Conversazione tra Andrea Camilleri e l’uomo

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Nella notte stellata al teatro greco di Siracusa, un maestro recita, o meglio afferma, di conoscere intimamente un indovino greco: “Chiamatemi Tiresia, oppure Tiresia sono io stesso”. La rappresentazione di un mito eterno è possibile ed è possibile interrogarsi su ciò che non rende vano il passaggio dell’uomo sul mondo: il maestro Andrea Camilleri ha proposto l’immagine di un’umanità che può essere salvata, Camilleri ha parlato anche di Tiresia.

PERSONA E PERSONAGGIO FINALMENTE RICONGIUNTI

«Non c’è stato secolo che scrittori di qualsiasi tipo non si siano interessati a Tiresia». Insiste lo scrittore siciliano rispondendo a un’intervista de La Repubblica, in occasione della rappresentazione teatrale del medesimo mito avvenuta nell’estate 2018 presso il teatro greco di Siracusa.

Ripercorrere i lineamenti dell’identità di Tiresia nel corso dei secoli significa tracciare l’anatomia di una tradizione letteraria occidentale che combacia con la metamorfosi dell’animo umano nello scorrere del tempo. Il maestro siciliano, interpretando lo spettacolo teatrale da lui stesso scritto, nella sua massima rappresentazione ha voluto personalmente incontrare il pubblico con un dialogo che fosse una sintesi delle grandi domande universali che attraversano la storia dell’umanità e che sono testimoni di somiglianze con questioni che Camilleri ha affrontato nella sua grande carriera.

Dalla accettazione della metamorfosi dell’uomo, fino alla constatazione della cecità del presente, continuando con l’affermazione dell’impegno civile e politico e la ricerca della verità assoluta: Andrea Camilleri è tornato alle origini della sua carriera artistica ritoccando il teatro, affascinato dalla figura di Tiresia perché come lui stesso sottolinea in un’intervista dell’Espresso, “mi piacerebbe avere una idea più precisa dell’eternità.”

Lo scrittore nato a Porto Empedocle, ha dato voce al verbo ripreso dal capolavoro mitico della tragedia greca di Sofocle incarnata nell’Edipo Re, con Tiresia l’ambiguo indovino cieco e custode di verità assolute. Continuando con l’attualissima forza della Terra desolata di Eliot, definita la poesia del Tamigi e di Tiresia, fino al necessario soffermarsi sul dramma surrealista di Apollinaire con le Mammelle di Tiresia e tristemente riprendendo La chiave a stella di Primo Levi, dove Tiresia, il più saggio profeta, per la prima volta, non riesce a prevedere un orrore dell’uomo. Questi solo alcuni degli autori affascinati quanto attratti visceralmente da una narrazione mitica portatrice di domande universali, rese tangibili a un pubblico immedesimato in una potenza narrativa che Andrea Camilleri ha reso non solo rappresentazione, ma anche immagine e sensazione.

Immagini e sensazioni che sono sintesi in parte della “poetica” di Andrea Camilleri, immedesimato nel saggio profeta che studia, interpreta, interroga l’uomo in ogni sua parte, dall’eros, all’esaltazione dell’eterno, fino alla celebrazione della donna e che, a differenza di Tiresia, l’autore agisce nel presente assumendo una posizione profonda e rigorosa.

INTERPETE DELL’UOMO E DELLA LINGUA DELL’UOMO

L’autore siciliano maestro della lingua italiana e interprete delle esigenze della lingua stessa: massima espressione nella sintesi tra italiano e siciliano, a creare uno stile linguistico innovatore evidente nei volumi del genere giallo che porta il nome comune de i noti romanzi del commissario chiamato Salvo Montalbano, dal primo La forma dell’acqua dai quali è tratta successivamente una rappresentazione televisiva con protagonista Luca Zingaretti. La lingua della Sicilia immaginata dallo scrittore, di Vigata, l’immaginaria cittadina, un esempio evidente della potenza linguistica di Camilleri riferendosi a La vampa d’agosto:

Un omo che ai jorni nostri campa in un paìsi civilizzato come il nostro (ah ah) se percepisce nel mezzo del sonno botte di cannonate, certamente le scangia per truniata di temporale, spari per la festa del santo patrono o spostamento di mobili da parte di quei garrusi che abitano al piano di supra e continua bellamente a dormiri.

