Tv spazzatura spacciata per informazione pubblica

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Grida, urli, parolacce e perché no anche sceneggiate. E ancora: comici spacciati per opinionisti d’eccezione e politici che si buttano nella mischia per altri quindici minuti di celebrità.

No, non si sta parlando di un programma comico in prima serata e neanche dell’ultimo cine-panettone pronto per Natale. La mente corre invece ad arene di dibattito che sempre più invadono i nostri salotti di casa la sera a cena ma anche dopo. Salotti televisivi sempre più pregni di personaggi da spettacolo (cosa non si fa per un po’ di share) e sempre più vuoti di quei professoroni oggi stigmatizzati ed ormai evitati come la peste nel 1300. 

In questa aridità di contenuti e parole che ci rimane, il terreno è fertile per una disinformazione che tutti dicono di voler combattere ma che nessuno ha veramente intenzione di sconfiggere. 

E’ così che quello che ci viene servito in prima serata, su un piatto d’argento e con guanti bianchi, non è altro quindi che l’opposto di quella che dovrebbe essere l’informazione pubblica.

Fuori dal Coro 

Si chiama così ma di fuori dal coro non c’è proprio nulla. 

Il fortunato programma di Rete4 condotto dall’eccentrico e dirompente Mario Giordano è ormai una delle trasmissioni di punta nel palinsesto Mediaset, solo di recente promosso in prima serata dopo il trionfante debutto in orario di cena. 

Si potrebbero dire tante cose di questa trasmissione tranne che sia un valido veicolo di libera e imparziale informazione politica. E no, non basta che Giordano se ne vada per i campi ad urlare “Bastaaaa! Ci siamo stancaaaatiii!” come in preda ad un incontenibile delirio (tutto vero: vedere per credere il trailer passato in tv per alcune settimane prima del lancio del programma). 

E allora ecco la grande varietà di temi e spunti offerti sotto la sapiente e pacata conduzione di Giordano: migranti, difesa della famiglia cristiana, Bibbiano, ancora migranti e servizi senza alcuno scopo a raccogliere lamentele su lamentele rivolte a non si sa bene chi in particolare. 

Fuori dal Coro: le puntate su Bibbiano

Per fare un esempio, ecco che ad Agosto, mentre magistratura e forze dell’ordine stanno ancora facendo rilevazioni ed indagini sul cosiddetto “caso Bibbiano”, Mario Giordano e la sua redazione hanno già elementi a sufficienza per inchiodare imputati e politici (spoiler: le indagini diranno che gli ormai famosi casi costituivano delle eccezioni in un sistema che era e rimane sano). 

Questo però, per l’arena di Fuori dal Coro, non è rilevante. In un impeto di furore popolare e di vampate di calore ecco Giordano che con tutta la sua pacatezza afferra la telecamera e occhi negli occhi con il pubblico a casa (a proposito: è sconsigliato guardare il programma con il 3D) grida “non voglio vivere in un mondo dove vogliono distruggere la cosa più preziosa: la famiglia!”. E poi al pubblico che lo omaggia con tanto di “bravo” e standing ovation: “lo avete capito? La famiglia!”. Il tutto mentre alle sue spalle la regia condisce la scena con una scritta in maiuscolo a caratteri neri su sfondo bianco: “LADRI DI BAMBINI”. Vedere per credere e si provi ad alternare questo alle recenti parole dei giudici. 

Ci sarebbero tantissimi altri esempi ma quanto appena descritto riassume bene il copione.

Un momento non raro di sfogo davanti alla telecamera da parte di Mario Giordano

Dalla vostra parte 

Dalla vostra parte è un’altra grande trovata targata Mediaset (da un’idea sempre di Mario Giordano) non più in onda dall’Aprile 2018 (momento in cui ha passato la staffetta proprio a Fuori dal Coro). Il programma andava in onda tutte le sere su Rete 4 e fungeva da corollario al Telegiornale che lo anticipava solo di qualche minuto.  

Non bastassero le accuse ricevute per razzismo e imparzialità, l’innocuo non-più-programma di Rete4 vanta alcuni premi nel suo palmares. Innanzitutto un’inchiesta subita da Striscia la Notizia che evidenziava come l’inviato Mario Marchi fomentasse nei fuori onda il pubblico, contro gli ospiti politici in studio, salvo poi fingere di placarlo una volta in onda. Interessante poi anche il licenziamento di un inviato reo di aver pagato soggetti rom per fingersi ladri malviventi e sulla base di questo creare servizi ad hoc da mostrare durante il programma. 

