Il debito, spiegato a un sovranista

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Dal debito al MES, un tentativo di spiegare le cose semplice davvero per chiunque. In questa puntata ci occuperemo delle basi: come si finanzia uno stato? Che cosa è il rischio? Che cosa è lo spread e che cosa ha fatto la BCE per abbassarlo?

Nella prossima, invece, ragioneremo sulle motivazioni politiche dell’austerity e i limiti che abbiamo voluto per l’Unione Europea. In questo modo potremo spiegarci come sarà molto difficile vedere nascere il progetto degli eurobond a breve. Ma, forse, potremmo non averne bisogno.

Da dove vengono i soldi di uno stato?

Per coprire le sue spese, uno stato ha due canali principali: le tasse e i finanziamenti sul mercato del credito. Mentre le prime sono tanto note quanto detestate, attorno al secondo c’è un po’ di confusione.

Uno stato finanzia il suo debito emettendo titoli, cioè chiedendo un prestito. Come tutti i prestiti, dovrà pagare degli interessi. Come quando si va in banca, il tasso di interesse non viene deciso dallo stato, ma da chi presterà questi soldi: il mercato.

Che cosa è il mercato? Chi decide i tassi di interesse del debito?

Il “mercato”, però, non è un gruppetto ristretto di manipolatori: è fatto soprattutto dalle banche (nostrane e straniere), dai fondi nostrani e stranieri (in particolare, dai fondi pensione) e dalle assicurazioni, oltre che dai semplici privati. In altre parole, quando ci si riferisce al mercato si sta parlando, pur se tramite qualche intermediario, di tutti noi: dei cittadini con un conto corrente, di quelli che depositano una somma mensile su di un fondo pensione, nella speranza di accantonare qualcosa e vivere una vecchiaia senza troppe ristrettezze.

Il prezzo del prestito, insomma, è deciso dal mercato. Meno è desiderato e più si deve alzare il tasso di interesse per renderlo appetibile. Ma perché un titolo è meno desiderabile di altri? La risposta è molto semplice: è tutta una questione di rischio. Più è grande e più il pagamento richiesto aumenta, per giustificare l’incertezza più grande. La domanda resta: che cosa è il rischio e perché aumenta?

Il rischio è il rischio di insolvenza, ovvero la possibilità che chi eroga i titoli (lo stato, in questo caso) non sia poi in grado di ripagarli. Aumenta a causa di molteplici fattori, a cominciare dalla stabilità politica (non solo del paese, ma della regione), dall’andamento dell’economia e come lo stato spende i suoi soldi.

Chi paga il debito se qualcosa va storto?

Non deve sorprendere, insomma, che durante queste settimane la pandemia del coronavirus abbia fatto schizzare i prezzi: l’incertezza è enorme e le banche centrali, ancora prima dei politici, hanno fatto di tutto per rassicurare gli investitori. Questo perché, generalmente, le Banche Centrali sono garanti del debito dei paesi.

È una semplificazione molto grossolana – non è davvero così: la BCE non è effettivamente garante dei titoli di stato dei paesi euro. È una cosa che è stata decisa nel corso delle negoziazioni durante la stesura dei trattati europei, voluta dagli “antagonisti” di questa storia: i paesi-con-i-conti-a-posto, come la Germania, l’Olanda e la Finlandia.

Ciò non toglie che la BCE resta garante del debito dei paesi dell’UE, anche se per via indiretta, da una decina d’anni e per merito di Mario Draghi. Grazie agli strumenti di politica monetaria sviluppati da Draghi durante il suo mandato (detti strumenti “non convenzionali”) la BCE ha mandato chiaramente il messaggio che sosterrà i paesi, qualora fosse necessario, e garantirà il pagamento dei debiti. In questo modo, durante gli anni della crisi ha restituito fiducia nei mercati e sgonfiato il tasso di interesse.

E lo spread?

