Elezioni Regionali Sardegna 2019: il centro-destra vince ancora, piccoli segnali di ripresa del PD, disfatta del M5S.

0

Domenica 24 febbraio si sono svolte in Sardegna le elezioni per scegliere il nuovo Presidente e i Consiglieri Regionali per la XVI legislatura. I risultati sono i seguenti: Christian Solinas (candidato centro-destra) al 51,74%, Massimo Zedda (candidato centro-sinistra) 30,10% mentre Francesco Desogus (candidato del Movimento 5 Stelle) al 9,72%.

ANALIZZIAMO I RISULTATI

IL CENTRO-DESTRA

Dopo aver vinto in Friuli Venezia Giulia, Molise, Abruzzo, Trento e Bolzano, il Centro-destra guidato dalla Lega di Salvini vince anche in Sardegna. Una vera e propria consacrazione dopo le elezioni politiche del 4 marzo 2018 per il centro-destra, ma soprattutto per la Lega che nonostante l’operato non brillantissimo del Governo riesce ancora oggi ad essere molto apprezzata in termini di voti dagli Italiani. In Sardegna, però, la Lega non ha ottenuto un risultato eclatante (11,44%) anzi leggermente sotto tono rispetto ad altre elezioni, ma grazie a Forza Italia (8.07%) e Fratelli d’Italia (4,73%) ha permesso ugualmente la vittoria del candidato leghista.

 

DURERÀ QUESTA ALLEANZA?

Questo risultato ha leggermente fortificato gli alleati Berlusconi e Meloni, che visto il crollo del Movimento 5 Stelle continuano a ribadire che il centro-destra unito è l’unica soluzione per l’Italia. Salvini non sembra però cedere alla avance degli alleati Berlusconi e Meloni che lo invitano a “staccare la spina” a questo Governo, ma il leader del Carroccio sembra sempre più convinto a continuare l’avventura dell’esecutivo con i penta stellati. Il Capitano, inoltre, gela gli alleati di centro-destra con una dichiarazione fatta a Repubblica dicendo che lui col vecchio centro-destra non tornerà. Solo il futuro ci dirà se questa alleanza, che sembra avere grandissimo successo nelle elezioni regionali, sarà ripetibile alle prossime politiche.

IL CENTRO-SINISTRA

Vedendo le elezioni politiche del 4 marzo 2018 il centro-sinistra, ma soprattutto il PD ottengono un buon risultato, infatti i democratici ottengono il 13,48% di voti, più di Lega e Movimento 5 Stelle. Questo risultato può essere di buon auspicio, ma il PD non deve illudersi che il consenso in termini di voti a livello nazionale sia cambiato. Questo perché il centro-sinistra ha presentato come candidato l’attuale Sindaco di Cagliari Massimo Zedda che nel capoluogo Sardo è molto stimato visto anche la sua giovane età, non a caso i migliori risultati in termini di seggi per il centro-sinistra sono arrivati proprio a Cagliari.

UNO SGUARDO AL FUTURO

Questo risultato delle Amministrative è molto importante per il PD visto che domeniche ci saranno le primarie. Il futuro segretario per le prossime elezioni dovrà scegliere tra due opzioni: creare una coalizione più ampia con altri partiti di sinistra (come in Sardegna) oppure scegliere una cerchia più ristretta di alleati.

 

MOVIMENTO 5 STELLE

Il grande sconfitto uscito delle urne delle elezioni amministrative in Sardegna, è ovviamente il Movimento 5 Stelle che ottiene uno scarso 9,72%, risultato ben differente da quello ottenuto il 4 marzo 2018 alle politiche (33%). Di Maio ai microfoni dei giornalisti ha giustificato il risultato dicendo che le elezioni amministrative sono ben diverse dalle elezioni politiche e che quindi i due risultati sono inconfrontabili. Inoltre il Vice Premier afferma che gli altri partiti ottengono dei buoni risultati perché mescolati in una coalizione con tantissime liste, mentre se guardiamo le elezioni dei singoli partiti il Movimento è quasi alla pari di Lega e Partito Democratico. Le elezioni amministrative non sono mai dei risultati veritieri al cento per cento, ma sicuramente danno delle indicazioni sul consenso dei diversi partiti dopo le elezioni. Con questa premessa, le elezioni in Sardegna devono essere un campanello d’allarme per i Penta stellati.

