“Io sono Giorgia”: la potenza del meme in politica

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In questi giorni non si fa altro che parlare di un nuovo video che sta spopolando nel web. Il video in questione raffigura la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che intona un simpatico motivetto con un sottofondo elettronico e fastidiosamente orecchiabile. Le parole che pronuncia sono state estrapolate dal suo discorso al comizio in piazza San Giovanni a Roma del 19 ottobre 2019. 

Tuttavia le ragioni di questa popolarità restano ancora oscure. Infatti gli stessi autori della hit, che preferiscono restare anonimi, confessano: “tutto avremmo voluto fuorché diventasse una sigla per la Meloni”. Ebbene sì, perché la stessa Meloni si mostra entusiasta davanti al video: “mi piace tantissimo, la adoro, è un tormentone”.

Dunque viene da chiedersi se lo scopo iniziale del video non sia stato in realtà sostituito da un’immagine buffonesca e quasi simpatica di questa donna, che nel video iniziale pronuncia frasi terribili nei confronti della comunità LGBT.

La differenza tra satira e meme:

La satira è un genere letterario che si caratterizza per la sua analisi critica nei confronti della politica e della società, evidenziandone i punti deboli, al fine di apportare dei visibili miglioramenti.

Tuttavia lo stesso non si può dire del meme, che oltre ad essere un fenomeno molto più recente rispetto alla satira, spesso pare privo di contenuti. 

Il termine è stato utilizzato per la prima volta da Richard Dawkins nel 1976 nel libro “Il gene egoista”. Con la parola “meme” egli voleva intendere un elemento culturale che viene trasmesso soprattutto per imitazione, diventando improvvisamente famoso. 

Nonostante ciò, una distinzione a parte va fatta per il “meme di internet”. Questa espressione venne coniata non molto più tardi (1993) da Mike Godwin. Non è un mistero che internet riesca in modo efficace a propagare l’immagine desiderata all’infinito e a farla diventare virale in una manciata di minuti.

Tuttavia a causa dell’immediatezza del fenomeno, molti utenti guardano all’immagine con indifferenza. Ormai abituati ai tanti input che ogni giorno gli si palesano davanti, non colgono il vero contenuto dell’immagine, qualora sia presente. 

Dunque la critica costruttiva lascia spazio al puro riso, nato solo dal fatto di poter in qualche modo beffare queste figure considerate potenti e irraggiungibili, normalizzando le loro immagini. 

Il caso “Io sono Giorgia”: 

Dopo la pubblicazione del video “Io sono Giorgia” del 27 ottobre 2019 su YouTube, sono partire le parodie sia sul web che in televisione. Basti pensare a quella dell’attrice e comica Luciana Littizzetto a “Che tempo che fa”, che tira in ballo lo stesso programma di Fazio. 

Tuttavia è anche a causa di questo banale episodio che dimentichiamo lo scopo iniziale del video, intontiti da un sound moderno e travolgente.

Infatti il giornalista Simone Cosimi sostiene: “Quel Dio, patria, famiglia si è eclissato: come spesso accade con i meme di maggior successo, è la cornice a funzionare più del contenuto”.

Conclusione:

Il caso “Io sono Giorgia” è solo una delle tante immagini goliardiche che rappresentano i politici di oggi, ridicolizzati più che mai.

Probabilmente il motivo per cui non si prende più posizione in modo netto davanti alle parole di queste figure, è la rassegnazione nei confronti di politici che ci dovrebbero rappresentare, ma che vediamo solamente come dei giullari, pronti a recitare la propria parte.

Dunque rimane solamente il puro riso e l’indifferenza totale come scudo protettivo davanti alla triste realtà dei fatti.

Ciò nonostante l’assuefazione totale porta a digerire bocconi amari, ridendo di un fenomeno, al posto di contestarlo e indignarsi di fronte ad esso.

In conclusione viene da chiedersi se dopo la fama passeggera di questo video, rimarrà davvero qualche contenuto intatto da poter criticare in modo costruttivo e positivo.

Sara Albertini

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About Author

Sara Albertini, marchigiana, classe 1999. Sono iscritta al corso di laurea “Culture letterarie europee” presso l’Università di Lettere e Beni Culturali di Bologna. Dal 2017 scrivo di costume e società per il blog di Sistema Critico e per la nostra rubrica settimanale sul Resto del Carlino e su Vivere Pesaro.

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