Di roccia e di carta – La Cattedrale di Matera e la Madonna della Bruna

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Dal 1 gennaio Matera è diventata ufficialmente Capitale europea della Cultura. Simbolo dell’arretratezza e del sottosviluppo del Meridione italiano è ora divenuta, simbolicamente, il centro culturale dell’intera Europa. Matera possiede una storia millenaria che vede i suoi albori addirittura nel Paleolitico ma che, solo dopo la caduta dell’Impero romano, assunse le caratteristiche vere e proprie di città. Contesa più volte tra saraceni, longobardi e bizantini, la città divenne punto di incontro tra Oriente e Occidente, tra arte bizantina e arte locale. Nacquero così le circa centocinquanta chiese rupestri disseminate tra le pittoresche vie della città, divenute oggi una delle attrazioni principali della provincia lucana. Nello sperone più alto della città, a cavallo tra i due Sassi, sorgeva un antico monastero benedettino che la tradizione vuole avesse ospitata papa Urbano II verso la fine dell’XI secolo; proprio lì si decise di edificare la Cattedrale che col suo alto campanile domina Matera.

Veduta notturna di Matera

Santi Madonne  e satanassi

L’edificio, concepito secondo i dettami del Romanico di foggia pugliese, fu interamente costruito col tufo, roccia che conferisce quel particolare colore rosaceo che da sempre affascina i visitatori della città lucana. La costruzione della Cattedrale della Madonna della Bruna e di Sant’Eustachio fu iniziata intorno al 1230 e completata almeno quaranta anni dopo, nel 1270. L’esterno della basilica si è conservato essenzialmente intatto fino ai nostri giorni. Sulla facciata a capanna compare un rosone a sedici raggi. Mentre sulla sua sommità notiamo San Michele che sconfigge il drago, chiara allusione alla Chiesa che sconfigge il Maligno, compaiono tre figure che interagiscono col rosone. Sono le raffigurazioni di un artigiano, di un ricco, e, in basso, di un nobile: è l’iconografia della ruota della Fortuna, tanto cara all’epoca medievale. A completare la facciata della Cattedrale sono posti dodici archetti e quattro colonne sovrapposte a richiamare simbolicamente gli apostoli e gli evangelisti.

Rosone romanico della Cattedrale di Matera

Ricorrono in tutta la facciata varie rappresentazioni scultoree di animali e di creature mitologiche. Oltre ad avere una funzione decorativo hanno il dovere di mettere in guardia contro il Peccato. Possiamo scorgere la sirena bicaudata, simbolo della tentazione che allontana dalla retta via, o il leone che divora un uomo, richiamo alla potenza del Male che sconfigge le resistenze dell’uomo spirituale. Altro esempio è l’aquila cacciatrice, raffigurazione della possibilità di esser catturati dal Peccato. A incorniciare il portale principale e la lunetta sovrastante troviamo un doppio fregio. Quello più esterno decorato con un motivo ad intreccio, del tutto simile a un cesto di vimini, quello interno presenta invece una decorazione a spirale fitomorfa. A segnalare la lunetta vi è poi un ulteriore griera a mo’ di corda intrecciata. Queste tipologie di decorazioni paiono essere del tutto affini con la vocazione rurale del materano in epoca medievale.

La Madonna della Bruna e la decorazione del portale principale

Al centro del timpano è invece posta una rappresentazione della Madonna della Bruna, protettrice di Matera e celebrata ogni 2 luglio. Varie sono le leggende che circolano sul perché sia diventata la protettrice dei materani. Si dice che un giorno una giovane signora chiese ad un contadino di farla salire sul suo carretto per portarla in città. Una volta che il carretto ebbe raggiunto la Chiesa dell’Annunziata, in quella che era allora la periferia di Matera, la misteriosa donna volle scendere chiedendo inoltre all’uomo, che tanto gentilmente l’aveva accompagnata, di recapitare un messaggio al vescovo. La donna affermò di essere la Vergine Maria e, trasformandosi in statua, affermò E’ così, su un carro addobbato, che voglio entrare ogni anno nella mia città”. Nel frattempo il vescovo accompagnato da tutto il clero materano accorse a vedere la statua della Vergine e fece allestire un carro trionfale per farla entrare in città.

