La commemorazione del massacro di piazza Tien an men a Hong Kong ( parte 1)

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Ad Hong Kong sta avvenendo un’enorme manifestazione di centinaia di migliaia di individui per commemorare un certo evento il cui ricordo è stato censurato in tutto il resto della Cina, in ogni pubblicazione ufficiale.

Non nomino apertamente  l’evento di cui sto parlando, perché so benissimo che  è rimasto estremamente impresso nella nostra memoria collettiva. Diverse immagini: come il ragazzo che provò a fermare un’intera colonna di tank , le ambulanze in fiamme e le persone ferite o morenti nella piazza o nelle vie di Pechino.Tutte censurate e conservate negli archivi statali della repubblica popolare o dei giornali stranieri,

Nelle rare occasioni in cui viene nominato l’evento in Cina , si usa l’ascetico termine “L’incidente 6-4”, la posizione tenuta dal governo è un chiaro esempio di “distorsione cognitiva ufficiale”: le persone che protestarono erano le eredi delle Guardie Rosse che terrorizzarono la Cina negli anni 60° durante la Rivoluzione Culturale, pertanto, ufficialmente la repressione fu attuata  per evitare un colpo di stato interno che avrebbe portato la Cina fuori dalla strada delle riforme economiche iniziate un decennio prima, che miravano a far coesistere l’economia capitalistica con una struttura governativa a partito unico ancora ufficialmente legato alla ideologia Marxista-Leninista ( tale pensiero fu sintetizzato ,dal successore di Mao Deng Xiaoping,: “ Una patria, due pensieri”).

Questa visione imposta da parte del governo ha avuto un certo successo, , ora molti cinesi ritengono che il governo fosse nel giusto  nello stroncare le proteste, visto che la seguente stabilità istituzionale ha permesso in meno di vent’anni di far uscire dallo stato di povertà milioni di persone e rendere il Celeste Impero secondo solo agli Stati Uniti. Sebbene non siano in molti coloro che credono acriticamente la versione ufficiale, pragmaticamente sono finiti coll’accettarla mentre le nuove generazioni, nate dopo il 1989 semplicemente non le viene detto pressoché nulla riguardo a quelli avvenimenti.

Attualmente esistono attualmente solo tre posti in cui è possibile commemorare tale evento nella Cina Comunista, le vittime e le studiare conseguenze che ebbe per l’intera RPC: Macau, Hong Kong e Taiwan ( che per le relazioni internazionali , viene tuttora  formalmente trattata come una provincia “ ribelle” nonostante sia pressoché indipendente da settant’anni ).

Sebbene Il partito comunista non controlli Taiwan, sono in molti ad essere stupiti nello scoprire l’esistenza di commemorazioni che , proibite  interamente nel resto del continente, siano permesse a Macau e ad Hong King, direttamente parti della Repubblica popolare.

Il motivo è semplice: per via di passati accordi e promesse.

Le due città erano rimaste nominalmente le ultime due colonie europee in Asia, retaggio di quando il Portogallo e il Regno Unito erano superpotenze commerciali.

Anche se col passare delle decadi il controllo coloniale si fece sempre più debole ( sopratutto a Macau) divenendo sempre più autogovernate dalle elitè locali, il dominio nominale straniero delle due “colonie” era visto fino agli anni ottanta dalla Cina Comunista come un affronto alla propria autorità, rinnegando i trattati che avevano costretto l’Impero Qing a cederle nel XIX sec e rispettando lo status quo solamente perché non possedeva la forza sufficiente per annettersele

( fino al 1971 La RPC non possedeva neanche un seggio alle Nazioni unite, riservato alla Repubblica di Cina in Taiwan, in virtù di vincitrice del secondo conflitto mondiale contro il Giappone, era riguardata come la “legittima” rappresentante del intero popolo cinese, nonostante controllasse solamente un Isola : Taiwan).

Quando il presidente Mao morì nel 1976, l’influenza cinese della regione aumentò esponenzialmente , per le vecchie potenze coloniali divenne inevitabile pensare a una “restituzione” dei territori, vista la impossibilità di difendere territori così distanti dalla madre patria. Ma nel frattempo le città si erano notevolmente sviluppate ( Sia Macau che Hong Kong sono tra i primi posti per aspettativa di vita e ISU nell’Asia, superando pure Singapore, e la differenza con il resto della Cina era estremamente più marcata negli anni 80°) e gli abitanti locali spinsero i loro governi a permettere che “il passaggio di consegne” risultasse perlopiù un atto nominale, garantendo agli abitanti locali diritti e privilegi di appartenenti a uno città stato de facto indipendente dal resto della Cina.

Quando il Partito nel corso degli anni 70° si aprì all’economia di mercato, fu fatto sopratutto per garantire un ritorno senza causare troppi traumi delle due città.

Questa linea di condotta permise una stesura di accordi che garantirono il ritorno di Macau e Hong Kong alla Cina, la prima nel 1999 mentre la seconda già dal 1997.

Gli accordi garantivano alle due città la piena autonomia finanziaria, giudiziaria e un “parziale” regime democratico e parlamentare, con libera concorrenza di partiti esterni a quello Comunista Cinese, per almeno 50 anni.

Scaduti i quali, gli accordi potranno essere rinnovati oppure le città sarebbero state integrate definitivamente nei territori della Cina del Sud.

La RPC sembrò quindi accontentarsi di un controllo formale sulle due città, rese teoricamente le ex colonie città stato “indipendenti” sotto la supervisione cinese in forma di protettorato. Gli osservatori occidentali credettero che il lungo termine di 50 anni sarebbe stata una durata di tempo più che sufficiente per permettere alla Cina continentale di “occidentalizzarsi” pacificamente e integrare le neoacquisite regioni senza alcun trauma o conflitto.

Ma così non fù.

Ciò nonostante, in Hong Kong e a Macau sono tutt’ora concesse libertà personali inimmaginabili dal resto della Cina, tra cui la commemorazione delle vittime di Piazza Tien an men del 1989; evento ,che sopratutto ad Hong Kong, viene utilizzato per indicare un senso di distacco sempre maggiore dal resto della “patria” cinese.

Fine prima parte.

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Sono Edoardo Turco, laureando (torinese trapiantato a Milano) nella magistrale di scienze politiche della Statale du Milan;scrittore dilettante, filosofo mancato e lettore accanito. Dentro il"Sistema Critico" dal 2017.

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