I fantasmi dell’Europa

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Ancora una volta Parigi, ancora una volta l’Europa. L’ennesimo attacco nella capitale francese ha fatto ripiombare il paese e il continente nell’incubo terrorismo. A colpire è un funzionario di polizia, che il 3 ottobre ha ucciso tre agenti e un’impiegata con un coltello, per poi essere neutralizzato da un altro agente che invano aveva cercato di arrestarlo.

La radicalizzazione

All’inizio la polizia aveva escluso la pista terrorismo, ma con il passare delle ore e dei giorni, si è scoperto che l’uomo, Michael Harpon, sposato con una donna musulmana, da vent’anni serviva ai servizi informatici di renseignements e si era avvicinato agli ambienti dell’Islam radicale. Ancora una volta, dunque, l’Europa si trova a fare i conti con un attacco compiuto da un lupo solitario, termine che indica persone che compiono attacchi di propria iniziativa ispirati a gruppi come Al Qaeda e Isis.

l’Europa divisa

Con la sconfitta del califfato in Siria e Iraq, i paesi europei hanno dovuto affrontare del problema dei foreign fighters, i combattenti stranieri che si sono arruolati tra le fila dell’Isis e catturati dai curdi dopo le sconfitte del gruppo jihadista. La soluzione a questa situazione non è stata trovata: molti paesi come Gran Bretagna, Francia e Germania rifiutano di riportarli nei rispettivi paesi e processarli, per paura che nascano nuove cellule terroristiche pronte a colpire. La divisione tra le varie diplomazie è bloccata su come trattare questi individui. Da una parte l’opinione pubblica è più propensa a cercare di reintegrarli nella società, soprattutto i minorenni partiti o nati sotto il califfato, dall’altra parte si chiede di attuare una linea dura.

Il rischio di vendette da parte dei curdi e sciiti

Molte famiglie dei combattimenti dell’Isis e jihadisti europei sono ancora rinchiusi nelle prigioni create dai curdi o in campi profughi, vivendo in un limbo tra la speranza di tornare a casa e la paura di ritorsioni. La paura è che i curdi e le milizie sciite, che rivendicano il diritto di processare questi individui, possano creare tribunali che non rispettano i diritti umani, innescando vendette, regolamenti di conti ed esecuzioni anche contro chi è vittima dello Stato Islamico, soprattutto i minorenni indottrinati in questi anni.

Il fronte interno e i rischi per l’Europa

L’altro fronte, a cui l’Europa guarda con preoccupazione, sono i combattenti rientrati e i radicalizzati nati e cresciuti nel continente. Essi, attraverso il reclutamento e la propaganda dell’Isis e di Al Qaeda, continuano a compiere attacchi in Europa per la causa jihadista. La mancanza di cooperazione tra i vari stati europei, il dibattito politico venuto sempre meno e il disinteresse dell’opinione pubblica, hanno creato un clima di superficialità e ignoranza sul tema, facendo passare quest’ultimo attacco quasi in silenzio, a fronte di una situazione pericolosa e difficile da gestire.

Un continente paralizzato

Le tensioni con gli altri partner occidentali hanno reso ancora più difficile la difesa del continente, facilitando la riorganizzazione di cellule del califfato e dei lupi solitari. Dopo la caduta dell’Isis, l’Europa si è trovata impreparata, non riuscendo a neutralizzare l’ideologia estremista dello stato islamico. La sconfitta sul campo del califfato ha illuso le diplomazie occidentali, ignorando la cause che avevano portato all’affermazione dello stato islamico. Aver festeggiato troppo prematuramente la vittoria sul campo, ha distolto lo sguardo su un nemico che, nonostante le perdite in Siria e Iraq, è riuscito a proseguire con la propria ideologia per il continuo della propria guerra, attraverso individui fantasmi, difficili da scovare ma ancora indottrinati e pronti a seminare il terrore In Europa.

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