Dalla vostra parte: i confronti alla pari

In tutto ciò, la puntata probabilmente più interessante è comunque costituita dallo scontro verbale BelloFigo vs Alessandra Mussolini. Il primo – non si capisce bene per quale ragione – presentato non come il personaggio che è (di per sé più che discutibile) ma come un rappresentante dei profughi e degli immigrati. Mentre l’altra, la seconda, nipote del ben più noto Mussolini, viene affiancata da operai senza lavoro, italiani in difficoltà economiche e altri opinionisti tutti messi nella condizione tale di avere un confronto tanto difficile quanto lo sarebbe il segnare un gol a porta vuota.

E allora sotto con l’analisi frase per frase delle hit più conosciute di BelloFigo: una su tutte No pago affitto. Il tutto, mentre la didascalia in basso recitava eloquentemente “Danno le nostre case agli immigrati e il profugo si vanta: Non pago affitto”. E ancora: “Danno le nostre case agli immigrati e il profugo dice: Manteneteci”. 

Insomma ancora una volta ecco servito un tripudio di buona informazione sana, imparziale e per nulla costruita in maniera tale da creare una narrazione leggermente xenofoba.

Anche qui, vedere per credere.

L’episodio: BelloFigo fa una “dab” davanti ad Alessandra Mussolini

Non è l’Arena 

E infine ecco Non è l’Arena con conduzione di Massimo Giletti. 

Il programma, che va in onda su La7, si pone in maniera un po’ diversa rispetto ai due visti in precedenza con Mario Giordano come deus ex machina. Eppure anche qui non mancano scivoloni più o meno volontari. Ne è un esempio la puntata andata in onda lo scorso Ottobre con ospite Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia. 

Nel corso della trasmissione (ecco un estratto qui), Massimo Giletti e la Meloni discutono della composizione dell’attuale governo quando, per la gioia di tutti i costituzionalisti d’Italia, il conduttore infila una dietro l’altra nel suo discorso, una serie di frasi che negli ultimi anni ci siamo sentiti ripetere fino allo sfinimento ma che, se ripetute ad un qualsiasi esame di Diritto Costituzionale, comporterebbero un “Grazie ma torni al prossimo appello” uguale e contrario. 

E quali sono, queste frasi? Giletti si dice scandalizzato dal fatto che “non abbiamo più scelto un Presidente del Consiglio da una vita”. Vero, dal 1948 per la precisione, ma perché non sono i cittadini a doverlo scegliere, i quali votano solo i propri rappresentanti in parlamento. 

Poteva essere allora una svista quella del giornalista che però un attimo dopo chiarisce ogni dubbio e continua con maggior convinzione: “lo dico per dirlo a tutti: sono anni che noi non eleggiamo, caso incredibile e unico nel sistema, il Presidente del Consiglio”

Allora no, avevamo proprio capito bene: Giletti è recidivo e pare strano che vista la sua grande esperienza non abbia acquisito un’informazione così importante che, là dove non trova risposte (proprio come in questo caso), è nido di disinformazione e propaganda elettorale.  

Non è l’Arena (La7): puntata del 11/10/2019

Tv spazzatura spacciata per informazione politica

Come si capisce, lo scenario è desolante.

Certo, generalizzare è tanto sbagliato quanto pericoloso perché programmi di dibattito serio e ben costruito ci sono e, senza il bisogno di fare nomi, non sono pochi. 

Quello che lascia forse un po’ di amarezza però è il constatare come questi, appena descritti, vengano presentati come luoghi di vera informazione per il cittadino. Luoghi di sincerità nuda e pura e senza filtri dove le cose vengono trattate per come sono. Il risultato è invece il contrario di quanto decantato: il dibattito si svilisce fino a farsi chiacchiera da bar; il presentatore, generalmente e per sua natura figura imparziale, finisce per non essere il punto di difficoltà e di scontro dialettico dell’ospite ma anzi una sua spalla pronta a imbeccare il discorso a seconda della situazione. 

Tutto questo per non parlare di quando si toglie i panni del conduttore e indossa quelli del fenomeno da baraccone abbracciando la telecamera, urlando contro il pubblico o sdraiandosi per terra, cosa che andrebbe bene per del cabaret ma non decisamente per un talk show, o sedicente tale.

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About Author

Sono un po' di tutto: nato a Rimini, residente a Bologna e famiglia marchigiana. Diplomato al liceo linguistico di Pesaro, ora studio Giurisprudenza all'Università di Bologna. Il mio punto di riferimento e di continua ispirazione è da anni Giovanni Falcone. Coltivo il sogno di pubblicare un giorno un romanzo.

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