Standard di bellezza: l’incubo femminile del secolo

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Quanto è frequente – per le giovani donne soprattutto – andare a controllare il proprio social di fiducia, che sia Instagram, Facebook o Twitter, e vedere foto di modelle o attrici che per quanto sono belle ci tolgono il fiato e ci costringono a pensare “perché non sono così?” o meglio, da una visione critica, “perché nel XXI secolo ci sono imposti questi impossibili standard di bellezza?”.

E’ ormai un tema così discusso che viene in un certo senso banalizzato e lasciato da parte, come se sapessimo che questi modelli non devono essere perseguiti, ma è più forte di noi il volerlo continuare a fare.

Ecco, è decisamente una questione giornaliera con cui fare i conti, pensate all’ultima volta in cui vi siete guardati allo specchio e non vi siete paragonati a nessuno. Non vi viene in mente vero? Questo perché siamo costantemente esposti a immagini di aitanti figure che di mestiere fanno proprio questo: l’essere così affascinanti da farti voler essere come loro.

Il problema che deriva da questa nuova vita tutta social è l’ansia da paragone, giovani donne che si costringono a saltare la cena per giorni al fine di avere la pancia un po’ più piatta, che si iscrivono in palestra per avere il lato B di Emily Ratajkowski e che nei casi più estremi arrivano ad ammalarsi di disturbi alimentari credendo di raggiungere finalmente il loro ideale di perfezione. Per non parlare delle ingenti spese in make-up, vestiti e prodotti di skincare.

Ma quali sono questi canoni di bellezza che dettano legge nel secolo corrente? Sono proprio quei nasi perfetti, quella taglia 38 e quelle labbra carnose perfettamente a cuore, ma non basta: sono anche quei fianchi larghi ma non troppo, quel sedere tondo ma non grande, quel seno sodo ma né troppo piccolo né troppo abbondante, quella pelle liscissima, per non parlare poi di ogni parte del corpo perfettamente depilata e si potrebbe continuare per ore.

L’altra faccia della tecnologia

Qual è il trucco? Che in una società come quella del XXI secolo dove apparire è più importante dell’essere, dove a volte persino la personalità che abbiamo va a confluire con un personaggio costruito su instagram, non possiamo aspettarci che ciò che vediamo sia del tutto naturale, e con questo articolo non si intende fare del bodyshaming verso chi è ricorso alla chirurgia plastica ma semplicemente mettere le cose in chiaro e denunciare il fatto: la medicina estetica ha fatto passi da gigante al seguito dell’alzarsi degli standard di bellezza e la tecnologia ne ha fatti altrettanti proprio in questo settore.

La tecnologia ha plagiato così tanto la nostra visione della forma estetica che è diventata qualcosa di inesistente nella vita vera. A causa dei social l’aspetto di cui ci preoccupiamo non è più solo quello di noi come persone reali ma anche di un aspetto fittizio visibile attraverso uno schermo. Non vogliamo essere perfetti solo di persona, ma anche online.

Inoltre siamo circondati da giornali o blog che ci ordinano come vestirci, come soddisfare il nostro uomo, come tenere i capelli e avere delle ciglia folte e lunghissime, makeup makeup makeup a non finire, in più articoli che incoraggiano la chirurgia al fine di accettare il nostro corpo e adattarlo a questi famosi standard odierni. Ultimamente la parola “bella” non è nemmeno così comune, è stata sostituita da parole come “bona” o “sexy”, e meno sono i vestiti che porta una donna, più attraente è, secondo social e riviste.

Ribellione contro photoshop

Alcune modelle, anch’esse stanche di dover sempre mentire sulla loro immagine e di doversi adattare agli standard di bellezza del XXI secolo, si sono lanciate in un gesto quasi rivoluzionario di questi tempi, in cui mostrano il prima e il dopo delle loro foto: cellulite cancellata come se fosse motivo di vergogna, seni accentuati, pancia piatta. Tutto falso, tutto merito di qualche esperto in photoshop: Le top model oversize, Diana Sirokai e Callie Thorpe, infatti, si sono messe in posa per uno scatto e poi hanno chiesto alla fotografa Karina Poltavtceva di ritoccarlo con Photoshop. Con un post dallo stesso titolo, “Passare alla realtà”, hanno entrambe postato su Instagram le due foto in cui appaiono insieme: quella originale e quella ritoccata.


