Gli angeli in camice bianco

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Eroi, angeli, soldati in trincea, ma prima di tutto esseri umani che oggi chiedono aiuto. Così In queste ultime ore i medici e tutti gli operatori sanitari d’Italia hanno lanciato un appello:

«Non c’è più tempo. Servono nuovi ospedali, non domani, ma ora. Servono nuovi professionisti, non persone improvvisate. Siamo come soldati gettati al fronte senza protezioni. Rischiamo di portare il virus a casa, siamo stremati»

A parlare è la Federazione nazionale degli ordini delle professioni sanitarie, che con un video pubblicato su Youtube ha spiegato la situazione drammatica.

«Non c’è neanche più il tempo per piangere, se non al termine dei lunghi turni massacranti. Vediamo una morte che non ha la dignità di essere celebrata, persone lontane dai loro affetti, siamo provati, siamo pochi».

Una situazione al collasso

In Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna gli spazi sono occupati al 95%. Il sindacato dei medici: “Reggiamo solo 5 giorni” .

I contagi continuano a galoppare e con loro i ricoveri, sia quelli nei normali reparti, sia quelli in terapia intensiva. Così il ministro Speranza ordina: «Raddoppiate i posti letto nelle pneumologie e aumentateli del 50% in terapia intensiva e nei reparti di malattie infettive». In base ai nuovi poteri legislativi, anche il commissario all’emergenza Domenico Arcuri, e il nuovo vice commissario Guido Bertolaso, possono creare posti letto usando strutture alberghiere e ulteriori strutture, come già predisposto dalla regione Lombardia usando l’ex fiera.

Anche attingendo ai letti delle strutture sanitarie private e richiamando in servizio medici e infermieri oramai in pensione.

I posti letto di rianimazione nelle tre regioni più esposte, cioè Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, sono in tutto 1.800. Normalmente il 40% di questi resta vuoto per fronteggiare eventuali emergenze o maggiori flussi di pazienti.

In tempi di Coronavirus il loro tasso di utilizzo è salito al 95%: solo 5 posti su 100 sono in questo momento liberi. Con i malati gravi che hanno bisogno di macchine per respirare aumentano in proporzione.

Il personale

Stremati, con i dispositivi di protezione sempre addosso che lasciano i segni, con la paura che essi non siano sufficienti a proteggerli. Ore ed ore ad assistere i malati, fino allo stremo delle proprie forze.

Medici e infermieri nelle zone rosse lavorano oramai anche tre turni di fila senza riposo, perché sono pochi e il 10% di loro ricoverati con infezione da Covid-19, contratta proprio mentre tentavano di contrastarlo.

Niente quarantena per il personale sanitario, per avere più operatori in servizio.

La Croce Rossa Italiana in coordinamento con il Ministero della Salute lancia un appello “Ricerchiamo medici, infermieri, operatori socio sanitari e personale sanitario con disponibilità immediata per supporto nelle aree più colpite”.

In base alla nuova ordinanza, datata il 10 marzo 2020, è prevista la possibilità di procedere al reclutamento di professionisti sanitari (anche dei medici specializzandi iscritti all’ultimo e penultimo anno), con incarichi di lavoro autonomo, anche co.co.co, della durata massima di 6 mesi, prorogabili a seconda del perdurare dell’emergenza.

Il dibattito sui tagli alla sanità

L’emergenza Coronavirus ha riacceso, in modo anche drammatico, il dibattito sul finanziamento al servizio sanitario nazionale.

Le terribili difficoltà di questo momento sono state imputate anche al taglio di risorse degli ultimi anni, in particolare i primi del decennio scorso in cui sono state attuate politiche di austerità.

Privatizzare, ma a vantaggio di, appunto, privati, e a svantaggio della popolazione.

I dati dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) aggiornati al luglio 2019, indicano per l’Italia un livello inferiore alla media europea in fatto di spesa sanitaria totale, anche pubblica.

Si può dire che, la situazione attuale, risente delle scarse risorse del passato? Probabilmente sì, almeno in parte. In Italia, dal 1990, le risorse finanziarie sono andate mano a mano scemando nel tempo, a vantaggio di altri settori e o strutture che si sono arricchite senza dare vantaggi e o sviluppi alla popolazione. Oggi la dimostrazione di quello che vediamo sono alla luce del sole.

Un incremento dei posti in terapia intensiva

Se i letti complessivi negli ospedali sono diminuiti, per vari interventi sanitari, quelli in terapia intensiva sono invece passati da 4.679 a 5.184, con un incremento di circa l’11 per cento.

In rapporto alla popolazione, il numero di posti cresce da 7,9 a 8,6 per 100 mila abitanti. Ancora pochi, come si vede in questi giorni anche in confronto alle disponibilità di altri Paesi.

Ma nell’ultimo decennio qualche progresso c’è stato.

L’ignoranza italiana sulla quarantena

In questi giorni, gli infermieri stanno lanciando hashtag per la salvaguardia delle persone, ed evitare ulteriori contagi. Lanciano appelli anche tramite video, dirette, foto, scritte su ogni social per restare a casa. A volte inascoltato, per la paura delle persone di perdere un lavoro a discapito della salute propria e dei propri cari.

L’esigenza di danaro per gli acquisti di prima necessità, e sopratutto, per far fronte a un futuro oscuro a tutti, omette il richiamo degli operatori sanitari, stremandoli e stressandoli all’inverosimile.

Attualmente il governo non ha emesso ordinanze restrittive verso la popolazione, ma, da quanto si evince sui controlli, il governo prepara una task force immediata contro coloro che trasgrediranno l’ordinanza di quarantena.

I politici, tutte le associazioni e tante altre organizzazioni controllano anche tramite le celle telefoniche i movimenti delle persone. Dagli ultimi dati emessi dalla regione Lombardia, una delle regioni più colpite, dichiara che il 40% dei lombardi si muove, non solo per lavoro ma anche per altro. Così facendo, la regione promulgherà il coprifuoco, così come già nell’idea del presidente della regione Veneto, Zaia.

Un’Italia come Spoon River

L’Italia si trova stretta sempre di più tra i decreti restrittivi, norme per la salvaguardia dei cittadini stessi, visionata dalla OMS.

Medici e personale sanitario, sia italiano che straniero (ricordiamo i medici cinesi che sono venuti ad aiutarci), in prima linea e già sacrificati al contagio.

Il sito della Federazione degli ordini dei medici, listato a lutto, ha deciso di dare il conto dei suoi caduti. Una Spoon River che non riesce a stare dietro agli aggiornamenti e che è destinata ad allungarsi, visto il numero degli operatori sanitari contagiati.

Per rispetto al loro lavoro, ai loro sforzi sovrumani, dobbiamo evitare di peggiorare la situazione. Abbiamo il dovere e l’obbligo di seguire le direttive del Governo col decreto “Stai a casa”.

Non possiamo intervenire a livello medico, ma possiamo impedire che la situazione degeneri ulteriormente e che il virus mieta altre vittime.

Alice Mauri

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Alice Mauri, gradarese, nata nel 1997. Sebbene le mie passioni siano la letteratura e la filosofia, sono laureanda in Informatica Applicata all'Università di Urbino Carlo Bo. Scrivo nella sezione di filosofia per Sistema Critico. Sfogo la mia passione per la scrittura e la poesia su un piccolo blog personale.

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