La letteratura definisce la memoria storica?

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Ha un volto e un nome. E non ha mai creduto al regime nazista: nelle fonti non riesci a trovarlo. Si chiama romanzo storico e l’impostazione è dettata dalla letteratura. Parlare di memoria storica è possibile, ma non solo: la penna vuole scrivere di una silenziosa resistenza tedesca e circondarla di una trama.

Il collegio dei segreti è un romanzo storico di Paolo Arigotti, Onda D’urto Edizioni, uscito nel mese di marzo con una presentazione telematica visibile nel canale youtube Il salotto letterario di Paolo Arigotti e prossimamente in libreria.

Perchè ambientare tutta la letteratura durante il secondo conflitto mondiale e il maledetto regime nazista

Qualcuno si è opposto al regime nazista ed è documentato- l’attivista tedesca Sophie Scholl-, qualcun altro si è ribellato silenziosamente e un autore vuole scriverci un romanzo. La letteratura può completare la memoria storica? Sfidare l’oblio storico, parlare di educazione segreta e inserirci luoghi realmente esistiti nel Terzo Reich: assumersi il rischio del verosimile, senza scrivere un saggio storico. E con il miracolo del patto narrativo.

Sistema Critico parla con l’autore, le domande sono aperte, il libro ha le risposte

Intervista telematica all’autore del Collegio dei segreti:

Ha un volto e un nome. E non ha mai creduto al regime nazista. Perché nel 2020 personificare i silenziosi oppositori al partito dominante? A chi è rivolto il romanzo?

È vero, sono esistiti molti tedeschi, cittadini comuni per lo più, che non solo non si fidarono di Hitler, ma decisero di resistergli, in taluni casi pagando il prezzo più alto. Io ho tentato di restituire spazio e dignità soprattutto a quegli “sconosciuti” – dei quali probabilmente non leggeremo mai i nomi e la storia – che hanno offerto un raro esempio di coraggio ed umanità, proprio quando tutto attorno a loro andava in un’altra direzione. Sono valori importanti, quindi vorrei rispondere che il romanzo si rivolge a chiunque voglia crederci e sostenerli.

Così sconosciuto, ma così necessario. Silenziosa resistenza tedesca durante il regime nazista: fenomeno che richiede delle solide fonti storiche. Perché ricorrere a un romanzo storico e lasciare che sia più la letteratura, che le fonti esatte, a parlare?

Occorre premettere che esistono, per quanto poco conosciuti, importanti studi scientifici sull’argomento, il problema è che sono appannaggio quasi esclusivamente degli “addetti ai lavori” e, anche per via del loro aspetto “tecnico”, rischiano di non essere destinati ad una larga diffusione; in questo senso un romanzo, che per sua natura ha sempre una componente di evasione e svago, può avvicinare il lettore a temi ed argomenti altrimenti ignorati, non tanto per mancanza di interesse, ma perché di difficile reperibilità.

La ribellione è donna e giovane. Sophie Scholl: nel romanzo citerà un’attivista tedesca realmente esistita e che si è opposta fortemente alle idee del partito nazista dominante: memoria e finzione, come ricordarla superando il verosimile della finzione letteraria?

La storia di Sophie Scholl è già stata (giustamente e meritoriamente) ricordata in numerosi libri, documentari e film; io scelgo di aprire il Collegio dei segreti con una sua citazione, quasi un doveroso omaggio ad un’eroina che ha sempre riscosso la mia più grande ammirazione, a cominciare dalla sua vicenda, la quale non ha nulla di romanzato, ma, come si suol dire, spesso la realtà supera la fantasia, divenendo, proprio per questo, molto più interessante ed intrigante.

Spiegare ai millenials l’educazione segreta.  Nel collegio è evidente una tacita intesa tra insegnanti ed alunni discordante con il regime, eppure si tratta di una scuola di stampo nazista, con anche parenti di figure note tra le quali l’inquietante gerarca nazista Goebbells. Voglia di libertà e silenziosa rivendicazione educativa: da dove nasce tutto questo?

Va detto, in premessa, che il nazionalsocialismo, al pari di ogni regime totalitario, aveva l’obiettivo di allineare le masse al suo credo, partendo dal controllo dei mezzi di informazione (dei quali, purtroppo, seppe sfruttare appieno le potenzialità) e del sistema educativo. Nessuna istituzione scolastica, di ogni ordine e grado, poteva sopravvivere nella Germania di Hitler se non rispecchiava la dottrina ed i programmi imposti dal regime, perciò il collegio che ho immaginato deve necessariamente conformarsi a questo disegno, il che non toglie che – pur in un clima repressivo e “allergico” a qualunque forma di dissenso o libera espressione – esistessero individui che continuassero a ragionare con la propria testa, pur dovendo sempre salvare le apparenze.

Nessuno si salva da solo. Dare voce alla possibile esistenza di tanti ribelli e nascosti alleati, può modificare l’immagine complessiva del cittadino tedesco del Terzo Reich? E perché dovrebbe modificarla?

