La Politica secondo Aristotele

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Come può un concetto lontano come quello espresso da Aristotele essere ancora attuale?

Questa potrebbe essere una domanda legittima, eppure la risposta non sarebbe per nulla scontata. I tempi sono cambiati, sono passati secoli, addirittura millenni, le strutture politiche stesse sono mutate ma una cosa, una cosa soltanto è restata parzialmente immutata, l’essere umano. Perché mai dobbiamo dimenticarci come alla base dello stato e della politica stessa vi sia l’essere umano. Ecco perché oggi reputo interessante provare a rispondere a quella domanda posta all’inizio: è vero, forse la concezione che Aristotele ha della politica non è più attuale e questo, detto francamente, potrebbe esser un gran peccato. Ma prima di arrivare a trarre alcune considerazioni, sarà bene illustrare quella che era l’idea di Politica che aveva Aristotele.

Sarà bene fare subito una precisazione. Si consideri la netta differenza temporale che intercorre tra la nostra epoca e quella del grande filosofo greco. E’ necessario cercare di contestualizzare il pensiero di Aristotele e di adattarlo (per quanto possibile) ai giorni nostri. Fatta questa piccola premessa è giunto il momento di entrare nel pensiero del filosofo. Per Aristotele, la Politica, scritta con la lettera maiuscola in quanto considerata una vera e propria scienza, rappresenta in contrapposizione con l’Etica, il mezzo attraverso il quale si può raggiungere il bene supremo: la felicità. Se l’Etica ha il compito o meglio il fine, di raggiungere la felicità individuale, la Politica, parallelamente si dovrà porre come fine ultimo il raggiungimento della felicità collettiva, il bene comune. Va detto che nell’Atene del V e IV secolo a.C, nella città-stato greca, il bene comune rivestiva un’importanza superiore a quello del singolo.

Aristotele afferma che tutte le scienze hanno un fine

Quelle teoretiche, la felicità intellettuale; quelle pratiche, il soggetto medesimo; quelle poietiche, la creazione di un oggetto esterno. La divisione delle scienze corrisponde alla divisione del reale. Tra queste scienze la Politica, che ha il fine del bene supremo e cioè del bene collettivo, rappresenta la scienza ordinatrice, più precisamente architettonica. Ha come fine, secondo Aristotele e la concezione della struttura politica dell’epoca, salvaguardare il bene della città. Alla Politica sono sottoposte le altre scienze che operano nel suo campo e quindi ogni scienza che riguarda la città, ad esempio: l’economia, la strategia, la retorica e tutte le arti che riguardano la produzione. Quindi contestuallizando questa concezione “antica” di politica, possiamo renderci conto di quanto era importante, se non fondamentale, per le persone dell’epoca. Aveva un ruolo centrale nella vita dei greci ed essa comportava una vita attiva, necessaria per poter raggiungere il bene supremo.

Tutto ciò dovrebbe far riflettere, oggi soprattutto, in quanto viviamo in una società sempre più individualista.

Forse, negli ultimi anni, abbiamo un po’ perso (anche molto) questa concezione di forte connessione tra i vari cittadini. E’ vero, erano tempi diversi, situazioni diverse ma oggi credo sia molto importante tornare a dare valore a questa concezione “originale”, passatemi il termine, di politica. Tornare ad avere la consapevolezza che quando si fa politica non si cerca di soddisfare il propio bene individuale, la propria felicità, ma ci si mette completamente a disposizione del popolo, si cerca sempre di raggiungere il bene collettivo, comune. Vicino a questo ritorno alle origini serve però anche tornare ad avere una vita cittadina attiva, è fondamentale per avere una buona politica, una buona organizzazione statale che tutti i cittadini si occupino dei propri diritti si, ma anche dei propri doveri. Dunque tornando alla domanda iniziale: può essere ancora attuale un qualcosa di così lontano, temporalmente e culturalmente parlando? Tenderei a dire di si. Oggi putroppo tutto ciò è andato perso ma rispolverare ogni tanto questi concetti, che restano sostanzialmente immortali, può solo che far bene. Ed è per questo che è importante, anche oggi, la filosofia. Utile per poter iniziare a parlare di un’educazione morale, forse ciò di cui l’uomo più necessita.

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About Author

Andrea Belegni, anconetano doc, classe 1997. Attualmente studio Scienze Umanistiche curriculum filosofico presso l’università di Urbino Carlo Bo. Mi piace vedere la filosofia e la storia con una funzione attiva e non solo narrativa, per questo cerco di applicare queste due discipline a casi quotidiani, reali e contemporanei. Sono attivo nel campo della politica e amo scrivere. Appassionato di sport, cerco di seguire ogni disciplina. Scrivo su Sistema Critico ormai da un anno e mi occupo di Filosofia e Storia.

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