La Madonna della Bruna

La piazza della Cattedrale

Oltre alla facciata principale la Cattedrale possiede altri due ingressi, posti sul lato occidentale che si affaccia su Piazza Duomo. La Porta della Piazza presenta una decorazione a motivi vegetali tra cui spicca la griera esterna a palmette stilizzate. Degna di nota sono le due sculture di monaci, uno in preghiera e l’altro assorto nella lettura del Vangelo. Al centro della lunetta compare un bassorilievo di Abramo, padre delle tre religioni monoteiste. La Porta dei Leoni presenta invece due leoni stilofori che reggono un protiro cuspidato al cui apice è posta l’effige di un’aquila. Di quest’ultimo portale colpisce l’architrave che presenta ben sei teste scolpite assieme a tre fioroni di rara fattura. Vale la pena notare anche i capitelli delle colonne oltre alla griera più esterna che presentano anch’essi una ricca decorazione fitomorfa a foglie e frutti.

Dettaglio con “Monaco che legge” dalla Porta della Piazza

Portale dei Leoni

Dettaglio dell’architrave e della lunetta della Porta dei Leoni

La Madonna della Bruna e il 2 luglio

Ma cosa significa “Bruna“? L’origine è quanto mai incerta. Si è ipotizzato che possa derivare dal termine longobardo brùnja, “armatura”, e che la Santa statua rappresenti dunque la Madonna della difesa. Altri ipotesi vedrebbe la derivazione dal toponimo Hebron, città in cui Maria incontrò Elisabetta. Si è anche pensato che l’epiteto Bruna possa derivare anche dal colore olivastro della pelle della Madonna bizantina del XIII secolo conservata in Basilica. Sin dalla sua nascita la festa della Madonna della Bruna vede svolgersi, alle prime luci dell’alba, una processione, detta dei pastori, che si conclude dinanzi al dipinto della Vergine in Cattedrale. Durante la mattina la statua della Madonna viene posta su un carro scortato da cavalieri bardati di fiori di carta e velluti. La processione raggiunge la Piazza della Cattedrale, dove vengono compiuti i tradizionali tre giri a simboleggiare la presa di possesso di Matera da parte di Maria.

Pittore bizantineggiante, Madonna della Bruna, XIII secolo, Cattedrale, Matera

Per decorare il carro ci si ispira a un passo del Vangelo. Il giorno della Madonna della Bruna esso viene trainato da quello che è sempre stato il fido e manuseto compagno dei contadini materani: il mulo. Ben quattro coppie di muli sono impegnate nella processione del carro santo. La festa della Protettrice della città si conclude con la distruzione del carretto in cartapesta. Di questa tradizione abbiamo notizia almeno del 1700, anno in cui inizio la costruzione annuale degli stessi. La macchina viene benedetta dall’arcivescovo e da quel momento inizia l’assalto. I fedeli cercano di strapparne un pezzo per riportarlo a casa come reliquia benaugurante. Il 2 luglio è considerato dai materani il loro “capodanno” e la distruzione del carro si lega alla fine di un ciclo e all’inizio di uno nuovo. La Festa della Visitazione si svolge in contemporanea alla mietitura: tutto si conclude e ricomincia da capo.

Assalto al Carro della Bruna

Danilo Sanchini

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About Author

Danilo Sanchini, pesarese dal sangue urbinate, classe 1996. Da sempre innamorato del "Bello" e della sua percezione, studio Lettere presso l’Università di Bologna. Scrivo principalmente di Arte, il mio più grande amore, Storia, Archeologia e affini. Scrivo per Sistema Critico da Maggio 2018.

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