L’Antartide: Terra di nessuno, sogno di molti.

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Il termine Antartide deriva dal greco antarktikós, “opposto all’Artico”, e indica proprio quella zona del territorio terreste circostante il Polo sud e opposta all’Artide.

L’Antartide è il continente più freddo del globo poiché la terra è inclinata di 23°27’, toccando temperature troppo ridotte persino per gli esseri umani e per alcuni animali.

Perché la neve non si scioglie in Antartide?
Le differenze fra il Polo nord e il Polo sud sono molteplici.
Basti pensare al fatto che al Polo sud le temperature raggiungono i -49°; a differenza del Polo nord in cui si fermano in media ai -34°.

Tuttavia non è questa la ragione per cui lo scioglimento dei ghiacciai dell’Antartide avviene più lentamente rispetto all’Artide.
In Antartide, infatti, non si assiste allo stesso ciclo di scioglimento dei ghiacciai, che nel corso dell’anno mantengono per lo più invariate le proprie dimensioni. 

La spiegazione viene data da uno studioso del Georgia Institute of Technology, Jiping Liu: “Attualmente, con il crescere della temperatura terrestre si determina un aumento dell’evaporazione dei mari che circondano l’Antartide. Il vapore acqueo si trasforma in neve che precipita sul continente antartico e la quantità di tali precipitazioni produce un aumento di ghiaccio che è superiore a quello che viene sciolto al di sotto delle lingue glaciali”. 

Tuttavia sembra che questo fenomeno non sia destinato a durare a lungo, poiché si ipotizza che la diminuzione del buco dell’ozono causerà l’aumento della temperatura e il conseguente scioglimento dei ghiacciai che poggiano sul continente (al pari del Polo nord).

Una terra ricca mai sfruttata:
In conseguenza a questo fatto, ne deriverebbe un vero e proprio problema mondiale fra le nazioni, quello di accaparrarsi per primi la Terra che ora si trova sotto il massiccio strato di ghiaccio.

La questione potrebbe culminare in tensioni sempre più accentuate fra gli Stati per lo sfruttamento di questo territorio, in particolare tra Stati Uniti e Russia. 

Il Trattato Antartico del 1959:
L’Antartide, infatti, attualmente è considerata “terra di nessuno”.
Grazie al “Trattato Antartico” (anche detto “trattato di Washington”), firmato da 12 Stati nel 1959, il territorio può, infatti, essere utilizzato solamente a scopi scientifici.

Inoltre questo accordo esclude la possibilità di rivendicare, dopo il 1961, una o piu parti del territorio dell’Antartico.

Territori già rivendicati:
Nonostante ciò, sono state mosse diverse rivendicazioni di territorio, prima del trattato, da parte di sette stati sovrani (tra cui Gran Bretagna e Norvegia) e, al contrario di quanto scritto nel trattato, Stati Uniti e Russia firmando questo accordo si sono riservate il diritto di poter rivendicare territori futuri.

Roald Amundsen, il primo uomo al Polo sud:
Tuttavia è bene ricordare che, in un certo senso, il Polo sud è già stato “conquistato” il 14 dicembre 1911, quando Roald Amundsen, esploratore norvegese, tentò la straordinaria impresa alla scoperta di questo nuovo continente, mai indagato prima di allora.

Questo continente, però, non presenta traccia di alcuna popolazione indigena che vi abbia abitato.

Conclusione:
Dunque al momento il Trattato Antartico sembra mettere tutti d’accordo poiché le ricchezze di questo territorio, quali oro, argento, e combustibili come il petrolio, sono gelosamente custodite dal nostro pianeta.

La domanda che però sorge spontanea è cosa accadrà quando lo strato di ghiaccio che ricopre l’Antartide scomparirà, a causa dell’inquinamento dell’uomo, e queste risorse mai sfruttate saranno alla mercé di tutte le nazioni.

Il rischio è quello di un nuovo conflitto mondiale e dello scontro delle due superpotenze, quali Stati Uniti e Russia, che dal periodo della Guerra Fredda hanno allentato solo in parte le tensioni, fra continue prevaricazioni e accordi fittizi.

Sara Albertini

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About Author

Sara Albertini, marchigiana, classe 1999. Sono iscritta al corso di laurea “Culture letterarie europee” presso l’Università di Lettere e Beni Culturali di Bologna. Dal 2017 scrivo di costume e società per il blog di Sistema Critico e per la nostra rubrica settimanale sul Resto del Carlino e su Vivere Pesaro.

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