Un linguaggio che supera la musicalità siciliana, il Fenomeno Camilleri che adatta le parole all’uomo e che quindi assumono la forma esatta di ciò che era solo verbo. Sintesi di lingua italiana e dialetto “che non è in realtà siciliano, è una particolarità”, un superamento che dà un’immagine definita dello sguardo sulla Sicilia da parte dell’autore, individuando un’autonomia del linguaggio stesso. Con il grande quesito sull’eternità di questo giallo irripetibile, per il quale è nota la prossima pubblicazione dell’ultimo grande continuo: Riccardino.

La fine di Montalbano l’ho già scritta più di 13 anni fa. Recentemente l’ho rimaneggiata dal punto di vista stilistico ma non del contenuto. Finirà Montalbano, quando finisco io, uscirà l’ultimo libro. Quello che posso dire è che non si tratta tanto di un romanzo, quanto di un metaromanzo dove il Commissario dialoga con me e anche con l’altro Montalbano, quello televisivo. (Intervista a Carta Bianca, di Bianca Berlinguer)

Questo come ultimo capitolo, che si aggiunge all’indecifrabile sogno e realtà, farsa e tragedia, allucinazione e organizzata teatralità di mosse e contromosse beffarde, al thriller de Il cuoco dell’Alcyon pubblicato dopo 25 anni dal primo esordio del commissario Montalbano, definita da Salvatore Silvano Nigro «una Iliade di guai».

L’AUTORE E IL MONDO

“Sciascia porta il mondo in Sicilia mentre Camilleri porta la Sicilia nel mondo, e poi Camilleri ha creato un personaggio nevrotico e dunque novecentesco che sarebbe piaciuto non poco a Pirandello”, così il giornalista Gianni Bonina nella sua pubblicazione Il carico da undici, le carte di Andrea Camilleri ricostruisce il percorso narrativo dello scrittore siciliano, individuando una sottile corrispondenza con due dei grandi autori del Novecento italiano. Corrispondenza non casuale, che si aggiunge al confronto attivo e profondo con la senatrice Liliana Segre nel manifesto a difesa della storia, fino alla costante dimostrazione di un impegno civile e rigoroso legato alle vicende di attualità dell’Italia e del resto di Europa.

Un ricordo e riconoscimento di Andrea Camilleri anche per il grande sguardo rivolto alle generazioni in divenire e con riferimento alla rappresentazione teatrale al teatro greco di Siracusa, “in chiave ironica e poetica ma anche caustica, maliziosa e dissacrante”, ha permesso la ricongiunzione tra persona e personaggio, tra Tiresia che da secoli ricerca le verità sull’uomo e qualcuno che può continuare a ricercarle, ancora, in un luogo arcaico come il teatro greco, rendendo l’uomo e le sue domande: eterne.

“Scusate, vorrei dirvi ancora una cosa, mi piacerebbe che ci rincontrassimo tutti quanti, qui, in una sera come questa, tra 100 anni, me lo auguro.” (Andrea Camilleri, al termine della rappresentazione teatrale di Tiresia, 11 giugno 2018)

Francesca Vannini


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About Author

Francesca Vannini, nata Bologna, classe 1998 e residenza a Pesaro. Università di Lettere Moderne, ma formazione di un anno in Giurisprudenza. Interesse per i diritti umani e giornalismo d’inchiesta. Ho scelto Sistema Critico perché voce dei giovani e dell’azione, occupandomi di diritti umani, società senza dimenticare letteratura e filosofia. Totale partecipazione alla scrittura e alla poesia con composizioni.

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