La questione dell’arte

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Che cos’è l’arte oggi? In un mondo globalizzato e in cui la possibilità di «essere visti», come scrive Paul Virilio, è alla portata di tutti. Essere artisti significa avere migliaia di followers su instagram? Significa rinchiudersi in casa e non avere altro interesse che dipingere? Significa schiacciare bottiglie di plastica tra di loro, metterle su un piedistallo e affermare di stare descrivendo lo spreco?

Il mondo dell’arte è cambiato profondamente durante il XX secolo, e non solo per l’abbandono della figurazione o per una negazione, in realtà non del tutto vera, dell’arte del passato; se le avanguardie sono esistite è sì per un distaccamento dalle correnti precedenti, ma artisti come Picasso e Duchamp, per esempio, hanno sempre guardato indietro, oltre che genialmente avanti. Il cambiamento profondo, e si potrebbe dire letale, nel mondo dell’arte è avvenuto soprattutto dalla metà del Novecento in poi.
La nascita dei mass media ha rivoluzionato completamente la percezione del mondo, dello spazio e del tempo.

Lo stesso interesse nel fare arte è cambiato. Il concetto di artista oggi è molto aleatorio: chi è un artista o chi non lo è? Quali sono i tratti distintivi di un artista? Chi decreta cosa sia arte e cosa non lo sia? In un mondo in cui l’arte è ormai totale, comprendente qualsiasi cosa, chi legittima l’arte?
Questo è il problema dell’arte contemporanea. L’artista non ha più il ruolo specifico che aveva in passato.

«L’arte non è più che il metalinguaggio della banalità.»

J. Baudrillard, Il complotto dell’arte
L’incidente

Figura emblematica dell’incidente dell’arte fu Andy Warhol. Le fedelissime riproduzioni dei barattoli Campbell’s sono tra le opere più conosciute sia dell’artista che dello scorso secolo. Con Andy Warhol si arriva alla fine dell’interpretazione dell’immagine. Le immagini non vengono rielaborate, ma riprodotte dettagliatamente da parte dell’artista, divenendo così una banale, ma perfetta, copia. Non hanno alcun significato che vada oltre la semplice riproduzione e non lasciano spazio all’immaginazione.

Campbell’s Soup Cans, Andy Warhol (1962)

E’ questo che l’avvento dei mass media ha introdotto, soprattutto attraverso la pubblicità. Il proliferare continuo e incessante di immagini impedisce all’immaginazione di esistere. Motivo per cui l’arte si è allontanata dal mondo dell’illusione che l’ha sempre caratterizzata ed è andata fondendosi completamente con la realtà. La malinconia che si prova nei confronti del passato è la conferma che l’arte è ferma su se stessa, come dicevano Kandinskij e Baudrillard.

« Lo sforzo di ridar vita a principi estetici del passato può creare al massimo opere d’arte che sembrano bambini morti. »

V. Kandinskij

Non ci sarà mai un ritorno alla vecchia idea di arte, perché essa non potrebbe esistere oggi come oggi.

Le domande poste probabilmente non avranno mai una risposta oggettivamente corretta e che metta tutti d’accordo su quale sia il destino dell’arte. O meglio, se possono averla, non sarà condivisa da tutti.

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Studentessa di pittura all'Accademia di Belle Arti di Urbino, 22 anni, che sogna l'Inghilterra e ama le notti estive. Momentaneamente barista. Aspiro ad un futuro nel mondo dell'estetica e dell'arte.

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