a salvarne solo una minima parte. Del coro angelico che rischiarava il cielo non rimangono che poche tracce, i pastori accorsi alla capanna sono quasi del tutto scomparsi. È proprio il Bambinello, protagonista della composizione, a farne le spese peggiori. Gesù è stato completamente spazzato via, distrutto, ucciso. Al suo posto, nella mangiatoia illuminata, compare solo la trama della tela.

Gherardo delle Notti, Adorazione dei pastori, prima e dopo l’attentato di via dei Georgofili

Hanno rapito er Bambinello

Nemmeno un anno dopo, nel 1994, a Roma, nella notte del 1 febbraio, viene rapito il Bambinello più famoso al mondo, quello dell’Aracoeli. La statuetta, soprannominata dai romani er Pupo o er Bambinello, risalirebbe al ‘400 e, secondo la leggenda, sarebbe stata intaglia nel legno di un ulivo dell’Orto dei Getsemani da un frate francescano. Ogni 6 gennaio, giorno dell’Epifania, con il Bambinello viene, o meglio veniva, benedetta la città. Vi è un legame molto speciale che unisce la statua dell’Aracoeli alla città di Roma: nel XIX secolo Alessandro Torlonia mise a disposizione una carrozza per portare il Bambinello agli ammalati che non potevano recarsi alla basilica. La statua è ritenuta miracolosa tanto che è quasi totalmente ricoperta di ex voto in oro donati dai fedeli. Già altre volte il Santo Bambino subì furti ma era sempre tornato a casa. Sempre tranne questa volta…

Scultore ignoto, Bambinello dell’Aracoeli, XV secolo, disperso

Dal 1994 non si hanno più notizie della sacra statua, mai si sono ricevute richieste di riscatto o testimonianze ad essa legate. I ladri sarebbero entrati dal retro della Basilica dell’Aracoeli, utilizzando delle impalcature per i consueti restauri. I malviventi, dopo essersi aggirati indisturbati per l’edificio, si sarebbero diretti verso la cappella del Bambinello e qui avrebbero trovata aperta la teca che protegge la statua durante i momenti di non esposizione. I giorni successivi al furto le autorità erano ottimiste di ritrovare il Bambino, una volta depredato degli apparati in oro, essendo un’opera troppo nota per essere tranquillamente smerciata sul mercato nero. Col passare del tempo prese sempre più piede l’ipotesi di un furto su commissione studiato da tempo. Sono passati ben ventiquattro anni da questo “rapimento” e ancora non si hanno notizie certe sul Bambinello. Al suo posto oggi si trova una copia…Chissà dove si trova er Pupo.

Danilo Sanchini

..a una persona speciale

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