Antonia Pozzi – La poetessa dall’animo fragile.

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L’autrice

Appassionata di estetica, e dall’animo profondamente fragile, con una malinconia per nulla latente che la accompagnerà per tutto il corso della sua breve vita, fino al gesto compiuto drammaticamente a soli ventisei anni.

Nata a Milano del 1912, proveniente da un ambiente borghese, con alle spalle una famiglia facoltosa, Antonia Pozzi ha la possibilità di spaziare ampiamente l’ambiente culturale che la circondava grazie alle frequentazioni di circoli sociali esclusivi e viaggi. Inevitabilmente era munita di diverse facoltà e pregna di interessi come la pittura, l’arte e la fotografia, vota la sua vita agli studi umanistici; si iscrive alla facoltà di Filologia di milano dove potrà frequentare grandi nomi della letteratura italiana.

“Oggi
la mia tristezza esigente
a starnazzarmi nell’anima
pesantemente
come scirocco
pregno di salsedine”

La guerra

Capitolo importante della vita della poetessa è quello della seconda guerra mondiale. L’avvenimento storico, le leggi razziali e lo scempio che si compiva in quegli anni colpì infatti molti suoi affetti, iniziando ad allargare voracemente e sempre di più il buco di solitudine e malinconia che la Pozzi si portava dentro.

Abbandonati in braccio al buio
monti
m’insegnate l’attesa:
all’alba – chiese
diverranno i miei boschi.
Arderò – cero sui fiori d’autunno
tramortita nel sole. “

La ricorrenza della morte

Frequente è la ricorrenza della parola morte nei versi della poetessa, un desiderio tra il conscio e l’inconscio che prevarrà esasperatamente poi sul desiderio di vita. Una fragilità non curata, un balsamo per l’anima che ella cercava e mai è riuscita a trovare.


Svenata di sogni
Ti desti:
ti è pallida coltre
il cielo mattinale
come a un mortale
pericolo scampata,
con gesto umile – i gridi
delle campane scosti:
debolmente,
preghi nel poco sole
un silenzio.

Antonia Pozzi ha vissuto costantemente nel senso di colpa, colpa forse data dalla vita agiata, che le permetteva – per il suo tempo – di fare cose proibite alle minoranze, alle classi sociali minori di quella alla quale ella apparteneva. Ma nelle sue parole possiamo trovare tanto altro, rispetto a questo tema così ricorrente.

Aldilà della morte e del senso di colpa

Nelle parole, nero su bianco, tra le raccolte postume, tra le fotografie e le testimonianze, passiamo in rassegna alla dolce ma dura realtà della poetessa. Nelle sue relazioni complicate, nel suo sentirsi fuori posto in un mondo grande, immensamente grande a cui sentiva di non appartenere appieno.

Ma non sarà questo che infine resterà di una donna perennemente per metà padrona del suo destino. Bensì resteranno parole infinite, bellezza che salta fuori dalla pagina e diventa immediatamente balsamo per la nostra, di anima.

Nel ricordo di chi, nello spiccare il volo, ha sbattuto le ali con troppa poca presunzione e che, nonostante tutto rimarrà naturalmente impressa nella grande e ricca cultura della letteratura italiana contemporanea.

Svenata di sogni
ti desti:
ti è pallida coltre
il cielo mattinale
come a un mortale
pericolo scampata,
con gesto umile – i gridi
delle campane scosti:
debolmente,
preghi nel poco sole
un silenzio.

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About Author

Classe 1996, studentessa di lettere appassionata di cinema, letteratura e arte in tutte le sue forme. Aspirante giornalista di successo, devota alle tisane allo zenzero, Ernest Hemingway e al Regno Unito, spera di cambiare un pochino il mondo con le sue parole.

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