Il pianeta è nostro e ce lo riprendiamo

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Giovani e non mobilitati in tutta Italia per il “Friday for future”, sotto forma di “sciopero scolastico” globale che coinvolge anche gli studenti di altri 27 Paesi nel mondo. Un corteo per chiedere a Governi e istituzioni azioni forti ed immediate contro i cambiamenti climatici.

Le manifestazioni, ispirate dal movimento lanciato da Greta Thunberg a Stoccolma nell’estate del 2018, hanno coinvolto circa 160 città italiane, con una scaletta di massima comune: corteo e comizio in centro alla mattina, dalle 10 alle 13.

Cos’è il movimento “Friday for future”?

Venerdì per il futuro, noto anche come sciopero scolastico per il clima (Skolstrejk för klimatet) o anche in varie nazioni come Fridays for Future o Global Strike 4 Future, è un movimento internazionale di protesta.

Alunni e studenti decidono di non frequentare le lezioni scolastiche, per partecipare a manifestazioni in cui chiedono e rivendicano azioni atte a prevenire il riscaldamento globale e il cambiamento climatico.

L’organizzazione delle proteste e del movimento iniziò quando la svedese Greta Thunberg organizzò un’azione di protesta al di fuori del Riksdag, con un cartello che recitava “Skolstrejk för klimatet” (Sciopero scolastico per il clima) durante l’agosto 2018.

In gioco c’è (anche) il nostro presente

È ormai evidente che gli impatti del riscaldamento globale non riguardano il futuro delle prossime generazioni, bensì il nostro presente.

I cambiamenti climatici sono già con noi e avranno una profonda influenza nel corso della nostre vite. Lo dimostrano gli incendi dell’Artico e la fusione dei ghiacci a un ritmo che non ci aspettava prima del 2050. O le ondate di calore estive e le alluvioni sempre più violente che abbiamo vissuto sulla nostra pelle negli ultimi anni.

I ragazzi e le ragazze di Friday For Future non protestano soltanto per difendere il loro futuro, ma anche il nostro presente. E gli adulti non hanno solo il dovere di fare qualcosa: ne hanno tutto l’interesse.

Il nuovo rapporto dell’ONU sul clima

Difatti, il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC), ha diffuso un nuovo rapporto speciale sul clima, dedicato soprattutto al peggioramento delle condizioni degli oceani e delle calotte di ghiaccio.

Il rapporto è il terzo degli speciali prodotti dall’IPCC nell’ultimo anno. In precedenza, il Gruppo aveva pubblicato un documento sugli effetti di un aumento della temperatura media globale di 1,5 °C entro la fine del secolo.

Oceani più caldi

Nel nuovo rapporto, si legge che c’è ormai un ampio consenso nella comunità scientifica sul fatto che gli oceani abbiano continuato a scaldarsi, senza sosta, dagli anni Settanta in poi.

Hanno assorbito il 90 per cento circa del calore aggiuntivo che si è prodotto a causa delle attività umane negli ultimi decenni. La velocità di assorbimento è aumentata a partire dai primi anni Novanta, con effetti mai osservati prima per interi ecosistemi.

L’aumento della temperatura di gigantesche masse d’acqua, come quelle oceaniche, ha portato a un’espansione del volume degli oceani e al conseguenze innalzamento dei mari.

Scioglimento dei ghiacci

Anche la calotta glaciale antartica, la più grande massa di ghiaccio del nostro pianeta, ha continuato a ridursi a causa del riscaldamento globale.

Il rapporto spiega che tra il 2007 e il 2016 la perdita di ghiaccio è triplicata rispetto al decennio precedente. Le cose non vanno meglio in Groenlandia, dove nello stesso periodo si è assistito a un raddoppio nella perdita di ghiaccio. Non ci sono a oggi indicatori per dire che questo andamento possa interrompersi entro la fine del 21esimo secolo.

L’IPCC si è anche occupato dei ghiacciai delle catene montuose, con esiti altrettanto scoraggianti. Secondo le stime degli scienziati, entro la fine di questo secolo le Ande, le Alpi europee e le catene montuose nell’Asia settentrionale perderanno fino all’80 per cento dei loro ghiacciai, se continueremo a immettere nell’atmosfera grandi quantità di anidride carbonica come avvenuto negli ultimi decenni.

La perdita di queste riserve avrà conseguenze per milioni di persone, il cui accesso alle riserve d’acqua diventerà limitato.

Scioglimento del permafrost


Il riscaldamento globale sta inoltre modificando il clima in aree come la Siberia e il Canada settentrionale, dove il suolo in condizioni normali è costantemente gelato (permafrost).

Se le emissioni continueranno ad aumentare, si stima che il 70 per cento del permafrost si scioglierà, liberando centinaia di miliardi di tonnellate di anidride carbonica e metano, che potrebbero complicare se non vanificare molti degli sforzi per ridurre le emissioni dovute alle attività umane.

Schierarsi dalla parte giusta della storia, semplicemente

Lo sciopero globale per il clima promette di essere una delle più grandi manifestazioni in difesa dell’ambiente della storia, segnando un punto di svolta nella lotta al riscaldamento globale.

La storia recente dimostra che le proteste collettive hanno il potere di cambiare lo status quo, talvolta anche in modo rapido e inaspettato. E secondo uno studio pubblicato sul Journal of Environmental Psychology, unirsi al movimento per il clima e aderire agli scioperi potrebbe davvero fare la differenza.

Alice Mauri

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About Author

Alice Mauri, gradarese, nata nel 1997. Sebbene le mie passioni siano la letteratura e la filosofia, sono laureanda in Informatica Applicata all'Università di Urbino Carlo Bo. Scrivo nella sezione di filosofia per Sistema Critico. Sfogo la mia passione per la scrittura e la poesia su un piccolo blog personale.

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