Scommetteresti sulla fede?

0

Scommettere e giocare d’azzardo sono attività molto antiche, praticate sia in segretezza che pubblicamente.

In epoca moderna, il gioco d’azzardo diventa terreno di riflessione per la matematica: esso è uno degli stimoli alla nascita del calcolo delle probabilità.

Ma cosa succede se la posta in gioco passa dal piano fisico a quello metafisico? Cosa accade quando, a domandarselo, è un matematico?

Intelligenza scientifica… e non solo

Giovane genio, Pascal si dedica alla matematica e alla fisica fin dall’infanzia.

Tra i maggior risultati ottenuti ricordiamo un Trattato sulle coniche, l’invenzione della calcolatrice (chiamata poi “pascalina”), gli studi sul vuoto e la pressione atmosferica.

A questa vena scientifica, nel corso della sua esistenza, si associa un’angosciosa riflessione sull’uomo, la sua vita e il suo destino.

Agli occhi di Pascal, l’esistenza dell’uomo non è altro che un tentativo di fuggire dalle responsabilità più profonde e di nascondere a se stessi la propria piccolezza di fronte al mondo.

Illustrazione del matematico Blaise Pascal

La scommessa di Pascal

In un uomo dalla personalità complessa come Blaise Pascal, fine matematico ma anche cristiano tormentato, la riflessione sul calcolo delle probabilità si sposa con la scelta di una vita cristiana.

La scommessa per la quale converrebbe credere nell’esistenza di Dio si basa su due punti:

  1. se Dio esiste, si ottiene la salvezza;
  2. se ci sbagliamo, si è vissuta un’esistenza lieta rispetto alla consapevolezza di una morte che termina tutto.

“Pesiamo il guadagno e la perdita, nel caso che scommettiate in favore dell’esistenza di Dio. Valutiamo questi due casi: se vincete, guadagnate tutto; se perdete, non perdete nulla. Scommettete, dunque, senza esitare, che egli esiste.”

La scommessa della fede

Chi scommette ha il 50% di probabilità sia di vincere che di perdere.

Dunque se ci fossero da guadagnare due vite contro una, dice Pascal, converrebbe già scommettere, e a maggior ragione se le vite da guadagnare non fossero due, ma tre. Il fatto è che qui non ci sono due, tre o quattro vite, ma un’infinità di vita infinitamente beata.

Anche se ci fossero infinite probabilità di perdere, contro una sola di vincere, converrebbe scommettere, perché non si perde nulla e si ha la possibilità di guadagnare una vita infinita. Ma, come detto dal principio, le probabilità di perdere sono del 50% (un numero finito) .

Il cristianesimo come scelta razionale?

Accostando in modo ardito il sacro e il profano, Pascal afferma che aderire al cristianesimo è l’esito di una scommessa razionale.

In caso di vittoria (si decide di credere e Dio esiste veramente) si ottiene un premio immenso.

In caso di sconfitta (Dio non esiste) non si sarà perso nulla di importante, ma solo attività di svago e di poco conto.

Non bisogna esitare dunque: qui esiste una possibilità su due di guadagnare l’infinito, e quindi bisogna dare tutto, scommettendo su Dio.

Critiche all’enunciato della scommessa

Sebbene l’enunciato della scommessa possa venir applicato da alcuni, inducendoli a credere per una logica di convenienza o timore, nasconde delle inesattezze.

Semplificazione esagerata delle variabili in gioco.

L’errore più grande di Pascal è stato ridurre un gran numero di variabili e possibilità a due sole variabili (esistenza di Dio, Fede dell’individuo) e quattro possibilità combinazioni delle variabili, semplificando un po’ troppo le cose.

Dato che ogni religione potrebbe essere quella vera, mentre le altre rivelarsi false, perché considerarne solo una? Ai fini della scommessa di Pascal, sarebbe più corretto considerale tutte.

Anche nell’ambito di una stessa religione, come il Cristianesimo, ci sono tante variabili secondarie: quale corrente del Cristianesimo è quella giusta e garantisce il Paradiso se praticata?

Come possiamo dare per certa l’esistenza di due soli regni principali dopo la morte (Paradiso, Inferno)?

Moltiplicando il tutto, con le variabili che via via tendono all’infinito, la probabilità di aver fatto la “scelta giusta” tende ad essere1 su infinito cioè, praticamente, nulla.

E se…

Se nel momento della morte si potesse realizzare, anche se per una sola frazione di secondo, che non ci sarà nessuna vita eterna dopo di essa?

Probabilmente il moribondo credente proverebbe una sensazione di angoscia per le sue false credenze e speranze, non il sollievo per l’aver evitato i castighi eterni dell’Inferno.

La forza dell’auto-convincimento

In base al ragionamento di Pascal, nonostante la mancanza di prove della esistenza di Dio, sembrerebbe facile auto-convincersi della sua esistenza per pura convenienza.

A guidare i fedeli che vogliono evitare le pene eterne dell’Inferno ci sarebbe, quindi, la paura. Questo ragionamento rivela due errori importantissimi:

  • non è possibile prendere in giro se stessi e stabilir, di punto in bianco, di passare dallo status di non credente a quello di credente e di mantenere il nuovo status con convinzione, per la sola paura di andare all’Inferno;
  • la presunzione di poter in qualche modo “imbrogliare” Dio facendo passare ai suoi occhi una fede dettata dalla convenienza come una fede spontanea e maturata.

Scommettere o non scommettere?

La scommessa di Pascal non può essere un modello valido sul quale basare la propria appartenenza o meno ad un credo religioso.

Credere o non credere?

Difficile stabilirlo usando solo la logica: la Fede appartiene all’intimità della persona.

L’ateismo è altrettanto indimostrabile quanto la fede religiosa, sta alla persona scegliere se credere o meno, in base a ciò che ritiene più vero.

Alice Mauri

Share.

About Author

Alice Mauri, gradarese, nata nel 1997. Sebbene le mie passioni siano la letteratura e la filosofia, sono laureanda in Informatica Applicata all'Università di Urbino Carlo Bo. Scrivo nella sezione di filosofia per Sistema Critico. Sfogo la mia passione per la scrittura e la poesia su un piccolo blog personale.

Leave A Reply