Italia in treno: disagi a non finire

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Quante volte ci siamo lamentati per un ritardo del treno o peggio per la sua cancellazione? Quante altre per essere stipati come sardine all’interno dei vagoni con i finestrini sigillati e poca aria a disposizione? 

Ebbene, tutti conosciamo la risposta ma, malgrado questa premessa, continuiamo a prendere il treno per necessità o convenienza. 


Un rapporto di Legambiente del 2018, infatti, conferma che sono 5,59 milioni le persone che in Italia si muovono in treno. 

Inutile dire che i problemi delle società ferroviarie a cui ci affidiamo siano molteplici, a partire dal sovraffollamento dei treni regionali fino ai ritardi consistenti o alla soppressione delle Frecce. 


A rispondere riguardo il sovraffollamento dei treni regionali, è direttamente la Regione Toscana, in seguito alla lamentela presentata dal Comitato pendolari Valdarno Direttissima nel 2012: “Purtroppo non esistono standard di sicurezza che indichino il numero di passeggeri trasportabili”.

Condizioni di sicurezza assenti in un treno Regionale.

Sebbene questa affermazione lasci perplessi gli utilizzatori, nasconde una parziale verità. 
Basti pensare al fatto che il biglietto del treno Regionale di Trenitalia, a differenza delle Frecce, si possa acquistare fino a quindici minuti prima della partenza, senza rischiare che nella schermata del sito web trenitalia.com appaia la nomenclatura “posti esauriti” .

Tuttavia il fatto che non venga assegnato un sedile preciso al viaggiatore e non si possano calcolare quelli disponibili, non giustifica certamente le condizioni pietose offerte.

Il Movimento dei Consumatori, infatti, assicura che le imprese ferroviarie debbano assicurare la sicurezza personale dei passeggeri nelle stazioni ferroviarie, ma anche sui treni. 
L’inosservanza dell’obbligo di adottare le misure di sicurezza implica una sanzione da 1.000 euro a 5.000 euro (art. 17 d.lgs.).

Ma facciamo un passo indietro…

Trenitalia e Italo:

Le compagnie ferroviarie in Italia sono molteplici, ma le più rilevanti e redditizie sono: Trenitalia S.p.A. e Italo-Nuovo Trasporto Viaggiatori.

Trenitalia S.p.A. è una società partecipata al 100% da Ferrovie dello Stato Italiane ed è qualificabile come organismo di diritto pubblico. In altri termini, è formalmente un ente di diritto privato, controllato dal Ministero dell’Economia e sovvenzionato dal pubblico. 

Un discorso a parte va fatto per Italo, una società privata nata nel 2006 a Roma, che in poco più di dieci anni, grazie ai suoi prezzi concorrenziali e confort offerti, ha superato i 450 milioni di fatturato all’anno.

Tuttavia stando alle recensioni dei clienti sulla piattaforma TripAdvisor, sembra che il servizio offerto sia a pari merito fra le due società.

Interno di un treno “Italo”.

Trenitalia-Tper: combinazione vincente?

Nonostante le recensioni deludenti, Trenitalia inizia il nuovo anno in modo sorprendente con la fondazione di una nuova società, “Trenitalia Tper”, in collaborazione con il Trasporto passeggeri Emilia-Romagna.

Trenitalia Tper gestirà per i prossimi 15 anni l’intero servizio ferroviario della Regione Emilia-Romagna. Sono previsti 86 treni nuovi di zecca (47 Treni Pop, 39 Treni Rock), e 26 treni Stadler. 

Inoltre l’Emilia Romagna è stata la prima regione in Italia ad aver usufruito dei Treni Pop e Rock, riciclabili fino al 97%, più funzionali ed economici dal punto di vista del consumo di energia. 

Una grande notizia che sembra soddisfare le richieste dei passeggeri, come conferma il presidente della Regione, Stefano Bonaccini: “Alle giuste richieste dei pendolari bisogna rispondere con fatti concreti”.

L’euforia non sembra spegnersi qui poiché dopo l’Emilia Romagna, è stato il turno della Sicilia, che si è aggiudicata il primato come prima regione del Sud a poter usufruire dei treni Pop. Sono già stati inviati 5 dei 43 treni destinati al rinnovo della flotta dell’Isola.

Problemi di Alta Velocità:

Non è un mistero che ci siano dei seri problemi di trasporto nel Meridione, primo fra tutti l’Alta Velocità. Ad oggi, infatti, i treni Alta Velocità arrivano fino a Salerno e non proseguono oltre. 

Questo rende più arduo e meccanico lo spostamento per ragioni lavorative e scolastiche, provocando una serie di disagi di importanza sempre maggiore, come l’accrescimento del divario fra Nord e Sud Italia. 

Tuttavia Conte promette: “Voglio l’alta velocità al sud, riscatteremo il mezzogiorno”. Queste parole portano con sé la diffidenza di chi le ascolta, poiché sebbene questo sia un progetto ammirevole, per ora appare come un’impresa titanica. 

Basti pensare che sono serviti 15 anni per concludere l’iter per l’approvazione della linea ferroviaria ad Alta Velocità Napoli-Bari.

Conclusione:

Nonostante i problemi delle società ferroviarie siano più di uno, sono ormai considerati quotidianità e spesso vengono avvertiti in modo impercettibile. Così l’indignazione suscitata si placa dopo un’accesa chiacchierata con il vicino di posto a bordo.

Tuttavia la domanda da porsi non è solamente quante di queste persone siano soddisfatte dei servizi offerti dalle imprese, ma quante di queste abbiano realmente presentato un reclamo, avvalendosi dei propri diritti. 

Accade spesso che in molti non presentino una lamentela per pigrizia, continuando così ad alimentare il meccanismo (sbagliato) che queste condizioni siano in qualche modo accettate e che non debbano essere assunte ulteriori regolamentazioni a tutela dei passeggeri.

Per questo motivo è necessario mobilitarsi, appellandosi alle autorità o presentando un semplice reclamo. Ogni piccolo gesto significa un passo in più verso il cambiamento di queste condizioni.

Ragion per cui, ci resta da scegliere se accettare passivamente che le ingiustizie ci tocchino in prima persona; o protestare, avvalendoci del diritto di parola, perché crediamo di meritare qualcosa di migliore.

Sara Albertini

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Sara Albertini, marchigiana, classe 1999. Sono iscritta al corso di laurea “Culture letterarie europee” presso l’Università di Lettere e Beni Culturali di Bologna. Dal 2017 scrivo di costume e società per il blog di Sistema Critico e per la nostra rubrica settimanale sul Resto del Carlino e su Vivere Pesaro.

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