DA DOVE NASCE LA CRISI DEL M5S

La prima colpa del calo del M5S è sicuramente l’alleanza di Governo. Parte degli elettori del Movimento Grillino sono ex votanti di sinistra e quindi non digeriscono proprio l’alleanza con Salvini. Nonostante alle elezioni del 4 marzo 2018 il Movimento 5 stelle abbia ottenuto quasi il doppio dei voti della Lega, è chiaro che a livello di carisma e scelte politiche, la Lega abbia avuto il sopravvento sui Grillini nell’esecutivo. Inoltre come leader Salvini riceve molti più consensi di Di Maio, non a caso, il vice premier di Pomigliano D’Arco ha richiamato sulla scena televisiva Alessandro Di Battista, un soggetto molto amato dall’elettorato grillino. L’obbiettivo è quello di provare a rinnovare l’immagine del Movimento e cercare alleati in vista delle elezioni Europee.

STRATEGIA SBAGLIATA

Il problema forse maggiore del Movimento 5 Stelle è quello di una mancata organizzazione anche dal punto di vista strategico. Se la scelta di correre da soli alle elezioni del 4 marzo 2018 ha portato in parte i suoi frutti, (ottenendo un grandissimo risultato ma insufficiente per avere la maggioranza di seggi in Parlamento) la stessa scelta è risultata disastrosa alle amministrative. Al contrario l’alleato Salvini, oltre a essere membro del governo con i 5 Stelle continua a vincere in tutte le elezioni amministrative con Forza Italia e Fratelli d’Italia.

CAMBIAMENTO RISPETTO ALLE ORIGINI

L’immagine che il movimento ha sempre voluto dare di sé, è quello del soggetto differente dagli altri partiti, quindi è stato utilizzato dagli elettori come protesta verso quella “vecchia” politica che aveva governato in Italia per più di vent’anni. Una volta al Governo e in base a determinate scelte politiche (es. quella di votare a sfavore del processo contro Salvini del caso della nave Diciotti) il Movimento si è trasformato in un vero e proprio partito, perdendo i suoi ideali iniziali. Questa spaccatura rispetto al passato è stata molto notata dagli elettori e quindi i votanti più populisti si sono avvicinati alla politica di Salvini e quelli con corrente di Sinistra sono tornati alle origini.

TAPPA FONDAMENTALE

Fra 3 mesi ci saranno le elezioni amministrative in Piemonte, una tappa fondamentale per tutta la politica italiana che potrebbe essere (in caso di risultato negativo) il colpo di grazia per il Movimento 5 Stelle, perché per i cittadini Piemontesi le elezioni saranno un vero e proprio Referendum sulla TAV (un progetto di una ferrovia ad alta velocità che colleghi Torino a Lione). Il tema Tav è un vero e proprio cavallo di battaglia per i Grillini che sono fortemente schierati a sfavore dell’opera. Una sconfitta alle elezioni in Piemonte e successivamente il via libera da parte del Governo al completamente dei lavori della Tav potrebbe sancire la fine definitiva del Movimento 5 Stelle. Occorre che Di Maio e tutta l’elite del Movimento intervenga cambiando strategia politica per evitare questa possibile disfatta.

 

Mattia Furiazzi

Share.

About Author

Mattia Furiazzi, marchigiano, classe 1998. Studente di Scienze Politiche presso l'Univeristà di Urbino. Amo scrivere di Politica ed Economia. Sono un chitarrista e un tifoso della Juventus.

Leave A Reply