Diana Sirokai e Callie Thorpe

Questo ideale di perfezione ha scatenato conseguenze gravi: tra tutte le ragazze che si mettono a dieta, solo una minoranza ha un reale problema di sovrappeso. La metà circa delle ragazze con un indice di massa corporea nella norma dichiara comunque di mettere in pratica qualche strategia per perdere peso. E, ancora più grave, una percentuale variabile tra il 20 e il 30% di coloro che sono clinicamente sottopeso (e quindi che dovrebbero avere come unico obiettivo quello di mettere su qualche chilo) sono anch’esse intrappolate nel sogno di essere ancora più magre.

Lo standard è stato inculcato sin dalla tenera età

E’ partito da quando, piccole, le donne giocavano con le bambole, dalla Barbie, giocattolo per eccellenza con cui negli ultimi 50 anni qualsiasi bambina ha giocato, il cui corpo è lontano anni luce da quello reale che quelle stesse bambine avrebbero avuto poi da adulte. Inserendo la struttura e la forma di Barbie in un computer ed immaginando la sua altezza pari a 1,70 m si scoprirebbe che date le misure, nella realtà, una donna con quella struttura fisica sarebbe un’anoressica grave. E proprio intorno ad un modello di corpo fortemente malsano, la maggioranza delle bambine del mondo industrializzato, ha costruito le proprie fantasie di bellezza, di successo e femminilità.

Davvero si deve rimanere impassibili di fronte a ciò che sta accadendo sotto il nostro naso, sugli schermi dei nostri cellulari? Il mercato approfitta delle paure e insicurezze di milioni di donne, attaccandone il senso di autostima e ancorando la percezione del valore delle stesse unicamente a parametri estetici irraggiungibili.

Il “mito” di Victoria’s Secret

Ultimamente però la fashion industry sta iniziando a introdurre un modello più inclusivo, provando a lanciare modelle curvy o campagne in cui la visione del corpo femminile è varia e diversificata: donne di ogni statura o fisico compaiono sorridenti e felici di come sono, donne comuni nelle quali ogni ragazza può identificarsi. Al contrario simboli per eccellenza dell’ideale statuario di donna, come Victoria’s Secret, forse l’apoteosi dello
standard di bellezza del XXI secolo, colosso di lingerie e sfilate provocanti, ha dichiarato che a dicembre (di questo 2019, per la prima volta), mese in cui di solito andava in scena la celebre sfilata, non l’avremmo vista.

Gli “Angeli” di Victoria’s Secret

Non si sa esattamente in cosa consisterà questo riposizionamento del marchio al quale è dovuta la scelta, certo è che la decisione pare al passo con i tempi, nell’ottica di una visione diversa del corpo femminile. Gli Angeli, come venivano chiamate le modelle di Victoria’s Secret sono sempre state ragazze perfette, un ideale di perfezione molto lontano dalla realtà. Ultimamente c’erano state aperture verso altri target, dalla prima modella plus size in passerella, Ali Tate, taglia 46, alla prima modella trans.

Insomma, quello che dovremmo fare non è allontanarci per sempre dal mondo social o dai media per non essere più bombardate da messaggi sbagliati e subdoli, ma capire che di ciò che vediamo nemmeno un 50% ne è la realtà e anche se fosse, lo standard non è di certo fatto per essere seguito in tutto e per tutto. Smettiamola di seguire modelli irraggiungibili, smettiamola di pensare di doverli raggiungere.

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About Author

Studentessa di lettere moderne all’Università di Urbino Carlo Bo, da sempre appassionata al giornalismo culturale, ha partecipato al “Festival di Giornalismo Culturale 2016” organizzato a Fano e ha collaborato a “Passaggi Festival” come volontaria. I suoi articoli hanno lo scopo di avvicinare i giovani nel modo più semplice possibile alla letteratura e alla storia dell’arte. Appassionata di musica e di vintage, cerca di portare la parte migliore di se stessa in tutto ciò che scrive.

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