L’immagine che noi abbiamo del cittadino del Terzo Reich, come amo spesso ripetere, è quella che Goebbels, fedelissimo di Hitler e padre padrone della macchina propagandistica e culturale del regime, voleva trasmetterci. Noi siamo abituati a vedere filmati dell’epoca che fanno passare un unico messaggio: un popolo completamente allineato con il regime, senza pensare che, se indubbiamente c’erano i sostenitori, più o meno convinti (per passione, per interesse, per paura, e così via), non mancarono coloro che se ne discostarono completamente. Penso, solo per fare un esempio, ai tanti cittadini – come avviene nel famoso romanzo (e film) Storia di una ladra di libri – che nascosero ebrei o altri perseguitati nelle loro case, oppure, sempre a rischio della vita, ai ragazzi, come Sophie Scholl, che cercarono di diffondere messaggi diversi ed antitetici rispetto al credo ufficiale.

Copertina del romanzo Il collegio dei segreti, Paolo Arigotti, Onda D’Urto Edizioni

La paura della copertina. Un quadernino, una penna degli anni ’40, degli occhiali, ma anche una svastica. Dovrebbe spaventarsi il lettore?

Perché proprio una croce uncinata, in un libro fatto di memoria, educazione, pura ribellione?

È vero che qualche persona, che non ho il piacere di conoscere, ha sollevato dubbi o riserve sulla copertina, ma – premesso che non bisogna mai fermarsi alla prima impressione – vorrei chiarirne il significato, senza svelare troppo della trama. Teniamo conto che i miei personaggi (frutto di fantasia) si muovono all’interno di una cornice storica assolutamente reale: la bandiera che vedete, originale dell’epoca, al pari di tutti gli altri oggetti, è quella gioventù hitleriana, organizzazione del regime nazista che inquadrava i ragazzi tra i 14 e 18 anni (per le ragazze c’erano altre formazioni, a loro dedicate). Il fatto che sia “sovrastata” e “ripiegata”, messa in secondo piano e quasi “schiacciata” da quelli che sono tipici strumenti di studio (come i quaderni) ha un significato molto profondo sul valore della cultura e dell’educazione, specialmente giovanile, alla quale – non certo a caso – il regime nazista teneva parecchio. I quaderni come sinonimo del potere della cultura di “schiacciare”, appunto, le violente idee totalitarie.

Parole incredibilmente diverse. Rigore, amore, amicizia, terrore, ma anche memoria e verità. La responsabilità di unire una trama di intrecci lineari e la necessità di sconfiggere l’oblio: fa quasi paura, ma quindi la letteratura può davvero farlo?

La letteratura ha capacità inattese e spettacolari, per questo non mi stanco mai di riproporre, specialmente quando parlo con i ragazzi delle scuole, il mio invito alla lettura: “quello che vi pare, l’importante è che leggiate!”. Non posso, però, esprimere ulteriori valutazioni, credo che un simile giudizio spetti al lettore, che è assieme il mio migliore amico e il critico più efficace.

Non ci sveli nulla, ma ci convinca. Leggere un romanzo storico: uno dei generi più controversi e difficili della letteratura, soprattutto del nuovo decennio.

Il romanzo storico non è un saggio scientifico, in merito ai quali devo rinviarvi ad autori di gran lunga più preparati di me; può, però, rivelarsi uno strumento efficace per avvicinare il lettore a fatti, vicende o personaggi che si possono rivelare molto più interessanti ed intriganti di quanto non si potesse pensare, magari arrivando alla conclusione che la Storia è una materia molto meno ostica di quanto si immagini. In tanti, leggendo i miei libri, lo hanno detto, ed è uno dei più bei complimenti che io abbia ricevuto.

Off topic. Ritorno alla realtà: le librerie e il romanzo.

In merito alla disponibilità del libro, è verissimo che l’emergenza ne ha, purtroppo, rallentato la distribuzione, ma vi rivelo in anteprima che, già a partire dalla prossima settimana, lo troverete nei principali store on line e, su ordinazione, nelle librerie di tutta Italia. Mi permetto di ricordare che, per quanto chiuse per la pandemia, le librerie continuano ad accettare ed evadere gli ordinativi (per telefono o sul web), garantendo anche un servizio di consegna (spesso gratuita) a domicilio. Credo che i commercianti meritino il nostro aiuto, se voleste raccogliere e fare vostro questo mio modesto e personalissimo appello.

Illustrazione a cura di Sistema Critico

Autore intervistato: Paolo Arigotti, originario di Cagliari, classe 1973, laureato in Giurisprudenza e laureando magistrale in Storia e società. Ha esordito con il romanzo Un triangolo rosa, incentrato sullo sterminio dei gay sotto il nazismo, premiato con diploma d’onore della giuria per la narrativa edita nell’ambito del concorso internazionale Il Molinello 2016, pubblicando nel 2018 Sorelle molto speciali, dedicato alla condizione delle persone Down negli anni Trenta del secolo scorso. Autore di diversi racconti pubblicati in varie antologie e di un manuale giuridico. Il collegio dei segreti è il suo terzo lavoro dato alle stampe e stavolta l’autore si è concentrato, con una trama ricca di riferimenti storici e colpi di scena per catturare attenzione del lettore, alla storia degli oppositori interni del nazismo.

Francesca Vannini

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Università di Lettere Moderne, ma formazione di un anno in Giurisprudenza (la tentazione è stata la Costituzione). Trovo interessanti quegli accostamenti di parole che non capisce nessuno e che chiamano poesia. Mi piace la combinazione della parola diritti, con umani e accertarmi attivamente che non sia solo una frase. Quando sono felice esco e rimando l'articolo al giorno dopo. Pesaro, 22 anni.

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