I figli della ‘ndrangheta hanno una seconda possibilità

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La ‘ndrangheta è un’associazione criminale di carattere mafioso attiva particolarmente in Calabria, ma le sue attività si estendono anche nel resto d’Italia.

Le famiglie di stampo mafioso

Estorsione, traffico di armi e di cocaina, smaltimento di rifiuti tossici o radioattivi oltre che infiltrazioni nel settore economico-imprenditoriale sono alcune delle principali attività svolte. Le famiglie che fanno parte della ‘ndrangheta sono, negli anni, quasi sempre le stesse. I cognomi si ripresentano sotto gli occhi dei magistrati poiché la trasmissione dei valori avviene di padre in figlio. È quindi possibile che i figli, nati ed educati in un contesto tale, possano salvarsi da una cultura criminale?

Chi è Roberto di Bella

Il presidente del Tribunale dei Minori di Reggio Calabria, Roberto di Bella, ricopre questo ruolo da otto anni. La sua attività presso il tribunale è però trentennale e negli anni ha notato la solida continuità generazionale. L’opportunità di lavorare sempre nello stesso posto  gli ha consentito di notare che i minori giudicati oggi, spesso sono i figli di coloro che giudicava negli anni ’90.
La probabilità che un ragazzo svolga le stesse attività criminali del padre o di un parente  sono molto alte ed è per questo che il presidente Di Bella ha pensato ad una serie di iniziative atte ad aiutare queste famiglie e soprattutto i loro figli.  

Una seconda possibilità

Ai minori viene data la possibilità di scegliere se prendere le orme dei loro padri oppure optare per una vita diversa, liberi da costrizioni e dalle sofferenze che vivono crescendo. Molti dei ragazzi con i quali il magistrato Di Bella ha avuto modo di parlare non sentono di volersi allontanare dalle loro famiglie. In tanti, però, sono consapevoli di non voler più vivere con la paura. Soprattutto le ragazze, per le quali sono previsti fidanzamenti e matrimoni combinati, chiedono una seconda possibilità.
Anche se la collaborazione è inizialmente molto restìa,  pian piano i giovani capiscono l’importanza dell’aiuto che hanno a disposizione.

I provvedimenti di allontanamento non sono atti a far sì che i minori abbandonino del tutto la loro vita. Innanzitutto è importante sottolineare che nella maggior parte dei casi si tratta di iniziative che hanno termine con il raggiungimento della maggiore età. Anche se non sono mancati casi in cui, una volta maggiorenni, i ragazzi abbiano chiesto di poter rimanere in un contesto distaccato.

Liberi di scegliere

Le collaborazioni non sono nate in modo mirato, ma vedendo gli sviluppi di ogni caso si è optato per questo tipo di soluzione proprio per far sì che i ragazzi fossero salvi da ogni tipo di pregiudizio. E le madri? Inizialmente si ribellano, non vogliono che i loro figli vengano allontanati dalla loro ala protettiva. In alcuni casi però, anche loro hanno afferrato questa opportunità cercando di cambiare il proprio destino e quello dei loro figli… per quanto sia difficile.

Il lavoro del giudice di Bella è validamente supportato da collaboratori quali psicologi e assistenti sociali che si occupano dell’inserimento dei minori nel nuovo contesto di vita che gli viene offerto. L’obiettivo è di tutelare i ragazzi il più possibile,  accompagnandoli, passo dopo passo, nel processo di cambiamento e affrancamento dalla vita mafiosa.
Il compito della legge è quello di garantire l’educazione e la protezione dei minori servendosi di ogni mezzo e contesto, ed il lavoro del magistrato potrebbe esserne un valido esempio.

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About Author

Natalìa Buccini, nata nel 1998 in Molise. Ho conseguito il diploma al liceo classico. La passione per la conoscenza della realtà che mi circonda, mi ha portata a scegliere la facoltà di Scienze Politiche che attualmente frequento. Adoro la musica ed i bei libri.

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