Pink Tax: quando il rosa ha un prezzo

0

Forse di Pink Tax ( o tassa rosa) si è parlato abbastanza, forse ormai hai capito che cos’è e dove puoi riscontrarla e forse hai capito che il rosa ha un sovrapprezzo: ma se invece non sai cosa sia, non preoccuparti, sei in buone mani e potrai chiarirti le idee dopo questo articolo.

Dov’è?

Andiamo al super mercato più vicino a casa, compriamo quello che ci serve per cena, compriamo lo shampoo, compriamo una birra e poi compriamo ad esempio un rasoio: ne troviamo di due tipi, uno da uomo e uno accanto da donna. Rosa. Perfettamente identico ma di un colore femminile. Controlliamo meglio: in plastica, tre lame, nulla di speciale, non è in oro o chissà con quale pregio in più, eppure sì, costa in media almeno un ulteriore euro e cinquanta perché per donne.

Logo della lotta contro la pink tax

Ricerche recenti hanno riscontrato la veridicità di questo problema attraverso dati affidabili: “La Stampa” aveva calcolato che “gli shampoo indirizzati a una clientela femminile costano in media il 48% in più di quelli diretti alla clientela maschile”. Mentre i jeans per donna costavano, secondo i calcoli del quotidiano “il 10% in più di quelli per uomini”.

Il caso più vergognoso

Caso limite quello degli assorbenti, l’imposta che sui beni di largo consumo è già compresa nel prezzo e normalmente è del 22%, per i beni di prima necessità dovrebbe essere del 4%. Facendo un ragionamento basilare, avere mestruazioni per circa cinque giorni al mese è un lusso al quale le donne scelgono di aderire e non un processo fisiologico femminile presente praticamente da che la donna esista.

Un bene di lusso è un bene di cui si può fare a meno, come un orologio costoso o un paio di sneakers firmate, ma saresti capace di rispondere a tua moglie o a tua figlia: “No cara, questo mese dobbiamo fare a meno dei tampax”? Impossibile, dato il bisogno naturale di cui stiamo discutendo.

Come se non bastasse il problema alla base è il seguente: le donne continuano a guadagnare meno rispetto agli uomini, pur avendo un livello di istruzione più elevato e un rendimento migliore (Istat 2017). Questi ultimi possiedono il 50% in più della ricchezza. Un divario difficile da colmare, basti pensare che le donne devono lavorare 59 giorni in più all’anno per raggiungere lo stipendio dei colleghi maschi. Perciò se sei donna guadagni di meno e spendi di più, assurdo no?

Il fatto è che continuiamo ad appoggiarci a stereotipi di genere, un tassello incredibilmente difficile da muovere senza rompere l’equilibrio della società odierna, dove il rosa è da donna e il blu è da uomo e dove si sa, le donne amano spendere e curare loro stesse più del sesso opposto. Sono idee così radicate in noi che abbatterle sembra quasi una mission impossible, in cui l’impegno non basta, ma serve un miracolo.

Grafico Tampon Tax in alcuni paesi del mondo
Tampon Tax in alcuni paesi del mondo

L’Irlanda non applica alcuna sovrattassa agli assorbenti, la pink tax è fortunatamente meno presente, nonostante una normativa dell’UE successiva alla decisione irlandese imponga la tassazione ridotta (ma non nulla) sui prodotti igienico-sanitari. Il Kenya ha diminuito la tassazione sin dal 2004 per ridurre il prezzo finale alle consumatrici.

Il caso della Scozia…

In Italia, nonostante la proposta di legge per ridurre l’imposta risalga ormai al 2016, nulla è cambiato. In Scozia, totalmente all’opposto da Ungheria e Grecia (alcuni paesi europei con tampon tax più alta), dal 2018 si possono avere assorbenti e tamponi gratis a partire dalle scuole medie. Il progetto è partito dalla progressista città di Aberdeen, fortunatamente veniva monitorato già da un po’ dal governo scozzese, pensato appunto per le donne con meno possibilità economiche costrette a pagare inevitabilmente quei soldi al mese che possono essere utili e devono essere spesi in altro modo.

…che stupisce il mondo

Così, la Scozia diventa il primo paese al mondo a rendere disponibili questi prodotti sanitari gratuitamente per le 395mila studentesse sul suo territorio, stanziando ben 5,2 milioni di sterline per provvedere alla salute igienica e stabilità economica di almeno quelle ragazze che ancora non sono entrate a far parte del mondo del lavoro. “In una nazione ricca come la Scozia è inaccettabile che chiunque fatichi a comprare prodotti sanitari di base” ha dichiarato al “The Guardian”, giornale britannico, Aileen Campbell, ministro del gabinetto scozzese responsabile per le comunità locali e forte promotrice dell’abbattimento della pink tax.

Escamotage di altri paesi

In Germania invece è stato attuato il genialissimo escamotage del Tampon Book nonostante non ci credereste mai fuori è un libro a tutti gli effetti ma all’interno invece delle pagine ci sono 15 assorbenti. Questa idea progressista è nata dalla start up The Female Company per aggirare l’IVA al 19% (più bassa di quella italiana ma comunque alta). Il loro motto è “Perché le mestruazioni sono un lusso e il caviale non lo è?”

Ulteriormente, Boxed.com, è uno dei primi siti online che a partire dal 2016 ha creato una linea di prodotti igienici unisex, diminuendo il prezzo di quelli esclusivamente femminili nei paesi dove sono tassati per rendere il prezzo equamente distribuito e compensare un trattamento squilibrato, dove le dipendenti donne si sono battute per trovare una soluzione e soprattutto per far comprendere ai loro colleghi del sesso opposto il problema.

Tampon Book by The female Company
Tampon book by The Female Company

Piccoli consigli per aggirare la “pink tax”:

Non finisce qui, ci sono tantissimi altri prodotti che ti costringono a pagare di più se sei donna, come ad esempio il settore della moda. Ecco però alcune tips su come aggirare, per quanto possibile, questa fregatura:

Comparare i prezzi degli stessi prodotti, stare più attente e chiederci se la bicicletta da donna, con i dettagli così carini, sia davvero più utile di quella maschile, nera e semplice.

Evitare di comprare oggetti che alimentano gli stereotipi di genere, comprando prodotti neutrali, che non hanno colori o differenziazioni ad hoc, anche se venduti in un reparto diverso da quello femminile.

– Provare la coppetta mestruale, presente anche nella variante biodegradabile, che costa circa 20 euro e tenuta e sterilizzata dopo ogni ciclo con cura può durare tanti anni.

Essere donna è sempre stato difficile, ma è ora che le cose cambino, è il momento che si aprano gli occhi su queste ingiustizie derivanti dalla differenza di sesso e che soprattutto le parole giuste da pronunciare, scandite, sono “noi non stiamo più al vostro gioco”.

Fonti: Cosmopolitan, TPI, Vice, Il Salvagente

Benedetta Mancini

Share.

About Author

Studentessa di lettere moderne all’Università di Urbino Carlo Bo, da sempre appassionata al giornalismo culturale, ha partecipato al “Festival di Giornalismo Culturale 2016” organizzato a Fano e ha collaborato a “Passaggi Festival” come volontaria. I suoi articoli hanno lo scopo di avvicinare i giovani nel modo più semplice possibile alla letteratura e alla storia dell’arte. Appassionata di musica e di vintage, cerca di portare la parte migliore di se stessa in tutto ciò che scrive.

Leave A Reply