I Queen e l’arte del trasformismo

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Cavalcando l’onda del successo che ha ottenuto Bohemian Rhapsody, il biopic dedicato ai primi 15 anni di carriera dei Queen, oggi farò una piccola riflessione sul loro immenso stile.

Non credo che i Queen abbiano bisogno di presentazioni, un gruppo eclettico che ha segnato sostanzialmente il panorama musicale degli anni 70 e 80 e che ancora oggi gode di una fama quasi unica. Trascinati dal carisma di Freddie Mercury, dall’estro di Brian May, dalla consistenza di John Deacon e dalla forza di Roger Taylor, hanno sostanzialmente riscritto la definizione di musica e di intrattenimento.

Se è lampante come Freddie si divertiva a trasformarsi ogni volta, a stupire, esibizione dopo esibizione, milioni di persone, lo è sicuramente meno il continuo trasformarsi della loro musica. Acqua che si adatta al contenitore, così potrebbe essere metaforicamente disegnata la concezione della musica dei Queen. Una capacità disarmante di variare, di trasformarsi rapidamente, di cambiare genere in un attimo. Se una canzone ha sonorità hard-rock, quella dopo potrebbe tranquillamente essere ispirata al rock’n’roll anni 50 e magari quella dopo ancora potrebbe essere un sensazionale coro da stadio.

Le loro grandi capacità di musicisti, l’unione e la compartecipazione che li contraddistingueva e l’immensa dote di intrattenitore e di cantante di Freddie hanno reso i Queen un fenomeno generazionale, un’icona della musica che tutt’ora è ascoltata da chiunque, giovani e più anziani, proprio come testimonia l’enorme successo ottenuto dal film. Sostanzialmente hanno stravolto ciò che rappresentava la normalità, si vestivano ogni volta di un abito nuovo e lo facevano in maniera perfetta. Hanno trattato tematiche che all’epoca venivano poco messe in evidenza. Hanno fatto ballare milioni di persone, hanno fatto battere mani e piedi, hanno fatto divertire e si sono divertiti.

Trasformarsi, come lo facevano loro non lo facevano nessuno.

Una sorta di maestria nel cambiare colore, nell’adattarsi, nel creare capolavori. Scrivevano insieme, componevano insieme, incantavano insieme. Chi altro se non loro potevano comporre un qualcosa come Bohemian Rhapsody, unire, fondere il rock con l’opera. Eleganza, classe, potenza, energia. Questi erano i Queen, tutto. Potevano essere tutto, fare tutto. Cambiavano, lo facevano spesso. E lo facevano dannatamente bene.

“You brought me fame and fortune and everything that goes with it

I thank you all”

Cosi recita una parte di una delle loro canzoni più famose, We Are The Champions. Beh, non possiamo fare che ringraziarvi a nostra volta, per quello che ci avete trasmesso, lasciato, per i vostri messaggi, per la vostra capacità di essere sopra le righe non risultando mai banali. Per tutte le volte che ci accompagnate con la vostra musica, con ciò che avete creato. Per tutti i mondi che avete trasformato, perché i Queen sono e saranno immortali. La capacità di trasformarsi, di essere unici e di essere semplicemente se stessi, questi sono i Queen.

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About Author

Andrea Belegni, anconetano doc, classe 1997. Attualmente studio Scienze Umanistiche curriculum filosofico presso l’università di Urbino Carlo Bo. Mi piace vedere la filosofia e la storia con una funzione attiva e non solo narrativa, per questo cerco di applicare queste due discipline a casi quotidiani, reali e contemporanei. Sono attivo nel campo della politica e amo scrivere. Appassionato di sport, cerco di seguire ogni disciplina. Scrivo su Sistema Critico ormai da un anno e mi occupo di Filosofia e Storia.

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