Aquile Randagie: ribelli oltre la Resistenza

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Le storie si scrivono un po’ da sole, si può dare una forma ma poi fanno quello che vogliono

Le mani tremanti nascondono la Fiamma in una bara momentanea, la prima morte è sigillata dal saluto con le tre dita; la storia ha la sua fine il 9 aprile 1928, eppure non sa che tramuterà in rinascita. Le leggi fascistissime sopprimono Kelly, Baden, Ciacco e Tulìn de l’oli, dei giovani con l’uniforme sgualcita, due capi con la dichiarazione del primo ministro, i gruppi scout italiani dichiarati inesistenti.

Il taccuino segna maggio 1928, dei ragazzi con la cinta a forma di giglio corrono nei prati della Val Codera e si sentono dei rapaci liberi, proprio così, liberi e grandi come delle Aquile Randagie.

Le storie si scrivono un po’ da sole, si può dare una forma ma poi fanno quello che vogliono, ripete la sceneggiatrice Gaia Moretti. Un inizio devastante, inaspettato, un film con l’obiettivo di raccontare una bella storia, che parla di una Resistenza fatta con il cuore di scout caparbi, ma che poi, incredibilmente finisce per diventare una storia ancora più bella, fatta di ribellione, coraggio, riconoscimento dell’Altro e della solidarietà italiana.

Per essere fedeli bisogna essere ribelli e davanti alle camicie nere che soffocano ogni associazione diversa dall’OBN -Opera Nazionale Balilla- bisogna ricordarselo. La riunione clandestina di ogni domenica, l’uniforme appiccicata sotto i vestiti borghesi, la costanza di un progetto educativo estraneo al regime totalitario dimostrano la perfetta simmetria tra fedeltà e ribellione.

Tra Milano e Monza, succede qualcosa di diverso, si accende una risposta: il gruppo Asci stringe il suo fazzolettone e lo porta al cuore, per fare del suo meglio e compiere il suo dovere verso il proprio paese, riprendere la libertà di un’Italia che così non si era mai saputa.

Eppure Ciacco non riesce a stare fermo. Il potere fascista non sa chi è lui, un ragazzino poco prima di recitare la sua Promessa, un cittadino italiano che si avvicina alla riunione della sua associazione, per durare un giorno in più del fascismo. L’immagine immediata di una scelta personale, nessuna richiesta, un’adesione che straordinariamente coincide con la volontà di tutto il gruppo e, con i silenzi di molti cittadini italiani.

La paura e la solitudine davanti alla legge n.5 del 1927, con la chiusura obbligatoria di reparti scout, apre gli occhi sulla reale situazione italiana e sulla necessità di prendere una posizione: e se la Promessa recitata nel cerchio esistesse anche per la vita fuori dal cerchio?

“Il film racconta che è possibile essere fedeli alla propria promessa, se si è scout, e comunque coerenti con i propri ideali se non si è scout, anche se serve molto coraggio. Era possibile negli anni del fascismo e della guerra, ed è possibile anche oggi”.

(Il regista Gianni Aureli)


Inaspettatamente succede anche altro e la novità ci dice che le Aquile Randagie è una storia di scout e di antifascismo: Kelly e altri due capi salgono improvvisamente sul palco durante una sfilata fascista, confondendosi con gli ufficiali e rimanendo impassibili davanti alla folla. E poi scappano, corrono via dalle camicie nere e ridono della loro goliardia: sono giovani, con un fazzolettone, un po’ ingenui e la loro associazione non è militare.

Non è un caso se il regista Gianni Aureli specifica che il film parla anche di rappresentazione. La lotta partigiana, le donne contro il fascismo, le staffette, i passaggi per gli ebrei, hanno un chiaro ruolo anche in questa produzione realizzata in crowdfunding – fondi in aiuto dal basso- e con riferimenti storici precisi. Armistizio del 1943- una rappresentazione del nazismo-: inizio persecuzione, prima dei diritti, ora delle vite degli ebrei.

