Il paradosso della realtà virtuale

0

La realtà virtuale è un mondo fittizio immaginato dal soggetto e interpretato come se fosse vero.

Che tutto ciò che ci circonda sia reale o meno?

Nessuno lo aveva mai messo in discussione prima che i visionari Lana ed Andy Wachowski diressero il primo Matrix, il quale ha sollevato una possibilità inedita e “plausibile”: siamo tutti parte di un programma computerizzato, una simulazione ben orchestrata.

Sebbene un recente studio di fisica teorica redatto da un team di scienziati della Oxford University ha dimostrato l’impossibilità di una realtà simulata, gli stessi studiosi non escludono l’esistenza di proprietà fisiche inedite che possano permettere la simulazione di molti corpi quantistici.

In questo contesto sorge spontanea una domanda: se un bambino cresce in una realtà virtuale in tutto identica alla realtà, in cosa egli sarà diverso da un bambino che cresce nella realtà?

Le due realtà

La realtà virtuale

Una realtà si dice “virtuale” se essa è costruita esclusivamente all’interno del soggetto e non ha un corrispettivo nella realtà dei fatti.

La realtà (virtuale e non) è definita in relazione alla costruzione mentale che essa genera all’interno del soggetto.

Perché una realtà virtuale si possa dire effettivamente “identica” ad un’altra si deve supporre che tutti i soggetti non sarebbero capaci di distinguere i due mondi.

L’identità sta, ancora una volta, all’interno del quadro di percezione, cioè delle cause che provocano nel soggetto certe rappresentazioni del mondo.

La realtà non-virtuale

La realtà “non virtuale” non è definibile in alcun modo sensato ed è un concetto da considerare come elementare, la cui negazione conduce piuttosto a realtà diverse. Per definire un mondo-fittizio bisogna assumere che esista un mondo che non lo sia. Infatti, non si potrebbe pensare ad alcuna informazione irreale se non si potesse pensare all’informazione in se stessa.

Il ruolo del “bambino”

Il bambino nel problema rappresenta un qualunque soggetto che sia inconsapevole del fatto che le sue percezioni sono prodotte da una serie di stimoli a cui non si connettono i reali oggetti che li determinano “generalmente”.

Un soggetto in una realtà virtuale identica alla nostra riceve delle informazioni dal mondo le quali sarebbero identiche se fosse immerso nella realtà.

Il bambino è un qualunque soggetto inconsapevole della virtualità della realtà in cui è immerso.

Un mondo alla Matrix?

Sulla base delle definizioni precedenti, possiamo definire tre principi:

  •  Il bambino è un qualunque soggetto inconsapevole della virtualità della realtà in cui è immerso.
  •  Il soggetto è in crescita significa che il soggetto è in un periodo di sviluppo biologico.
  •  Se il mondo(1) causa nel soggetto tutte le rappresentazioni del mondo(3) e il mondo(2) causa nel soggetto tutte le rappresentazioni del mondo (3) allora il mondo(1) e il mondo (2) saranno percettivamente identici per il soggetto.

Secondo la prima assunzione,  spontaneamente il bambino non è un soggetto che è ragionevolmente condotto a dubitare. E, se anche ci fosse la possibilità di dubitare, sarebbe impossibile verificare quale delle due alternative sia vera e quale quella falsa.

Secondo l’assunzione (3) il bambino in questione, e qualunque soggetto umano, non sarebbe in alcun modo in grado di distinguere due mondi identici a livello percettivo. Dunque per (1) e (3) il soggetto percepisce i due mondi in modo identico, non ha ragione di dubitare che i due mondi siano diversi.

Inoltre, la sua vita non si svolgerà in modo diverso perché l’insieme delle rappresentazioni che egli ha del mondo non cambia in nessun caso.

Secondo il principio (2) il soggetto è in fase evolutiva, motivo per il quale egli costruirà delle rappresentazioni del proprio mondo virtuale. Da ciò segue che il bambino vivrà una vita in tutto identica a quella di chi vive nel mondo non-virtuale giacché si è assunto che i due mondi sono identici.

Posti i tre principi, quindi, sembrerebbe che l’idea di un mondo virtuale alla Matrix sia credibile.

Dal punto di vista filosofico

Tuttavia, se questo ragionamento ha una qualche plausibilità filosofica, ciò è materialmente assurdo.

Abbiamo, infatti, supposto che mondo(1) e mondo(2) siano identici non per natura causale-fattuale ma per “pensabilità-percettiva” del soggetto. Ma ciò implicherebbe che mondo(1) e mondo(2) siano identici anche relativamente ai fatti, cioè siano identici anche a livello ontologico, il che è negato.

Non si può immaginare una realtà virtuale identica al mondo-non virtuale perché la realtà virtuale implica necessariamente:

  •  una perdita di informazione rispetto alla realtà non-virtuale;
  • un regresso non infinito nelle cause né in avanti né indietro nel tempo;
  •   ontologicamente gli enti della realtà virtuale devono essere diversi dalla realtà-non virtuale: per rendere plausibile tutto ciò, dunque, si deve depotenziare il concetto di realtà virtuale sia da un punto di vista epistemologico che ontologico.

Una realtà virtuale è possibile solo come sottomondo della realtà, non come mondo parallelo. Se si considera come mondo parallelo, allora esso non è più un mondo fittizio, ma un altro mondo, come due mondi possibili non sono l’uno l’immagine dell’altro ma due universi paralleli e distinti in tutto. Così, però, l’idea di una realtà immaginaria identica a quella reale cade perché cadono le condizioni di possibilità.

Inoltre, una realtà virtuale non identica a quella non-fittizia avrebbe delle conseguenze nella rappresentazione del soggetto della realtà e di se stesso.

Ma ciò, ancora una volta, abbiamo assunto che non sia possibile, se mondo(1) e mondo(2) sono realmente identici.

La soluzione del paradosso

Se un bambino nascesse in una realtà in tutto indistinguibile dalla realtà non-virtuale allora egli avrebbe una “vita” (percezioni, appercezione, autocoscienza, coscienza del mondo, realtà degli affetti, mondo dell’eticità, insieme dei comportamenti atti alla sopravvivenza) del tutto identica a quella di un altro bambino nato in una realtà non virtuale.

Tuttavia, questa possibilità è implausibile perché un mondo siffatto sarebbe non-virtuale, ma la realtà stessa da tutti i punti di vista.

Alice Mauri

Di Alice Mauri leggi anche:

https://www.sistemacritico.it/avere-vent-anni-richiede-nervi-saldi/

https://www.sistemacritico.it/il-pensiero-che-non-ce/

Share.

About Author

Alice Mauri, gradarese, nata nel 1997. Sebbene le mie passioni siano la letteratura e la filosofia, sono laureanda in Informatica Applicata all'Università di Urbino Carlo Bo. Scrivo nella sezione di filosofia per Sistema Critico. Sfogo la mia passione per la scrittura e la poesia su un piccolo blog personale.

Leave A Reply