L’ultimo concetto da chiarire è il famigerato spread, che è una cosa molto più semplice di quello che sembra. Lo spread è la differenza tra il tasso di interesse richiesto sui titoli di stato dei paesi UE e quelli tedeschi.

Perché quelli tedeschi? Perché la Germania è il paese mediamente politicamente più stabile, con i conti a posto e una crescita che, a differenza di quella italiana, non è anemica. Insomma, paragonare i rendimenti sui titoli di un paese con quelli tedeschi offre un punto di riferimento valido per capirne l’andamento relativo.

Lo spread si misura in punti base cioè in percentuale, moltiplicato per cento. Uno spread di cento punti, insomma, significa che tra i BTP italiani e i Bund tedeschi c’è una differenza del tasso di interesse dell’1%.

Perché lo spread sale? Perché gli investitori, preoccupati dalla stabilità finanziaria di un paese, preferiscono investire in un titolo più sicuro (anche a costo di guadagnare meno). Per continuare a vendere, bisogna offrire un tasso di interesse più alto nel paese più a rischio: è matematico, dunque, che la differenza tra i due tassi aumenti. Bisogna ringraziare ancora una volta la Draghi, la BCE e l’UE se abbiamo potuto contenere lo spread: è difficile immaginare quanto sarebbero state dure le cose, fuori.

Gli strumenti della BCE e il MES

I programmi che la BCE ha messo in atto sono molteplici, ma quelli principali sono l’APP, programma di acquisto di asset (meglio noto come quantitative easing) e l’OMT, sostanzialmente un programma di acquisto titoli straordinario, illimitato nella durata e nella quantità.

Prima che si attivi un OMT, però, è necessario passare dal MES – il fondo di aiuti europeo che ha sollevato un polverone lo scorso dicembre, ma solo in Italia. Questo proprio perché l’OMT è “l’asso nella manica” (o il bazooka, se preferite) della BCE.

Il MES è un istituzione inter-governativa nata nel 2012, evoluzione dell’EFSF (il Fondo Europeo per la Stabilità Finanziaria) e del EFSM (il Meccanismo Europeo per la Stabilizzazione Finanziaria, un fondo della Commissione Europea). Al MES ogni paese dell’Eurozona versa una quota in proporzione al proprio PIL, che oggi ammonta a ottanta miliardi. Quando uno stato si trova in condizioni critiche – ad esempio quando il rischio è così alto che non riesce più a vendere titoli sul mercato finanziario – allora può fare richiesta di un finanziamento al fondo salva stati.

In poche parole, con il MES è come se venissero emessi dei titoli di stato garantiti dall’insieme dei paesi dell’Eurozona. In altre parole, il rischio è molto basso, praticamente nullo. E cioè il tasso di interesse è molto basso. In questo modo, il debito è facile da ripagare – si dice che è sostenibile.

Le condizioni del MES

Il MES, insomma, presta soldi a tasso molto basso al paese in difficoltà per aiutarlo a tornare sul mercato. Ma non lo fa così, a tempo perso: se un paese non rispetta i parametri del Trattato di Maastricht (o Trattato sull’Unione Europea), si deve impegnare a un piano di riforme strutturali per ridurre il suo debito nel medio periodo. Il programma che si sottoscrive è detto anche programma di condizionalità, il prestito del MES è per questo motivo detto condizionale. Le riforme strutturali sono, in poche parole, l’austerity.

A supervisionare l’attuazione delle riforme provvede “la Troika”, termine informale che indica la Commissione Europea, la BCE e il Fondo Monetario Internazionale. Per brevità se anche il MES fallisce, allora interviene la BCE con l’OMT. Un ultimo appunto: le alternative al MES non sono affatto più desiderabili, ma non c’è spazio per approfondirle. 

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I Mappamondi

I Mappamondi è il piccolo blog di economia e politica di Luca Baggi, laureato in filosofia prestato all’economia e alla statistica, per tenere assieme tutte le cose su cui nessuno gli ha chiesto di esprimersi. Ho studiato tra Bergamo e Parigi e ho scritto una tesi sulla sovranità.

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