Le due anime della Catalogna

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Per la prima volta, dall’inizia delle proteste per la condanna di leader indipendentisti catalani, a scendere in piazza c’erano anche gli unionisti, ottantamila anime a marciare per le strade di Barcellona, respingendo le violenze dei giorni scorso e rivendicando il diritto a manifestare a favore di una Spagna unita. Ma anche sabato e domenica sono state due giornate dure, con gli indipendentisti, circa 350.000 a marciare, lanciando di nuovo la sfida a Madrid, con la tensione tra manifestanti e forze di polizia sfociata in nuovi pesantissimi scontri. Le due manifestazioni, rappresentanti le due anime della Catalogna, non si sono incrociate, ma tra le strade di Barcellona si sono viste sia le esteladas( le bandiere indipendentiste catalane) e il tricolore spagnolo, mostrando al mondo una città e una regione, quella catalana, divisa da due anime.

Gli unionisti in piazza

La manifestazione convocata dall’associazione Societat Civil catalana e tenutasi domenica ha rappresentato un duplice messaggio: il primo è che Madrid non è isolata nella regione, ma può far leva sul desiderio di tantissime persone che non vogliono staccarsi dal paese. La seconda mostra un divisione nella politica catalana, con gli indipendentisti che non sono riusciti a riunire tutti i cittadini sotto la causa secessionista. Gli scontri dei giorni scorsi hanno mostrato, al contrario, le difficoltà dei leader catalani di gestire i manifestanti anti-Madrid, uscendone indeboliti nell’immagine dalle violenze che hanno sconvolto Barcellona.

La reazione di Madrid

La manifestazione di domenica di chi non vuole staccarsi dalla Spagna è stata una vittoria, forsi l’unica del premier socialista Sanchez, nel braccio di ferro tra il governo spagnolo e la Catalogna. Madrid ora può contare su un consenso che fino a qualche giorno fa sembrava insperato, soprattutto dopo la repressione attuata per fermare le proteste. Nonostante questo vantaggio, il governo di Pedro Sanchez sembra voler continuare con il pugno duro, rifiutando qualunque dialogo con Barcellona. Il rischio è questa reazione repressiva possa spingere gli indipendentisti verso posizioni più estremiste e radicali, aumentando la frattura tra le due parti. Le elezioni legislative del 10 novembre saranno una prova importante per il premier Socialista Sanchez. Egli dovrà fronteggiare l’avanzata del partito estremista di destra Vox, che accusa il governo di essersi comportato in modo ambiguo nell’affrontare la crisi.

La rabbia dei giovani

Le proteste che hanno colpito Barcellona ci mostrato anche un altro elemento, ovvero la massiccia partecipazione dei giovani. Questo dato mostra come la rivolta si sia radicalizzata in ogni strato sociale della regione. Molti di questi giovani sono nati e cresciuti negli anni più difficili della questione catalana. Adesso si sentono pronti a poter ereditare la battaglia politica dei loro genitori. Essi rivendicano un ruolo centrale a discapito di una leadership che non appare abbastanza forte per poter difendere le loro richieste. Come nelle altre piazze dove i giovani sono scesi a protestare, alla base c’è la rabbia verso un sistema che li ha emarginati. Le violenze in catalogna vanno viste come un movimento che è stanco di protestare in modo pacifico venendo ignorato. Gli scontri sono un messaggio verso la politica spagnola, una sfida che difficilmente si esaurirà presto

Una soluzione politica

L’unica soluzione che sia Madrid che Barcellona possono giocare , è quello politico. Tutte due le parti non sono più in grado di gestire la crisi. Il governo spagnolo si è dimostrato incapace di avere alternative alla violenza, alimentando il risentimento dei manifestanti verso la monarchia. Dal canto loro, I leader Catalani sono stati colti di sorpresa da questa violenza ,dimostrandosi impreparati a gestire i gruppi radicalizzati nelle rivolte dei giorni scorsi. Sia il governo centrale che quello catalano ora saranno costretti a dover far marcia indietro e tornare al tavolo delle trattative. Soprattutto per l’attuale governo, questo muro contro muro rischia di avere ripercussioni sulle elezioni del 10 novembre, e sul rischio è del riaccendersi del sentimento indipendentista basco, aprendo un nuovo fronte, che nonostante la fine delle ostilità con il gruppo separatista basco dell’eta, non si è mai chiuso del tutto.

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