Gratuità nella cultura: il caso della domenica al museo

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Parlando di gratuità nell’accesso ai luoghi della cultura in Italia, quanto essa può essere d’aiuto e quanto davvero può essere considerata l’opzione corretta?

Molti di noi, almeno una volta, hanno approfittato dell’opzione entrata gratuita, programmando una visita in una città, museo o monumento. Magari la visita in un luogo è stata proprio giustificata da questa opzione.

L’iniziativa

Questo potrebbe essere un modo per far conoscere certi luoghi e incentivarne la visita, non solo ai turisti, ma anche agli stessi residenti, spesso in consapevoli di ciò che hanno intorno.
Ci sono molte iniziative che spingono in questa direzione. Negli ultimi tempi la più famosa è l’iniziativa del Ministero i Beni e le Attività culturali “Io vado al museo”. Dal 2014 prevede 20 giornate di ingressi gratuiti all’anno (tra cui le prime domeniche di ogni mese) in tutti i monumenti, musei e scavi archeologici.

L’evento rischiò di essere eliminato nel 2018, quando l’ex ministro Alberto Bonisoli ne aveva annunciato la sospensione, ottenendo anche il supporto dei direttori dei maggiori musei statali. La proposta però saltò con il ritorno di Dario Franceschini, primo e assoluto promotore della fortunata iniziativa.

La questione della gratuità

Ma d’altra parte come si può pensare che solo la gratuità possa spingere a fare quel passo in più? I monumenti e i musei hanno bisogno di manutenzione, restauri, anche il solo tenerli aperti comporta un costo non indifferente.
Questo sistema porta ad un’inevitabile perdita di introiti per le casse pubbliche, spesso ritenuto ingiustificato. Per esempio, durante la Settimana dei Musei, tenutasi in tutto il Paese nel marzo 2019, il Parco del Colosseo ha registrato oltre 182 mila visitatori.
Pensare se tutte queste persone avessero donato anche solo un euro. 

Come in ogni dibattito che si rispetti, vi sono due fronti di pensiero con le rispettive motivazioni.

Perché mantenerle

Da una parte si schierano coloro che sostengono che la gratuità della cultura debba essere garantita.
In primo luogo, la legislazione: una tra tutte, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, redatta dall’ONU nel 1948, che nell’articolo 27 afferma che “Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti […]”.
Stesso principio che si ritrova nell’articolo 9 della Costituzione Italiana.

Molti sostengono che la gratuità sia fondamentale. Solo attraverso l’eliminazione degli ostacoli economici per l’accesso alla cultura si giungerebbe anche ad un abbattimento della povertà culturale (di cui ci sarebbe tanto bisogno). E di riflesso i professionisti dei beni culturali potrebbero godere di maggiore valorizzazione e considerazione.

Perché abolirle

Nel fronte opposto, vi è chi sostiene che queste giornate debbano essere ripensate o addirittura cancellate.

Il primo luogo per la qualità della visita stessa. Recarsi, per esempio, in un museo e trovarsi in una situazione di confusione crea più danni che piacere, sia per il visitatore, sia per colui che vi lavora, ma anche per il patrimonio stesso: più aumenta l’affollamento, più esso è esposto al rischio.
Sicuramente è importante il fatto che queste giornate abbiano portato ad un allargamento del cosiddetto ‘pubblico della cultura’, dato in realtà sostenuto solo da pure statistiche. Non si possono infatti ricavare informazioni più approfondite e di più ampio specchio: non si sa chi siano i visitatori tipici della “domenica al museo”, non si conoscono le loro motivazioni, non si sa se e a quali altre attività culturali partecipino e nemmeno se la loro esperienza è stata gradevole.
Sembra quasi che ci sia una tendenza a puntare più sulla quantità (di visitatori) che non sulla qualità (della visita).

Dimostrazione della quantità di persone all'interno della Reggia di Caserta durante un'apertura gratuita domenicale.
Foto di una domenica gratuita alla Reggia di Caserta, scattata da Pasquale Liccardo e pubblicata da Tomaso Montanari nel blog Articolo 9.

Una possibile soluzione alla totale gratuità

Come in tutte le cose, è necessario giungere ad una via di mezzo, che tenga conto delle idee e delle necessità di entrambe le parti.

Sarebbe importante che la gratuità non venisse del tutto abolita, ma sarebbe altrettanto giusto che venisse compensata con iniziative che puntino sulla frequentazione abituale, magari abbassando il costo generale dei biglietti (secondo l’Istat, il 9,4% delle persone crede che il tariffario sia troppo caro), oppure pensando a iniziative per spronare quel 41,8% di italiani che non si recano al museo in quanto non interessati. Magari con proposte collaterali, un concerto, un’attività inconsueta (al Museo Civico di Belluno, per esempio, ha riscosso grande successo la presenza di una restauratrice e del suo team che, sotto gli occhi del pubblico, ha restaurato un’opera del museo stesso, mettendosi a disposizione per domande e curiosità), oppure puntare sulla tecnologia, in modo da attirare anche un target di pubblico più giovanile.

Il pubblico svolge sempre un ruolo centrale per un museo, ed è importante che sia guidato e spinto alla scoperta. E per sopravvivere un museo deve essere in grado di sfruttare e valorizzare il proprio patrimonio: un museo senza visitatori è destinato all’oblio.

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About Author

Caterina Costa

Bellunese a Bologna, con una passione per l’arte nata tra i banchi di scuola e proseguita tra quelli universitari. Nata nel 1996, frequento il corso magistrale di Arti Visive. Appena sbarcata su Sistema Critico, la scrittura è un’esperienza nuova che mi piacerebbe coltivare.

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