Nei 20 mesi di occupazione nazista si contano 2166 espatri di ebrei, 3000 documenti falsi stampati e una spesa immensa, a opera di OSCAR

All’8 settembre del 1943, però, si riserva una risposta straordinaria: la corsa clandestina per salvare gli ebrei strappati alla vita, una ribellione ancora più pungente. Un fenomeno che silenziosamente si diffonde in Italia, ha coinvolto diverse associazioni ed è noto. Eppure in quegli anni non era noto, ma l’Asci segreta – associazione scautistica cattolica italiana- ha fame di nuove collaborazioni: OSCAR-Organizzazione Scout Collocamento Assistenza Ricercati- è il nome che procurerà documenti, timbri, carte e modi per attraversare il confine verso qualcosa che si avvicina alla libertà.

Un coltellino ha inciso che è l’inizio Scout della Resistenza contro il fascismo, sopra un’insegna in legno nel sentiero di Corni di Canzo, ma lo legge un SS tedesco-ispirato a Eugen Dollmann, capo dei servizi segreti nazisti in Italia- davanti a Don Luigi Barbareschi.

Una corrispondenza inusuale diventa immediata e sorprendente: un’Aquila Randagia accompagna un ufficiale nazista lungo gli stessi sentieri di fuga degli ebrei. Stiamo dicendo che il varco verso la libertà è di tutti? Gianni Aureli lo dice chiaramente, si parla di una Resistenza anche non violenta e anche tutta scout. L’uomo con gli scarponi intima all’SS che e’ ora che la carità cambi di campo –aggiunge- io non sono il giudice di nessuno. Sarà il tribunale svizzero ad ascoltare ciò che il persecutore tedesco avrà da confessare.

1928-1948: l’antifascismo non avviene da un giorno all’altro, i tempi del film distendono una progressione personale, un graduale avvicinamento verso un obiettivo comune che sarà già familiare alla fine della guerra e, un giorno dopo la morte del fascismo.

16 anni 11 mesi e 5 giorni racchiudono anche momenti di vita: sono giovani, si innamorano, trovano la loro vocazione e alcuni sono mandati a combattere nell’esercito, c’è anche dell’altro. Succede anche quella che si chiama vita e il film vuole intrecciarla con tutto il corso delle cose: la storia d’amore tra la figura nuova di Elena e un’Aquila Randagia, un affetto impossibile perché i ragazzi più giovani sono obbligati al fronte. Perché sì, i rapaci senza casa salvano dalla guerra ma ci finiscono anche: lettere che si domandano il senso della prigionia estera e del sopruso dell’altro.

Eppure le nazioni non si incontrano solo con le armi, l’obiettivo comune nasconde anche un altro sapore europeo: il Jamboree-incontro mondiale dello scoutismo- succede nel 1937 e nei Paesi Bassi si presentano lingue estranee tra loro. Le luci caravaggiesche della scena rivelano i contorni del dialogo tra Baden Powell- fondatore dello scoutismo mondiale- e i bad boy delle Aquile Randagie: dovete essere ribelli, dei ragazzacci, allora sì, la percezione della situazione italiana era molto forte e lo dicono fuori dal confine.

Servizio, ricerca della patria, rischio e paura a volte sono nudi, non conoscono l’uniforme. C’è chi lo dice, lo urla e incarna l’immagine di tutti coloro che hanno mirato verso la stessa libertà ribelle: Elena indossa anche la gonna, non conosce la promessa, eppure la vive.

Una nuova epifania sorprende straordinariamente lo spettatore: il film racconta anche le vite degli altri, cittadini italiani che per essere fedeli sono diventati ribelli. La staffetta delle donne, l’adesione a una solidarietà pericolosa, prima lo facevo per amore, per una persona, ora non so più perchè- e l’Aquila Randagia risponde– credo che tu, come gli altri, lo sai benissimo perché.

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Francesca Vannini

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About Author

Francesca Vannini, nata Bologna, classe 1998 e residenza a Pesaro. Università di Lettere Moderne, ma formazione di un anno in Giurisprudenza. Interesse per i diritti umani e giornalismo d’inchiesta. Ho scelto Sistema Critico perché voce dei giovani e dell’azione, occupandomi di diritti umani, società senza dimenticare letteratura e filosofia. Totale partecipazione alla scrittura e alla poesia con composizioni.

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